Ricomincia la guerra all’Iran: bombe USA su Hormuz, Teheran colpisce in Giordania
Per la prima volta dopo oltre un mese, gli Stati Uniti hanno lanciato un attacco
contro il territorio iraniano. A essere presa di mira è stata l’isola di Larak,
situata nello Stretto di Hormuz, dove gli USA sostengono di avere «intrapreso
azioni limitate e precise contro le forze di posa mine del Corpo delle Guardie
Rivoluzionarie Islamiche che rappresentavano una minaccia imminente nello
Stretto». L’Iran ha condannato l’azione degli USA, descrivendola come una
«chiara violazione» del diritto internazionale e, appellandosi al diritto
all’autodifesa, ha risposto attaccando le basi statunitensi in Giordania e negli
Emirati Arabi Uniti. «L’aggressione e il crimine non risolveranno la
disperazione del nemico nel tentativo di indebolire il controllo della
Repubblica Islamica sullo Stretto di Hormuz», scrive l’ufficio stampa dei
pasdaran, avvertendo gli USA che le forze iraniane risponderanno a ogni offesa
con attacchi ancora più duri.
L’attacco sull’isola di Larak è stato segnalato attorno alle 22 di ieri, 30
agosto. Larak è situata a est dell’isola di Qeshm e costituisce un punto di
snodo logistico per l’infrastruttura petrolifera iraniana. Ospita inoltre una
base militare che, secondo alcune fonti riprese dai media internazionali,
sarebbe stata presa di mira negli attacchi; di preciso, sarebbero stati colpiti
dei lanciatori. Gli USA hanno affermato che la propria aggressione avrebbe preso
di mira solo le «forze di posa mine» dei pasdaran, mentre l’Iran sostiene che,
in seguito all’attacco, sarebbero stati uccisi un numero imprecisato di soldati
e civili. Attorno a mezzanotte è arrivata la risposta iraniana: i pasdaran hanno
annunciato di avere colpito le infrastrutture tecniche e le aree di
stazionamento aereo nelle basi aeree statunitensi Al-Hussein e Al-Azraq, in
Giordania, utilizzando droni e missili balistici. Nel dettaglio, l’operazione
avrebbe visto l’impiego di missili a propellente liquido Qadr ed Emad e del
missile balistico a propellente solido Khaybar-Shaker.
All’alba è arrivato un secondo scambio di attacchi. Attorno alle 5.30, i
pasdaran hanno affermato di avere abbattuto un drone MQ-9 statunitense mentre
sorvolava lo Stretto di Hormuz. Mezz’ora dopo, l’esercito della Repubblica
Islamica ha scagliato un attacco con droni contro la base di Al-Minhad, negli
Emirati Arabi Uniti, dove si trovano elicotteri e truppe statunitensi. Un ultimo
incidente si è verificato verso le 6.20, quando i pasdaran hanno annunciato che
una «superpetroliera non autorizzata» avrebbe urtato due mine marine, prendendo
fuoco. Nel frattempo, Trump non ha cessato le minacce: nella notte, il
presidente degli Stati Uniti ha pubblicato un video generato con l’intelligenza
artificiale sul proprio canale Truth, piattaforma social creata da Trump stesso,
nel quale mostra l’isola di Kharg venire «fatta saltare in aria e ridotta in
frantumi».
Per ora la situazione sembra momentaneamente tranquilla, ma rimane instabile. Il
presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha ribadito che l’Iran non cerca la
guerra, ma che «di fronte all’aggressione, non resteremo mai passivi e
risponderemo con fermezza». Pezeshkian ha rilasciato tale dichiarazione mentre
si trovava in viaggio verso il Kirghizistan per partecipare al 26° vertice
dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai. Agli incontri dovrebbe
partecipare, tra gli altri, anche Putin, con cui Pezeshkian dovrebbe tenere un
colloquio bilaterale; presenti anche Erdogan e Xi Jinping, oltre al capo di
Stato pakistano, il cui Paese ricopre in questo momento un ruolo delicato come
mediatore tra USA e Iran.
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