Cosa sono i Giochi del Mediterraneo iniziati ieri a Taranto
Hanno preso il via ieri a Taranto, in Puglia, i XX Giochi del Mediterraneo, la
manifestazione multisportiva che coinvolge i Paesi che si affacciano sul Mare
Nostrum e alcune nazioni legate all’area. L’evento, che si protrarrà fino al 3
settembre, vedrà la partecipazione di 26 nazioni e quasi 4mila atleti suddivisi
in 33 discipline, numeri che ne fanno l’edizione più grande di sempre. Dopo
Napoli nel 1963, Bari nel 1997 e Pescara nel 2009, l’Italia ospita per la quarta
volta questa competizione. La cerimonia di apertura, avvenuta allo stadio Erasmo
Iacovone, ha visto la presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella
e della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Quest’ultima, quando è stata
inquadrata, è stata a più riprese fischiata dal pubblico. Sulla manifestazione,
che si propone di ridare lustro alla città di Taranto dopo anni di difficoltà
legate alla crisi Ilva, sono piovute critiche a causa dei costi destinati
all’organizzazione e alle opere connesse, che complessivamente ammontano a circa
400 milioni di euro.
L’idea dei Giochi del Mediterraneo nacque nel 1948 dall’egiziano Mohamed Taher
Pacha, vicepresidente del Comitato Olimpico Internazionale. Il progetto,
presentato nel 1948, mirava a favorire attraverso lo sport l’incontro fra popoli
divisi da tensioni politiche e conflitti. La prima edizione si disputò nel 1951
ad Alessandria d’Egitto, con 734 atleti provenienti da dieci Paesi. Nel 1967
sono state introdotte le gare femminili e nel 1975 si sono per la prima volta
superati i duemila partecipanti. Oggi, il Comitato internazionale dei Giochi del
Mediterraneo, con sede ad Atene, riunisce 26 Comitati olimpici. Il simbolo della
manifestazione riprende quello olimpico, ma presenta tre cerchi, corrispondenti
ai continenti che si affacciano sul Mediterraneo: Europa, Asia e Africa. Ai
Giochi hanno partecipato campioni come Livio Berruti, Pietro Mennea, Sara
Simeoni, Novella Calligaris, Jury Chechi e Federica Pellegrini. Nelle ultime
edizioni il peso sportivo è più limitato: Olimpiadi, Mondiali ed Europei restano
prioritari e diverse federazioni schierano giovani o seconde linee, soprattutto
quando i calendari si sovrappongono.
A Taranto l’Italia presenta la delegazione più numerosa, con 497 atleti. I
portabandiera sono il velocista Filippo Tortu e la pugile Irma Testa. Tra i nomi
di rilievo figurano anche gli ori olimpici Diana Bacosi e Gabriele Rossetti nel
tiro a volo; è atteso inoltre Gianmarco Tamberi, simbolo del salto in alto. Il
programma dei Giochi di Taranto è fitto e variegato. Oltre agli sport olimpici
come atletica, nuoto e scherma, sono presenti discipline meno convenzionali come
le bocce, il padel, il nuoto pinnato e la maratona di pattinaggio. Le gare si
terranno in quattordici città della Puglia, con la maggior parte degli impianti
concentrati nell’area di Taranto, Bari, Brindisi e Lecce. Gli atleti, tra cui
spiccano i portabandiera azzurri Filippo Tortu e Irma Testa, alloggeranno su due
navi ormeggiate nella base navale della Marina Militare.
L’organizzazione dell’evento è stata, tuttavia, un percorso tortuoso. Assegnati
alla città nel 2019, i lavori sono rimasti fermi per anni, per poi accelerare
nel 2024 con la nomina del commissario straordinario. La mobilitazione
complessiva di risorse si avvicina ai 400 milioni di euro: 281,5 milioni sono
destinati alle infrastrutture e alle opere connesse, mentre circa 100 milioni
riguardano l’organizzazione. Una cifra che ha alimentato interrogativi sul
ritorno sportivo e mediatico di una manifestazione alla quale diverse
federazioni partecipano con formazioni sperimentali o seconde linee, impegnando
i propri atleti principali in appuntamenti più prestigiosi. Fra le opere
principali figurano il rinnovamento dello Iacovone, il nuovo stadio del nuoto e
il PalaRicciardi. Resta ora da capire quale sarà l’eredità concreta per Taranto,
una città segnata dalla crisi dell’Ilva, una volta che le luci dei riflettori si
saranno spente. Il nodo decisivo sarà la gestione futura di queste strutture,
che richiederanno manutenzione, personale e un calendario stabile di attività.
Credito foto di copertina: Taranto 2026
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