BRESCIA: AUDIO DEL DIBATTITO SU PACCHETTO SICUREZZA DI GIOVEDI 19 FEBBRAIO AL MAGAZZINO 47Giovedì 19 febbraio presso il C.S.A. Magazzino 47 di Brescia si è tenuto
l’incontro pubblico sul nuovo pacchetto (in)sicurezza con gli avvocati di
movimento Sergio Pezzucchi e Manlio Vicini. Obiettivo del governo Meloni da un
lato punire con violenza chi manifesta, chi sciopera, chi non si disciplina.
Dall’altro alimentare le paure, gridare al nemico, criminalizzare i migranti.
“Conosciamo nel merito il nuovo pacchetto di misure repressive insieme agli
avvocati del movimento bresciano e costruiamo collettivamente un futuro, invece
che distruggerlo. La lotta è adesso” scrivono dal Magazzino 47.
Di seguito gli audio dell’incontro:
Introduzione di Gabriele Bernardi del Magazzino 47 Ascolta o scarica
L’intervento di Sergio Pezzucchi sul decreto sicurezza Ascolta o scarica
L’intervento di Manlio Vicini su decreto sicurezza Ascolta o scarica
Sergio Pezzucchi su DL Migranti Ascolta o scarica
Manlio Vicini su DL Migranti Ascolta o scarica
Domande dal pubblico Ascolta o scarica
DECRETO LEGGE IN BREVE:
FERMO PREVENTIVO: come prima del 1945, la polizia può decidere di «accompagnare
nei propri uffici» persone per le quali «sussista il fondato motivo di ritenere
che pongano in essere condotte di concreto pericolo per il pacifico svolgimento»
di una manifestazione. Per procedere al fermo preventivo basta avere «elementi
di fatto», cioè sospetti. Il trattenimento può durare «per non oltre 12 ore». Il
fermo va convalidato da un magistrato, ma solo dopo che è iniziato.
SCUDO PENALE per gli agenti (ma può riguardare pure chi non indossa una divisa).
È un allargamento delle maglie della legittima difesa, che diventa tale ogni
qualvolta sia rilevabile un generico “stato di necessità”. Il magistrato
«procede all’annotazione preliminare, in separato modello, del nome della
persona cui è attribuito il fatto, disciplinando l’attività di indagine».
DISEGNO DI LEGGE IN BREVE:
BLOCCO NAVALE: è una novità assoluta. L’attraversamento del limite delle acque
territoriali può essere temporaneamente interdetto con delibera del Consiglio
dei ministri, su proposta del ministro dell’Interno». Questo può avvenire in
quattro casi: rischio terrorismo, pressione migratoria eccezionale, emergenze
sanitarie, eventi internazionali che richiedano misure di sicurezza. Insomma,
circostanze vaghe ed estese, che lasciano all’esecutivo ampi margini di
arbitrio. Il blocco è decretato per 30 giorni, rinnovabili sei volte. E nulla
esclude, visto che il testo non lo dice, che poi possa essere disposto ancora, a
catena, cambiando le motivazioni. Come questo possa essere compatibile con il
divieto di respingimento collettivo stabilito dal diritto internazionale non è
chiaro. Di certo non basta a chiarirlo il fatto che l’interdizione è legata alla
possibilità di trasportare i migranti «in Paesi terzi diversi da quello di
appartenenza o provenienza» con i quali l’Italia ha accordi che ne prevedono
assistenza, accoglienza o trattenimento. C’è da scommettere che si apriranno
contenziosi giuridici a diversi livelli. Probabile che il governo ci conti per
alimentare la retorica dei nemici interni che ostacolano la difesa dei confini.
Per le navi che dovessero disobbedire scatterà prima una multa tra 10mila e
50mila euro e poi direttamente la confisca del mezzo.
ALTRE MISURE CONTRO I MIGRANTI: semplificazione delle procedure di diniego ed
espulsione per i richiedenti asilo, allargamento della lista dei paesi
considerati sicuri (anche Tunisia ed Egitto), stretta sulla protezione
complementare (al fine di abbattere il numero di permessi di soggiorno
rilasciati a migranti che dimostrano un inserimento socio-lavorativo) e sui
ricongiungimenti familiari (più stringenti i requisiti reddituali e
alloggiativi, esclusione di figli maggiorenni e genitori, anche se a carico). I
ragazzi stranieri dovranno lasciare il centro di accoglienza al massimo entro i
19 anni, mentre prima potevano restare fino ai 21 se il tribunale dei minori lo
riteneva utile a proteggerli e favorirne il percorso di crescita. Viene
introdotta, per la prima volta, anche una disciplina dei modi della detenzione
nei Cpr: tra le misure previste il divieto dei telefoni cellulari e delle visite
non programmate di parlamentari. Il ddl introduce poi una serie di reati per cui
i giudici hanno l’obbligo di espellere i migranti: tra questi anche la violenza,
minaccia e resistenza a pubblico ufficiale aggravata, reato spesso contestato in
occasione delle manifestazioni di piazza.
Al ternine dell’incontro è stata proposta una nuova assemblea per giovedì 12
marzo alle 20 a Magazzino 47 che coinvolga tutte le realtà interessate a
convergere in una grande iniziativa pubblica comune di piazza, da discutere,
definire, rendere operativa proprio in quella prossima assemblea e da svolgere
all’inizio di aprile.