«Saccheggio» da 7 miliardi: la Procura di Milano indaga sull’ex Ilva
La Procura di Milano ha aperto una nuova inchiesta per bancarotta fraudolenta
sulla gestione dell’ex Ilva di Taranto, iscrivendo nel registro degli indagati
Lucia Morselli, che ha rivestito il ruolo di presidente e amministratrice
delegata di Acciaierie d’Italia tra il 2019 e il 2024. L’indagine, condotta dal
procuratore aggiunto Roberto Pellicano e dal pm Luigi Luzi, prende le mosse da
una richiesta di risarcimento danni per 7 miliardi di euro avanzata dai
commissari straordinari della società nei confronti di ArcelorMittal,
multinazionale franco-indiana dell’acciaio che controllava il 62% di ADI.
Nell’atto di citazione, presentato lo scorso gennaio, i legali dei commissari
hanno parlato di un vero e proprio «saccheggiamento dell’impresa» e di una
«strategia predatoria» messa in atto dalla multinazionale per estrarre valore
dallo stabilimento siderurgico, conducendolo progressivamente all’insolvenza.
Secondo quanto è stato ricostruito dai commissari, le condotte contestate si
sarebbero tradotte in «un’azione di governo societario sistematicamente e
dolosamente preordinata al perseguimento di interessi estranei a quello della
società». L’accusa è che ArcelorMittal, che vinse la gara per l’assegnazione
dell’ex Ilva nel 2017, si sia resa protagonista di «un’unica e complessiva
strategia, attuata con il necessario concorso» del colosso siderurgico,
«preordinata a favorire l’improprio e sistematico trasferimento di valore»
dall’ex Ilva alla multinazionale. In sostanza, attraverso contratti infragruppo,
sarebbero state esternalizzate a società del gruppo ArcelorMittal tutte le
attività a maggior valore aggiunto – come l’approvvigionamento delle materie
prime e la distribuzione commerciale – relegando l’Ilva a un mero «centro di
produzione». Tra le attività contestate figurano la vendita di prodotti «a parti
correlate a prezzi e condizioni sistematicamente deteriori rispetto a quelli di
mercato» e «il pagamento di fee e commissioni a beneficio di controparti» del
gruppo ArcelorMittal «prive di effettiva giustificazione causale». A gennaio,
ArcelorMittal aveva reagito con un duro comunicato in cui rendeva noto di
respingere «categoricamente tutte le accuse contenute nella denuncia» e non
ravvisare «alcun fondamento fattuale o giuridico per tale affermazione»,
dicendosi pronta a difendere fermamente la propria posizione «dinanzi a tutte le
sedi competenti».
La difesa ha integralmente respinto tale impostazione. «Siamo intenzionati a
tenere un’interlocuzione attiva con la Procura per una ricostruzione corretta,
convinti che emergerà la sua completa innocenza. Era al servizio dell’azienda e
ha lavorato per il suo bene», hanno dichiarato Giuseppe Iannaccone e Daniele
Ripamonti, legali di Lucia Morselli. Non è la prima volta che quest’ultima
finisce nel mirino dei pm: era già stata indagata per lo stesso reato dalla
procura di Milano, che aveva poi archiviato il caso. Ora è sotto inchiesta anche
a Taranto con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata
all’inquinamento, disastro ambientale e truffa ai danni dello Stato. Nel
frattempo, nel luglio dello scorso anno ArcelorMittal ha promosso a Washington
un arbitrato internazionale contro l’Italia, sostenendo l’illegittimità del
commissariamento e del sequestro degli impianti.
Il nuovo fronte giudiziario si apre mentre l’esecutivo sta nuovamente tentando
di cedere il complesso siderurgico. Tra i soggetti indicati come interessati
figurano Jindal Steel, il fondo statunitense Flacks e una cordata italiana
guidata da Federacciai, mentre non risulta formalizzata una proposta del gruppo
ceco Ce Industries. Il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin ha
riconosciuto come al momento ci sia «solo Jindal», precisando che le altre
offerte sono ancora in preparazione o in attesa di formalizzazione.
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