Capo Mulini-Acicastello, alla ricerca del collettore fognario
Avere a disposizione un paesaggio da favola e un mare che era cristallino e in
cui oggi si sversano liquami che la corrente si incarica di portare al largo: è
uno dei paradossi di chi vive ad Acicastello o ad Acitrezza e dintorni. Ed anche
di chi vi transita o ne fa una meta delle proprie vacanze. Paradossalmente siamo
non solo in un luogo iconico che vive di bellezza e di mito, ma affacciati su
un’area marina protetta, denominata Isole dei Ciclopi, che va da Capo Mulini
(frazione di Acireale) a Punta Aguzza poco più a sud del castello normanno di
Acicastello.
Il problema dell’inquinamento di queste acque non è recente né transitorio. Se
ne discute da anni e, circa 20 anni addietro, è stata individuata una soluzione
per la quale sono già stati spesi ben 20 milioni di euro senza che si sia ancora
visto alcun frutto.
Nel 2017, infatti, al termine di un iter burocratico durato oltre undici anni, è
stata avviata la costruzione di un collettore fognario che dovrebbe convogliare
i reflui di Capo Mulini (comune di Acireale), di Aci Castello, Acitrezza, Aci
Catena verso il depuratore di Pantano d’Arci. Un’opera che avrebbe dovuto essere
pronta in un paio di anni ma è ancora al palo, con i liquami che continuano ad
essere sversati in mare, con gravi conseguenze ambientali, economiche e una
crescente perdita di immagine.
C’è un altro motivo per cui è necessario risolvere urgentemente il problema.
L’Italia paga ogni anno 30 milioni di euro di sanzioni imposte dalla Comunità
Europea per il mancato rispetto della normativa sulle acque reflue urbane. Le
procedure di infrazione sono quattro, la prima risale al 2010. L’Europa chiede
ma anche dà. Per realizzare gli interventi di adeguamento alle direttive europee
si può attingere anche alle risorse del Fondo Sviluppo e Coesione (FSC).
Per accelerare la progettazione e la realizzazione dei lavori necessari ad
uscire dalle procedure di infrazione comunitaria è stata creata una struttura
commissariale nazionale con poteri eccezionali. Dal 2017 ci sono un commissario
e due subcommissari che vengono nominati dal Presidente del Consiglio, di
concerto tra il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e il
Ministro per gli affari europei, il sud, le politiche di coesione. Essi possono
avvalersi anche delle competenze tecniche di amministrazioni ed enti pubblici
del settore.
Il primo commissario, nominato dall’allora presidente del consiglio Paolo
Gentiloni (Pd), fu Enrico Rolle, ordinario di chimica industriale presso
l’Università di Roma, esperto di servizio idrico integrato e gestione dei
rifiuti. Dopo di lui, nel 2020, dal governo Conte, fu nominato Maurizio Giugni,
ordinario di infrastrutture idrauliche nell’Università “Federico II” di Napoli.
Non sappiamo per quale motivo Rolle sia stato sostituito da Giugni e non abbia
completato il percorso intrapreso. Ma è intuitivo che la successiva nomina,
avvenuta nel 2023, abbia una connotazione politica piuttosto che di competenza
tecnica. Nel 2023 Giorgia Meloni ha scelto Fabio Fatuzzo, siciliano, laureato in
filosofia, approdato in Fratelli d’Italia dopo un percorso iniziato nel Fronte
della Gioventù e proseguito nel Movimento Sociale e in Alleanza Nazionale.
Non ha fatto studi specifici ma non è alla prima nomina, essendo già stato
direttore generale di Acoset dal 2010 al 2019, e successivamente presidente
della Sidra fino al 2023. L’incarico a Fatuzzo è in scadenza proprio in questi
giorni ma una sua riconferma appare probabile: il governo non è cambiato e
Fatuzzo ha un santo protettore in Salvo Pogliese al quale pare abbia pagato
anche un debito di riconoscenza.
Non sappiamo se per imbarazzo, rafforzato dall’approssimarsi della scadenza di
mandato, o per impegni improrogabili, il commissario Fatuzzo non si è fatto
vedere quando, venerdì 24 luglio, i cittadini di Acicastello e degli altri
centri interessati alla tutela del mare dei Ciclopi hanno organizzato una
manifestazione di protesta in cui hanno “abbracciato il mare” tenendosi per mano
in una lunga catena umana.
“Uniti oggi per un mare pulito domani. Il futuro inizia da noi”, uno degli
slogan della manifestazione, che ha voluto conservare un carattere civico, senza
bandiere di partito. “Non è politica, è amore per il nostro mare” leggiamo
infatti nella locandina. Purtroppo la parola politica ha ormai assunto una
colorazione negativa nonostante l’etimologia faccia riferimento alla vita
pubblica e al ruolo del cittadino nella polis. La partecipazione comunque è
stata ampia. Il Comitato Promotore, di cui è portavoce Valentina Bellelli, è
riuscito a coinvolgere associazioni, famiglie, operatori economici e persino il
sindaco, che ha insistito sulla propria estraneità allo stallo di questi lavori.
E sarà anche vero che le principali responsabilità sono altrove, ma molti si
aspettavano un impegno più attivo del sindaco in questi anni del suo mandato.
Di chi siano le responsabilità, come spesso accade in questi casi, non è chiaro.
Lo scaricabarile è onnipresente. Persino il commissario si smarca e indica la
responsabilità di SIE (Servizi idrici etnei), la società che dovrebbe gestire il
servizio idrico integrato.
Ma, per quanto il problema della gestione possa essere determinante, c’è prima
da capire il peso dei problemi tecnici che impediscono ad un collettore quasi
completo di entrare in funzione. E su questo non c’è trasparenza. Si tratta del
nodo di piazza Galatea che non si riesce a sbloccare, sono le strettoie di via
Etnea-Sangiuliano, c’è altro? Se il progetto prevede, infatti, l’allacciamento
al depuratore di Catania, deve innanzi tutto essere funzionante il sistema
fognario cittadino e deve essere adeguato alla crescente quantità di reflui. E
su questo è opportuno aprire un focus, cosa che abbiamo intenzione di fare.
Intanto preoccupa la diffusione di notizie sull’arrivo di ben 120 milioni di
euro che dovrebbero essere utilizzati dalla Sidra per sciogliere i nodi
irrisolti. Non vorremmo che altre risorse pubbliche (soldi della collettività)
vengano destinate ad interventi e progetti non risolutivi e diano luogo a
spartizioni più o meno clientelari.
Intanto, a seguito dell’iniziativa dei cittadini, si è mossa anche la politica.
Una interrogazione è stata presentata all’Assemblea regionale siciliana da parte
dei deputati del Pd, in cui, oltre a chiedere “quali soggetti istituzionali,
tecnici o gestionali siano responsabili dei ritardi e quali iniziative si
intendano adottare per accertarne le responsabilità”, si chiede di intraprendere
iniziative urgenti garantendo “trasparenza amministrativa e informazione
puntuale alla cittadinanza”. Anche i Cinquestelle hanno presentato una
interrogazione sul tema.
La questione è arrivata anche al parlamento nazionale con un intervento del
deputato PD Antony Barbagallo che ha denunciato il “silenzio complice del
governo e del ministro Musumeci”. (Radio Radicale, seduta del 28 aprile 2026, al
minuto 56:10)
Il Comitato Civico sembra intenzionato a non mollare la presa. E anche noi
cercheremo di tenere gli occhi aperti.
Redazione Sicilia