Perù. Pronabec: giovani si giocano tutto per le borse di studio per un futuro
La decisione che metterà alla prova se il merito o la povertà definiscono il
futuro di migliaia di giovani.
Il 18 agosto, decine di borsisti di PRONABEC hanno organizzato un presidio
davanti al Ministero dell’Istruzione, accompagnati dai loro genitori e da
lavoratori dell’edilizia civile, chiedendo che il ministro José Antonio Chang
Escobedo finalmente li ascolti e risponda alle loro proposte. Hanno trascorso la
notte in tende sapendo che questo esercizio del loro diritto è minacciato da una
recente direttiva del PRONABEC con sanzioni accademiche, ritardi negli studi o
persino l’espulsione dalle loro università. Lo fanno per difendere il diritto a
continuare a studiare e come cittadini. Questa situazione rivela fino a che
punto lo Stato abbia ignorato il contesto di migliaia di studenti in condizioni
di vulnerabilità.
Il Ministero dell’Istruzione cerca di modificare il quadro normativo che
disciplina il Programma Nazionale di Borse di Studio e Credito Educativo
(PRONABEC) dal 2020, contenuto nel Regolamento della Legge N° 29837, approvato
mediante il Decreto Supremo N° 018-2020-MINEDU. La proposta presentata mediante
la Risoluzione Ministeriale N° 365-2026-MINEDU introduce 27 modifiche contestate
dagli stessi borsisti.
La protesta si verifica poche ore dopo che l’Ordine degli Avvocati di Lima (CAL)
ha emesso una dichiarazione ufficiale respingendo il progetto normativo per
eliminare il finanziamento dei corsi ripetuti, inasprire le cause di perdita
della borsa di studio e minacciare la libertà di espressione degli studenti.
L’associazione ha inoltre chiesto, in una dichiarazione separata, indirizzata al
direttore esecutivo di PRONABEC Enrique Roberto Kocyen Chon Yamasato, di
garantire un processo di consultazione pubblica trasparente, partecipativo e
vincolante prima di approvare qualsiasi modifica.
Con il progetto di regolamento ancora privo di una risoluzione definitiva, la
pressione cittadina e giuridica, che ora include organizzazioni sociali come
l’Acuerdo Histórico Ciudadano (AHC), si concentra su un’unica richiesta: che il
Ministero dell’Istruzione risponda lasciando senza effetto tale progetto e
aprendo il Dialogo Equo proposto dai giovani, su cosa migliorare nella Legge del
PRONABEC.
LA DOMANDA A CUI IL MINISTERO PREFERISCE NON RISPONDERE
In questa congiuntura è difficile ignorare che in Perù si sta attraversando un
momento preoccupante in materia di politiche pubbliche. Mentre il mondo promuove
strategie per ampliare l’accesso all’istruzione superiore e ridurre i divari
sociali, qui si discutono modifiche che, secondo gli stessi borsisti, potrebbero
limitare le opportunità per coloro che ne hanno più bisogno. In questo senso,
l’istruzione non può diventare un privilegio riservato a chi nasce con maggiori
risorse economiche, poiché è un diritto per il quale si è lottato per anni e uno
strumento fondamentale di mobilità sociale.
Tuttavia, se in Perù 9 studenti su 10 concludono l’istruzione secondaria senza
raggiungere il livello atteso in Matematica o Lettura (secondo la Valutazione
Nazionale dei Risultati dell’Apprendimento 2025), e inoltre, più di 1,5 milioni
di giovani tra i 15 e i 24 anni vivono in condizioni di povertà (secondo
l’ENAHO), la vera domanda non è perché esista PRONABEC. La domanda è: perché si
intende indebolire uno dei pochi strumenti che permette di spezzare il circolo
della disuguaglianza?
SPESA O INVESTIMENTO? IL FONDAMENTO CHE SOSTIENE LE BORSE DI STUDIO
Si discute se le borse di studio siano una spesa o un investimento sociale,
quando in realtà questa discussione riguarda lo sviluppo dell’intero Paese.
Oggi, in larga misura, l’accesso all’istruzione superiore dipende dall’origine
socioeconomica e non dal merito, il che costituisce un’ingiustizia strutturale
che lo Stato ha l’obbligo di correggere mediante la sua funzione redistributiva,
tutelata dalla legge per evitare che i divari sociali continuino a crescere
(Stiglitz & Rosengard, 2016).
Il mercato può essere efficiente e allo stesso tempo escludere giovani di
talento solo per mancanza di risorse, mentre il sistema finanziario non offre
crediti accessibili per gli studi, poiché la conoscenza non può essere
utilizzata come garanzia di pagamento (Stiglitz & Rosengard, 2016). Per questo,
le borse di studio non beneficiano un gruppo particolare di cittadini, ma
correggono una disuguaglianza di origine che colpisce l’intera società impedendo
il pieno sfruttamento del talento umano (Arrow, 1992, come citato in Stiglitz &
Rosengard, 2016).
In questo senso, PRONABEC è nato come uno strumento precisamente per compiere
questa missione: ridurre il divario tra i giovani di talento che vivono in
povertà e coloro che dispongono di condizioni migliori per accedere e completare
gli studi superiori. La realtà dimostra che gli studenti provenienti
dall’istruzione pubblica affrontano svantaggi accumulati già prima di entrare in
un’università.
Alla povertà di origine si aggiungono minori risultati di apprendimento, minori
probabilità di accedere all’istruzione superiore, maggiori rischi di abbandono
e, infine, minori possibilità di mobilità sociale. Pertanto, PRONABEC non
rappresenta un beneficio assistenzialista, bensì un investimento pubblico volto
a sviluppare il capitale umano di cui il Paese ha bisogno.
SI GIOCANO TUTTO: UNA PROTESTA CHE METTE A RISCHIO LE STESSE CARRIERE DEI
BORSISTI
Oggi, decine di borsisti continuano a campeggiare per difendere ciò che
considerano un diritto. Non stanno portando avanti una protesta semplice. Stanno
mettendo a rischio la loro salute e le loro stesse carriere. Ogni giorno lontano
dalle aule può tradursi in assenze, ritardi accademici, sanzioni e persino
compromettere la continuità dei loro studi. Eppure, rimangono lì perché
comprendono che questa lotta trascende i loro interessi individuali.
Rappresentano più di 67 500 borsisti attivi e migliaia di giovani che vedono
nell’istruzione superiore l’unica reale opportunità di cambiare il destino delle
loro famiglie.
Le richieste dei borsisti sono concrete:
* Rinunciare al progetto di Decreto Supremo che modifica il Regolamento della
Legge N° 29837, pubblicato mediante la Risoluzione Ministeriale N°
365-2026-MINEDU, considerando che le sue 27 modifiche snaturano la finalità
di PRONABEC e ostacolano l’accesso e la permanenza nell’istruzione superiore.
* Lasciare senza effetto la Risoluzione Direttoriale Esecutiva N°
119-2026-MINEDU/VMGI-PRONABEC, per la sua ambiguità e per mettere gravemente
a rischio gli studenti che protestano contro politiche che colpiscono la loro
comunità; in particolare, chiedono di preservare la rappresentanza
studentesca attualmente prevista dall’articolo 5, comma j, che tale
risoluzione modifica.
* Aprire un dibattito al Congresso per rivedere la Legge N° 29837, poiché,
secondo quanto riferito da Héctor Chunga, consulente legale dei borsisti, le
modifiche strutturali al sistema delle borse di studio devono essere discusse
mediante una riforma legislativa e non esclusivamente per via regolamentare o
amministrativa.
Permettere che si riducano le opportunità di coloro che si impegnano
maggiormente per andare avanti non è un fatto isolato: è un ulteriore passo
verso il regresso dei diritti di tutte le popolazioni vulnerabili del Paese.
Oggi chiudono la porta a un borsista; domani la chiudono a chiunque.
Di conseguenza, lo Stato, la cittadinanza e i loro rappresentanti legislativi
hanno la responsabilità condivisa di garantire che la povertà non determini il
futuro di nessuno. Basta con il taglio silenzioso dei diritti.
Jhovana Yauri
Redacción Perú