Il rischio della disinformazione sull’esito delle elezioni in Brasile
In vista delle elezioni presidenziali in Brasile, Amnesty International ha
sottoposto a Facebook alcune inserzioni per verificare l’efficacia del sistema
di moderazione di Meta. Più della metà delle inserzioni contenenti
disinformazione sulle elezioni è stata approvata. Le altre sono state segnalate,
ma non respinte esplicitamente pur se contenenti disinformazione sulle elezioni
Amnesty International ha lanciato l’allarme sul rischio che, in vista delle
elezioni presidenziali in Brasile del 4 ottobre, Meta potrebbe non contrastare
in modo efficace la disinformazione sulle elezioni diffusa attraverso il sistema
pubblicitario di Facebook.
Da anni in Brasile i social media vengono utilizzati per diffondere
disinformazione.
Per verificare in che modo Facebook tratti la disinformazione sulle elezioni
nelle inserzioni pubblicitarie, Amnesty International ha condotto un
esperimento, sottoponendo alla piattaforma 15 inserzioni create appositamente e
contenenti disinformazione elettorale.
I contenuti andavano da accuse di brogli a messaggi che sostenevano la necessità
di una presa del potere da parte dei militari.
L’esperimento ha dimostrato che otto delle inserzioni presentate sono state
approvate, mentre per le altre sette è stata richiesta la verifica dell’identità
perché sembravano riguardare temi sociali, elezioni o politica.
Non sono state dunque respinte specificamente perché contenevano disinformazione
sulle elezioni. Amnesty International ha fatto in modo che questi annunci di
prova non venissero pubblicati, nonostante Facebook non li avesse bloccati.
“È fortemente allarmante che il sistema di moderazione di Meta non sia riuscito
a intercettare più della metà delle inserzioni contenenti disinformazione sulle
elezioni presentate da Amnesty International. Questo dimostra che Meta non sta
facendo abbastanza per impedire che la sua piattaforma diventi un veicolo di
disinformazione, continuando al tempo stesso a trarre profitto dai contenuti e
dai sistemi pubblicitari che ne consentono la diffusione”, ha dichiarato Jurema
Werneck, direttrice di Amnesty International Brasile.
L’esperimento
Amnesty International ha sottoposto a Facebook 15 inserzioni in portoghese
brasiliano, destinate esclusivamente alla popolazione in età di voto in Brasile,
per valutare come i sistemi di moderazione delle inserzioni della piattaforma
trattassero i contenuti relativi alle elezioni in vista del voto del 4 ottobre
2026.
Per fare in modo che le inserzioni rispecchiassero narrazioni elettorali
effettivamente circolanti in Brasile, tra gennaio e maggio 2026 Amnesty
International ha analizzato le conversazioni online e gli orientamenti espressi
pubblicamente sui social media, oltre ai contenuti in lingua portoghese
pubblicati sulle piattaforme Facebook e X.
Quattordici inserzioni contenevano disinformazione, una era neutra.
In questa analisi viene utilizzato il termine “disinformazione” secondo la
terminologia usata da Amnesty International; nella costruzione e nell’analisi
delle inserzioni dell’esperimento, tuttavia, è stata applicata la definizione di
“misinformation” adottata da Meta. Come indicato nelle sue politiche e nei suoi
Standard della community, questa definizione comprende informazioni false o
inesatte, inclusi i contenuti che possono verosimilmente interferire con il
funzionamento dei processi politici.
Le 14 inserzioni contenenti “disinformazione” erano state pensate per riprodurre
tre strategie spesso utilizzate da esponenti politici e candidati per sostenere
pratiche autoritarie: la “delegittimazione elettorale”, cioè contenuti volti a
minare la fiducia nelle elezioni, nei sistemi di voto o nei risultati
elettorali; la “costruzione del nemico”, che presenta gli avversari politici e i
tribunali come minacce per la nazione o come soggetti privi di legittimità; e
l’“autoritarismo incentrato sulla sicurezza”, che presenta l’uso della forza,
l’intervento militare o il governo di un uomo forte come risposte necessarie
alla criminalità o al disordine politico.
Alcune inserzioni erano riconducibili a una sola di queste categorie, mentre
altre combinavano narrazioni appartenenti a più categorie. Tutte le inserzioni,
tranne quella neutra, erano in violazione della politica di Meta sulle
informazioni false, in particolare la sezione relativa alle interferenze con il
voto o con i censimenti. L’inserzione neutra era stata inclusa per verificare
l’obbligo imposto da Meta di confermare l’identità per tutti i contenuti
relativi alle elezioni.
Sette delle inserzioni elaborate da Amnesty International si basavano su
affermazioni intenzionalmente fuorvianti riguardanti candidati e istituzioni
elettorali, tra cui accuse secondo cui alcuni candidati stavano manipolando le
elezioni e contenuti che mettevano in dubbio l’integrità del sistema di voto.
Le altre sette contenevano informazioni false che avrebbero potuto interferire
con la possibilità delle persone di votare, per esempio fornendo indicazioni
errate su quando o come votare oppure su quali candidati partecipassero alle
elezioni.
L’account Facebook utilizzato per sottoporre le inserzioni non aveva completato
la procedura di Meta “Conferma la tua identità”. Nell’ambito della ricerca si è
scelto di non completare la verifica dell’identità, così da mantenere un account
di prova neutro ed evitare che la cronologia o le attività precedenti
dell’account potessero influenzare l’esito della moderazione delle inserzioni.
Per ridurre il rischio che la cronologia d’uso degli account incidesse sui
risultati, sono stati utilizzati account creati appositamente per la ricerca
anziché account personali.
Le persone che hanno condotto la ricerca non si trovavano fisicamente in Brasile
e non hanno utilizzato una VPN per far apparire che le inserzioni fossero state
inviate dal Brasile. Le inserzioni sono state sottoposte da Londra.
Tutte le inserzioni erano programmate per essere pubblicate in una data
successiva. In questo modo Amnesty International ha potuto verificare i processi
di revisione delle inserzioni delle piattaforme, assicurandosi al tempo stesso
che quelle eventualmente approvate potessero essere annullate prima della
pubblicazione. Ciò ha impedito che venissero effettivamente diffuse e ha evitato
potenziali conseguenze negative sui diritti umani o altri rischi di natura
etica.
Il 21 luglio 2026 Amnesty International ha scritto a Meta chiedendo una risposta
alle accuse secondo cui i sistemi di moderazione pubblicitaria di Facebook non
sarebbero riusciti a individuare la disinformazione sulle elezioni e sollevando
preoccupazioni sull’adeguatezza dei sistemi adottati dall’azienda per
individuare, valutare e mitigare i relativi rischi per i diritti umani.
Al momento della pubblicazione di questo comunicato, Meta non ha ancora
risposto.
Risultati
Facebook ha approvato otto inserzioni contenenti disinformazione e nessuna delle
sette respinte è stata rifiutata esplicitamente perché conteneva
disinformazione.
Delle otto inserzioni contenenti disinformazione approvate per la pubblicazione,
quattro rientravano esclusivamente nella categoria della “delegittimazione
elettorale” e due esclusivamente in quella dell’“autoritarismo incentrato sulla
sicurezza”, comprendendo anche contenuti di disinformazione che sostenevano un
intervento militare o invitavano a non partecipare alle elezioni. Le altre due
combinavano elementi riconducibili a tutte e tre le categorie.
Le sette inserzioni respinte, tra cui quella neutra, sono state rifiutate perché
considerate “inserzioni su temi sociali, elezioni o politica”. In questi casi,
Gestione inserzioni di Facebook indicava che, poiché le inserzioni sembravano
riguardare un tema sociale, elezioni o politica, l’account avrebbe dovuto
completare la verifica dell’identità prima che potessero essere pubblicate. È
importante sottolineare che questi avvisi non comunicavano che le inserzioni
erano state respinte a causa del loro contenuto. Di conseguenza, non hanno
permesso di capire come sarebbero state valutate se l’account avesse completato
la verifica.
Amnesty International ha inoltre individuato alcune carenze nelle misure di
tutela applicate al momento della presentazione di inserzioni relative alle
elezioni.
È stato possibile sottoporre le inserzioni senza dichiarare che rientravano
nelle “Categorie speciali di inserzioni” di Facebook, come previsto sia
dalla legislazione elettorale brasiliana sia dalle politiche di Meta sulle
inserzioni relative alle elezioni. Poiché l’account non aveva completato la
verifica dell’identità, è stato inoltre possibile presentare le inserzioni senza
l’indicazione “Pagato da”, che Meta richiede per i contenuti relativi alle
elezioni.
Si tratta di inserzioni che Facebook non avrebbe dovuto consentire di sottoporre
senza una preventiva verifica dell’identità.
Il fatto che le inserzioni potessero essere sottoposte da fuori del Brasile fa
temere che controlli inadeguati sulla verifica e sulla trasparenza possano
creare vulnerabilità sfruttabili da soggetti interni o stranieri intenzionati a
influenzare i processi elettorali.
La mancata applicazione degli obblighi di trasparenza previsti dalla legge
elettorale e la possibilità di presentare le inserzioni da fuori del Brasile
sollevano gravi preoccupazioni sul rischio che campagne di disinformazione,
condotte sia da soggetti interni sia stranieri, possano interferire con i
processi elettorali.
Pongono inoltre interrogativi più ampi sull’adeguatezza dei sistemi di
moderazione di Meta nell’individuare questi rischi.
Il sistema di controllo di Meta utilizza tecnologie di intelligenza artificiale
per individuare in modo proattivo nelle inserzioni contenuti potenzialmente
contrari alle proprie politiche. I contenuti vengono poi valutati
automaticamente oppure da persone addette alla revisione e, quando viene
accertata una violazione, Meta applica le misure previste dai propri Standard
della comunità, tra cui la rimozione, la limitazione o il rifiuto delle
inserzioni.
«L’indagine indica che i sistemi di moderazione di Facebook potrebbero non
riuscire a individuare in modo affidabile i contenuti di disinformazione sulle
elezioni. Sebbene Facebook abbia respinto sette delle 15 inserzioni, queste sono
state segnalate in base alla politica sui temi sociali, le elezioni o la
politica e non specificamente perché contenevano disinformazione elettorale. Ciò
solleva gravi dubbi sul fatto che le misure di tutela adottate da Facebook in
materia elettorale vengano applicate in modo coerente», ha dichiarato Ummar
Bashir, ricercatore e consulente di Amnesty International su intelligenza
artificiale e diritti umani.
Amnesty International ha rilevato che i sistemi di moderazione di Facebook
sembravano più efficaci nel riconoscere le inserzioni che descrivevano gli
avversari politici come “criminali”, “traditori” o “soggetti privi di
legittimità”.
Per esempio, una delle inserzioni sottoposte al test affermava: “Lula [il
presidente del Brasile] ruberà le elezioni”.
Cinque delle sette inserzioni contenenti messaggi di questo tipo sono state
respinte.
Al contrario, tre delle quattro inserzioni che utilizzavano una retorica
militare contraria allo stato di diritto e chiedevano che le forze armate
prendessero il potere hanno superato i sistemi di moderazione di Facebook. Una
di queste affermava: “Abbiamo bisogno di una rivoluzione militare, non votate
alle elezioni e, se voterà meno del 50 per cento delle persone, i militari
riprenderanno il potere!”.
«Anziché tutelare la partecipazione elettorale, l’accesso a informazioni
accurate e i diritti umani, questi sistemi rischiano di approvare contenuti
dannosi», ha aggiunto Ummar Bashir.
Imprese e standard sui diritti umani
Secondo gli standard internazionali, le imprese hanno la responsabilità di
rispettare i diritti umani e di evitare di causare, contribuire a causare o
essere direttamente collegate a conseguenze negative per i diritti umani. Ciò
comprende l’adozione di misure proattive per individuare, prevenire e mitigare
tali conseguenze.
Per piattaforme come Meta, questa responsabilità comprende anche l’obbligo di
garantire che le pratiche di moderazione non consentano la diffusione di
contenuti falsi o inesatti che possano incidere sul diritto delle persone
all’informazione e alla partecipazione alla vita pubblica. La responsabilità di
rispettare i diritti umani sussiste indipendentemente dalla regolamentazione
statale e richiede una valutazione continua dei rischi, trasparenza e misure
efficaci per mitigarli.
Il modello di business di Meta basato sulla sorveglianza si fonda sulla raccolta
e sull’analisi su larga scala dei dati delle persone che utilizzano le sue
piattaforme, allo scopo di mantenerne alto il coinvolgimento e consentire una
pubblicità altamente mirata. Le inserzioni vengono mostrate sulla base di una
complessa combinazione di caratteristiche del profilo, tra cui la posizione
geografica, i dati demografici, gli interessi e il comportamento online. La
possibilità offerta da Meta agli inserzionisti di utilizzare strumenti
sofisticati di previsione e microtargeting è un elemento centrale di questo
modello. Nel primo trimestre del 2026, il 98 per cento dei ricavi di Meta è
derivato dalla pubblicità.
In vista delle elezioni presidenziali in Brasile, Amnesty International chiede a
Meta di garantire risorse adeguate alla moderazione dei contenuti in portoghese
brasiliano, compresa l’approvazione delle inserzioni, e di rafforzare
immediatamente la propria capacità di individuare e affrontare i rischi legati
alle elezioni.
Meta dovrebbe inoltre condurre e pubblicare una nuova procedura di dovuta
diligenza sui diritti umani specifica per il Brasile, valutando in che modo i
propri sistemi, compresi quelli di moderazione dei contenuti e pubblicitari,
possano contribuire a creare rischi per la partecipazione e l’accesso alle
informazioni, e adottare misure efficaci e trasparenti per mitigarli.
«Con le elezioni ormai a poco più di cinque settimane di distanza, Meta ha
ancora tempo per intervenire con urgenza sui rischi legati ai suoi sistemi di
moderazione delle inserzioni e impedire che la propria piattaforma venga
utilizzata per diffondere disinformazione pericolosa. Consentire che contenuti
di questo tipo circolino senza controllo potrebbe indurre in errore le persone
che votano, erodere la fiducia nei processi elettorali e compromettere la
possibilità di esercitare liberamente e in modo consapevole il diritto di voto»,
ha dichiarato Jurema Werneck, direttrice esecutiva di Amnesty International
Brasile.
Ulteriori informazioni
Negli ultimi anni il Brasile ha adottato diverse misure per contrastare la
disinformazione sulle elezioni.
In occasione delle elezioni presidenziali del 2022, l’autorità elettorale
nazionale brasiliana, il Tribunale superiore elettorale, ha introdotto misure
più severe che imponevano alle piattaforme online di rimuovere rapidamente
informazioni false o deliberatamente decontestualizzate sui processi elettorali,
prevedendo multe e la possibile sospensione delle piattaforme in caso di mancato
rispetto degli obblighi.
Anche l’uso dell’intelligenza artificiale è stato sottoposto a restrizioni in
vista delle elezioni municipali del 2024, con l’obiettivo di prevenire la
disinformazione e la manipolazione delle elezioni.
Nello stesso anno, la Corte suprema brasiliana ha inoltre disposto la
sospensione di X, precedentemente Twitter, dopo che l’azienda non aveva
rispettato alcuni provvedimenti giudiziari, tra cui quelli relativi ad account
accusati di diffondere disinformazione.
Nel marzo 2026 una nuova risoluzione ha definito in modo specifico quali
contenuti le piattaforme sono tenute a rimuovere, tra cui contenuti falsi o
decontestualizzati riguardanti il sistema di voto elettronico, il Tribunale
elettorale e altri processi elettorali. La risoluzione vieta inoltre l’uso
dell’intelligenza artificiale generativa per classificare, raccomandare,
suggerire o dare priorità a candidati, campagne elettorali o partiti politici.
Amnesty International