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Vogliono solo l’acqua sporca, e tenetevi il bambino
Al presidente dell’INPS basta aggiungere un “solo” per rendere fallace il suo ragionamento. Non starebbe lì se non fosse un cacciatore al soldo di operatori finanziari con pochi scrupoli. Ma cito il suo argomento con tutto il pelo che lo rende indigesto: “La sostenibilità non dipende solo dall’equilibrio tra anziani e giovani, ma dal numero di persone che lavoreranno con continuità e avranno carriere in ascesa, con retribuzioni in aumento capaci di garantire regolarità e solidità contributiva”. Come se dicessi “non serve solo fare una vita sana ma bisogna anche essere fortunati”. Nel nostro caso la fortuna è quella di augurare retribuzioni in aumento a fronte di una evidenza ultradecennale che mostra il contrario. Lavori continuativi in presenza di occupazioni sempre più a rischio di discontinuità. Regolarità e solidità contributiva in un mondo di precari con poca disponibilità di liquidità e tanto debito. Eppure rieccolo il tocco del cacciatore che dice “non solo… ma…” e con l’avversativa falsifica di fatto la banale evidenza: l’equilibrio tra generazioni non implica di per sé alcuna insostenibilità di sistema. Sostenere il contrario è intellettualmente scorretto e politicamente miope, o lungimirante se gli interessi non sono quelli collettivi. Basta per dimostrarlo pensare a quando abbiamo inaugurato e messo a regime quel modello di welfare previdenziale, senza alcun risparmio pregresso e quindi in condizioni di assoluta mancanza di equilibrio generazionale, semplicemente perché la generazione precedente non aveva versato nulla… eppure fino alla grande crisi del 1973 aveva funzionato ed è da quell’equilibrio che era stato prodotto che dovremmo ripartire per fissare parametri di “salute pubblica”. Invece abbiamo isolato alcuni fattori e li abbiamo sottratti dal contesto, abbiamo finto di non sapere che le casse dell’INPS finanziavano le grandi imprese, la cassa integrazione, i portafogli di titoli e azioni. Ed è con quella fallacia, con la credenza che ci sia un problema di squilibrio tra lavoratori e pensionati, che si è via via mascherata la vera questione: il contributivo, non su Marte ma qui e ora, in una cornice di stagnazione salariale e inflazione reale, non può rispondere a sostenibilità di bilancio e ad elementari principi di solidarietà. Per questo sembra, e lo è veramente, iniquo. È lui che è diventato l’acqua sporca. Piuttosto che riformarlo bisognerebbe azzerarlo e ripartire da qualcosa che, oltre a funzionare, abbia un senso. Lo scrivo perché non ne posso più di sentirmi dire (con una malcelata accusa rivolta alla mia condizione di pensionato) io la pensione nemmeno ce l’avrò! Come se fossi io la causa di ciò! Altro che una mancia o una micro tassa su fantomatici e extraprofitti. Bisognerebbe tornare a parlare di ridistribuzione di ricchezza collettiva in forme non solo monetarie. Altrimenti stiamo dissimulando quello che vedo ovunque e cioè nuovo debito per finanziare il ciclo di accumulazione. La ridistribuzione della ricchezza non sarebbe mai stata così attuale come lo è in presenza di una tale gigantesca accumulazione e iniqua distribuzione dei profitti. Eppure ha fatto la fine del bambino gettato via con l’acqua sporca. Paradossale e ironico che poi si cerchi di salvar proprio l’acqua sporca e non il bambino, a cui viene comminata la condanna di una terza gamba, un pilastro che qualcuno dovrebbe impalarsi nel posteriore, anticipando la propria povertà travestita da previdenza. Esagerazioni? Beh, questa sono le sue parole: “Il terzo, [pilastro] invece, è tutto da creare: dovrebbe essere ancora a capitalizzazione e centrato sul risparmio previdenziale fin dalla nascita». Ci spieghi meglio, gli chiede l’intervistatore. «Si potrebbe pensare a un libretto di risparmio al portatore, una sorta di salvadanaio previdenziale, inizialmente alimentato con un contributo dello Stato alla nascita, e poi da genitori e nonni, per far sì che quando la persona si affacci al mercato del lavoro abbia già un capitale che potrà continuare ad accrescere fino al momento della pensione. Esempi di terzo pilastro a capitalizzazione esistono in Svezia, Danimarca e Paesi Bassi». E magari questo altro salvadanaio lo affidiamo a Cassa Depositi e Prestiti che lo mette al sicuro in una joint venture con WeBuild e fondi di investimento americani. Michele Ambrogio
August 20, 2026
Pressenza