Lagalla blinda i progetti di rigenerazione, la rigenerazione permanente è stata messa in salvo
Palermo– «Le opere di rigenerazione urbana di Palermo sono salve e le relative
risorse non sono andate perdute». Il sindaco Roberto Lagalla respinge così le
accuse di opposizioni e sindacati sul presunto naufragio dei fondi destinati
alla foce del fiume Oreto, al parco di Villa Turrisi e all’approdo di Vergine
Maria.
Secondo il primo cittadino, non si tratta di tagli ma di una rimodulazione
tecnica che ha agganciato il piano di rinascita dell’Oreto ai fondi del nuovo
Piano Nazionale per le Politiche Urbane finanziato dal CIPESS.
Un cambio di cassaforte, insomma, volto a rassicurare una città stanca di
rincorrere i treni dell’Europa, ma che si inserisce in un quadro ben più ampio
in cui l’urgenza finanziaria incrocia la mappa delle strutture commissariali
straordinarie.
Così mentre la riqualificazione della foce prova a mettersi in salvo sul piano
politico, la gestione complessiva delle emergenze siciliane resta infatti
ancorata a un modello straordinario che amministra oltre 2,5 miliardi di euro.
Al vertice di questo sistema siede lo stesso presidente della Regione nel ruolo
di Commissario contro il Dissesto Idrogeologico: una macchina da 1,5-2 milioni
di euro l’anno di soli costi di funzionamento tecnico, incaricata di blindare
versanti franosi e pareti rocciose (come quelle di Monte Pellegrino) grazie a un
portafoglio miliardario.
Subito accanto si muove la struttura per l’Emergenza Rifiuti e la Valorizzazione
Energetica, che con circa 500.000 euro annui di budget per consulenze e nuclei
di valutazione sta definendo il piano da 800 milioni per i nuovi
termovalorizzatori dell’isola.
La vera spina nel fianco per il capoluogo siciliano rimane però il sottosuolo.
Lì la posta in gioco è alta, ma il rischio lo è anche di più.
Il Commissario Straordinario Unico per la Depurazione delle Acque coordina in
Sicilia interventi per oltre 600 milioni di euro con costi di struttura di circa
2-3 milioni l’anno. Risorse necessarie per tentare di sanare l’infrazione
comunitaria C-251/17 sul mancato trattamento delle acque reflue: una colpa
strutturale che costa all’Italia una sanzione miliardaria, con penalità
semestrali che per l’intera Sicilia si aggirano sui 50 milioni di euro l’anno.
Proprio a Palermo si gioca la partita decisiva per azzerare queste multe, con un
piano da oltre 150 milioni di euro mirato al potenziamento del maxi-depuratore
di Acqua dei Corsari (per portarlo a 880.000 abitanti equivalenti), al
completamento della fognatura di via Roma e alla disconnessione definitiva degli
scarichi abusivi che avvelenano i fiumi Kemonia e lo stesso Oreto.
Insomma, tra le promesse di rinascita urbana della giunta e i cantieri lumaca
del sottosuolo, Palermo ripete nevroticamente un apparente desiderio di
normalità, che oggi sembra passare solo attraverso i poteri straordinari dei
commissari. Il paziente dice di star bene, ma nessuna dimissione dal reparto in
cui si trova ricoverato è all’orizzonte.
Michele Ambrogio