Gaza è fatta a pezzi ma è sparita dai media
di Padre Gabriel Romanelli,
Vatican News, 24 agosto 2026.
La testimonianza di padre Gabriel Romanelli, parroco della chiesa della Sacra
Famiglia a Gaza City, al Meeting di Rimini. All’incontro, intitolato “Amare la
Terra Santa” ha preso parte anche padre Francesco Ielpo, Custode di Terra Santa.
“Gaza è tritata. La catastrofe non è sparita per niente. Qui è una lotta
quotidiana”, afferma Romanelli nel suo intervento.
”La realtà di questo pezzo di Terra Santa della Striscia di Gaza è terribile.
Nemmeno si può dire che sia una post-catastrofe, perché la catastrofe è sparita
dai media ma qui non è sparita per niente”. Padre Gabriel Romanelli, parroco di
Gaza City, racconta la situazione in video collegamento col Meeting di Rimini.
Gli aiuti non arrivano e l’emergenza peggiora
“La situazione – spiega – continua ad essere drammatica. I bombardamenti non
sono più a tappeto come prima, ma ci sono bombardamenti anche in centro città. E
la maggior parte dei cittadini, tutti, 2 milioni e 300mila persone, hanno
bisogno assolutamente di tutto. Gaza è tritata. È come uno tsunami che distrugge
tutto e poi nessuno va in aiuto delle popolazioni colpite. A Gaza l’aiuto non è
arrivato e l’emergenza continua ad essere ogni giorno peggiore. Se tu sei in
emergenza, hai bisogno di una risposta immediata. Ogni giorno che si ritarda
quella risposta l’emergenza diventa peggiore. È quello che noi sperimentiamo”.
La lotta quotidiana per l’acqua potabile
“La maggior parte della popolazione – continua padre Gabriel – vive nelle tende
o per strada. Il terreno è sabbioso e mescolato con acqua delle fogne. La
maggior parte delle persone non ha nemmeno una piccola fonte di energia. E poi
bisogna lottare per l’acqua, è una lotta quotidiana. Noi continuiamo a cercare
di fare il nostro meglio. Distribuiamo l’acqua potabile a più di 400 famiglie.
La nostra chiesa è costruita su una sorgente e una cisterna d’acqua, la pompiamo
a prezzo d’oro, perché ogni litro di diesel per il generatore costa 10 euro. E
non è per il problema dello stretto di Hormuz, è il problema della guerra”.
L’ultima parola non è la croce
Padre Gabriel racconta che nonostante tutto fanno anche giochi con l’acqua non
potabile “e tutti ridono, pure i grandi, pure io e le suore ne approfittiamo per
fare una doccia. Sembra una cosa da pazzi, ma la tristezza si vince con la gioia
e la gioia del Vangelo ce la dà Gesù. L’ultima parola non è la Croce. La Croce è
una parola necessaria ma la parola definitiva è la Risurrezione. E noi dobbiamo
sperimentare questo mistero pasquale nella vita quotidiana”.
Restiamo qui, non abbandoniamo la nostra gente
Quanto alla decisione di restare a Gaza, nonostante la guerra, il parroco ha
detto: “Rimanere era la risposta naturale, spiritualmente e umanamente. Non è
una sfida politica. Il pastore deve restare con il suo gregge. Così io da
parroco, da sacerdote e da missionario, e così gli altri sacerdoti e le altre
religiose, abbiamo visto che la risposta era di restare vicini alle persone, non
potevamo abbandonare le persone con disabilità, i bambini, le famiglie e tanti
che continuano a dipendere dalla nostra presenza. E poi noi siamo qui per Gesù
Cristo, per preservare la presenza eucaristica, Gesù Cristo fisicamente presente
nell’Eucaristia e spiritualmente presente in ogni fedele. Inghiottire le lacrime
è un ufficio di chi ama, è così la vita in questa valle di lacrime”.
Basta guerra! La pace è possibile
Padre Gabriel ha parole di speranza, nonostante tutto. Dinanzi alle
polarizzazioni crescenti e alla spirale, non solo di fatti, ma anche di parole e
principi violenti in tutta la regione, sottolinea che “la presenza cristiana,
che è presenza di Cristo, deve essere diversa. Noi siamo convinti che la pace è
possibile e che la giusta pace è necessaria. Quindi una delle maniere per
aiutare la comunità palestinese e quella israeliana è seminare la pace, parlare
della giustizia e convincere il mondo che “Basta! Basta!”, perché è terribile
vedere le vittime innocenti da una parte e dall’altra. E tutto questo nella
Terra Santa, dove è vissuto Dio incarnato”.
https://www.vaticannews.va/it/chiesa/news/2026-08/gaza-romanelli-riaccendere-i-riflettori-sulla-catastrofe.html