DDL antisemitismo, oltre 200 partecipanti all’assemblea con giuristi, parlamentari, attivisti e associazioni. Mobilitazione nazionale a settembre
Costruire una vasta rete tra società civile, mondo dell’informazione,
università, scuola e associazioni per contrastare il DDL antisemitismo,
promuovere una campagna nazionale di sensibilizzazione e preparare iniziative
pubbliche già a partire da settembre. Sono queste le principali indicazioni
emerse dall’assemblea online dello scorso 30 luglio, che ha riunito oltre 200
partecipanti tra parlamentari, giuristi, giornalisti, con rappresentanti di Rete
#NOBAVAGLIO, BDS, GIURISTI DEMOCRATICI, AMNESTY INTERNATIONAL Italia, Un ponte
per, Anbamed, Rete dei Presidii per Gaza, Transform Italia e numerose realtà
impegnate nella solidarietà con la Palestina e nella difesa delle libertà
civili.
A moderare l’incontro è stato Olivier Turquet, coordinatore dell’edizione
italiana dell’agenzia stampa internazionale Pressenza, che ha coordinato il
confronto tra i relatori e sottolineato la necessità di costruire una risposta
ampia e unitaria a quello che molti partecipanti hanno definito un possibile
restringimento degli spazi di dissenso e di libera espressione.
L’assemblea è stata aperta da Marino Bisso, che ha ringraziato le organizzazioni
promotrici e i numerosi partecipanti collegati da tutta Italia. A delineare il
quadro politico e culturale dell’iniziativa è stato poi Luciano Cerasa, che ha
ricordato le origini della Rete No Bavaglio, nata nel 2015 su impulso di Stefano
Rodotà e ha richiamato l’articolo 3 della Costituzione come riferimento centrale
del dibattito. Secondo Cerasa, il contrasto all’antisemitismo deve procedere
insieme alla tutela delle libertà democratiche e non può trasformarsi in una
limitazione del diritto di critica o della libertà di informazione.
L’analisi condivisa da gran parte dei relatori è che il disegno di legge
rappresenti un passaggio significativo nel rapporto tra libertà di espressione e
contrasto alle discriminazioni. Al centro delle preoccupazioni vi è
l’inserimento della definizione di antisemitismo elaborata dall’International
Holocaust Remembrance Alliance (IHRA), che secondo molti degli intervenuti
rischierebbe di sovrapporre la lotta all’antisemitismo alla critica politica
delle scelte del governo israeliano.
Il deputato del Movimento 5 Stelle Alfonso Colucci ha illustrato lo stato
dell’iter parlamentare e gli emendamenti presentati dalle opposizioni,
ricordando la proposta di sostituire la definizione IHRA con la Dichiarazione di
Gerusalemme sull’antisemitismo, ritenuta maggiormente in grado di distinguere
tra antisemitismo e critica politica legittima.
Sulla stessa linea è intervenuta Laura Boldrini, che ha espresso forte
contrarietà all’inserimento della definizione IHRA in una legge dello Stato e ha
invitato la società civile a esercitare una costante pressione sul Parlamento
affinché il provvedimento venga modificato o respinto.
Tra gli interventi più approfonditi sul piano giuridico, quello
dell’avvocato Ugo Giannangeli, che ha definito il nuovo impianto normativo un
passaggio “dalla repressione alla propaganda”. Secondo Giannangeli,
l’eliminazione delle disposizioni più apertamente restrittive presenti nelle
precedenti versioni del testo non avrebbe cancellato le criticità di fondo. Il
giurista ha inoltre espresso preoccupazione per l’istituzione di organismi di
monitoraggio all’interno di università e pubbliche amministrazioni e ha
richiamato le circolari del ministro Valditara, considerate da lui parte di un
più ampio processo di contenimento del dissenso.
Analoga preoccupazione è stata espressa da Giordana De Vito Devendictis, che ha
salutato positivamente la cancellazione delle norme più controverse ma ha
sostenuto che il mantenimento della definizione IHRA rischierebbe di produrre
una dilatazione artificiale del concetto di antisemitismo fino a comprendere la
critica allo Stato di Israele.
Il costituzionalista Antonello Ciervo ha evidenziato il rischio di un “chilling
effect”, cioè di un effetto intimidatorio capace di scoraggiare giornalisti,
attivisti, ricercatori e intellettuali dall’esprimere posizioni pubbliche per
timore di conseguenze giudiziarie o amministrative. Ciervo ha inoltre criticato
la previsione di meccanismi di monitoraggio nelle università e nelle scuole e ha
avanzato la proposta di una campagna di disobbedienza civile non violenta.
Sul fronte dei diritti umani, Ilaria Masinara di Amnesty International Italia ha
richiamato esperienze registrate in altri Paesi europei, sostenendo che
l’utilizzo della definizione IHRA abbia prodotto limitazioni alle campagne di
solidarietà con la Palestina e difficoltà per organizzazioni come Amnesty
International e Human Rights Watch. Per Masinara la risposta deve essere una
convergenza ampia tra mondo accademico, informazione e società civile.
Molto critico anche l’intervento di Livia Colvin di BDS Italia, che ha definito
contraddittorio trasformare in norma una definizione nata come strumento non
vincolante. Colvin ha ricordato le sentenze della Corte europea dei diritti
dell’uomo che tutelano il boicottaggio come forma di libertà di espressione e ha
espresso preoccupazione per possibili limitazioni ai boicottaggi accademici,
sportivi e culturali.
Particolare attenzione è stata dedicata alla scuola. Roberta Parravano ha
denunciato il rischio di autocensura tra insegnanti e studenti, mentre Terry
Silvestrini, intervenendo a nome della rete “La scuola per la pace” e
dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e dell’università, ha
analizzato la struttura del provvedimento, criticando il ruolo attribuito alla
task force nazionale prevista dal testo e i possibili effetti sul pluralismo
educativo.
Nel corso del dibattito sono intervenuti anche Stefano Galieni, che ha proposto
di rafforzare i rapporti con le reti della sinistra europea; Ada Montellanico,
che ha sottolineato il ruolo della cultura e degli artisti nella
mobilitazione; Luca Gabrielli, che ha invitato a coinvolgere anche
organizzazioni ebraiche critiche verso il sionismo; Farid Adly, che ha esortato
a non arretrare sul terreno dell’informazione e della solidarietà con la
Palestina; Khader Tamimi, che ha richiamato l’attenzione sulle condizioni dei
palestinesi evacuati in Italia; Lorenzo Rocca, che ha sollevato dubbi di
costituzionalità sul testo; Patrizio e Marco, che hanno raccontato le proprie
esperienze giudiziarie durante manifestazioni pro Palestina; Maria Luisa, che ha
illustrato iniziative analoghe sviluppate in Francia e Belgio e Raffaella
Polverino, che ha lanciato un appello all’unità delle diverse realtà impegnate
sul tema.
Dall’assemblea è emersa la volontà di costruire una mobilitazione articolata che
comprende campagne di sensibilizzazione, iniziative territoriali, interlocuzioni
con il Parlamento europeo, il coinvolgimento della diaspora palestinese e il
rafforzamento delle reti tra associazioni, scuole, università e mezzi di
informazione. Tra le proposte discusse anche possibili forme di disobbedienza
civile non violenta e una mobilitazione nazionale da organizzare nelle prossime
settimane.
In chiusura Olivier Turquet ha raccolto proposte emerse durante oltre tre ore di
confronto, ribadendo la necessità di trasformare il dibattito in un percorso
permanente di coordinamento. Per i partecipanti, la difesa della libertà di
espressione, del diritto all’informazione e del dissenso democratico rappresenta
oggi una questione che riguarda l’intera società civile e non soltanto i
movimenti impegnati sulla questione palestinese.
Rete #NOBAVAGLIO