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Tre giorni in Val d’Agri
L’estrattivismo, la violenta estrazione di sostanze contenute nel cuore della Terra, costituisce da oltre due secoli la principale attività del capitalismo, nelle sue forme primitive di accumulazione e, oggi, come immissione nella catena del valore di quanto alimenta l’economia digitale, produzione centralizzata nelle mani di pochi enormi magnati. A sostegno di questa espropriazione si sono avute e si hanno le modalità più brutali del colonialismo, da cui originano tutti i conflitti che insanguinano lo scenario mondiale. L’Italia, con il suo impero da tragica operetta nel corno d’Africa e in Libia non è stata da meno dei grandi imperi europei. Ma oggi le vene aperte della Terra, per un tragico giro dei destini politici, sono quelle di alcune regioni italiane. Il Sud, dal Risorgimento parte residuale dello stato unitario, nella sua debolezza strutturale, ne fa le spese. L’antico toponimo contadino “Tempa Rossa”, è oggi il nome di un insediamento estrattivo, in Basilicata. La “timpa” in dialetto lucano è la collina, un innalzarsi del terreno fra i calanchi, un “coltivo” comunitario in una zona dimenticata dal cristo. Oggi, ai più potrebbe ricordare il nome di un capo pellerossa. La lotta delle popolazioni locali contro l’uomo bianco del capitale, ha il carattere di quella fierezza resistente, di quella saggezza e conoscenza antica. Questo articolo parla di questo. (Renata Puleo, Collettivo Educazione Ecologica e Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università) L’organizzazione di una tre giorni in Val d’Agri, in Basilicata, è nata sulla spinta di dinamiche di valorizzazione orizzontale e della oggettiva convergenza di molte lotte che si sono sviluppate nel corso degli ultimi tre anni. Esse hanno trovato linfa vitale nelle mobilitazioni internazionali contro i rischi di Terza Guerra Mondiale, nella difesa del diritto di autodeterminazione e contro il genocidio del popolo palestinese, contro le continue aggressioni imperialiste in atto concepite e attuate dal diabolico duo USA/Israele ai danni di Yemen, Siria, Iraq, Venezuela, Iran, Cuba. Non ultimo, nella necessità di contrastare il surriscaldamento climatico, di difendere il diritto all’acqua pubblica, oggetto di un referendum popolare il cui clamoroso esito è stato aggirato. La progressiva distruzione del welfare, la privatizzazione di sanità e sistema di istruzione, l’impoverimento del mondo del lavoro per qualità produttiva e reddito, hanno fatto emergere interessi, identità, sensibilità politico/culturali, capacità organizzative intergenerazionali. Dalla necessità di una ricomposizione politica e sociale che fosse in grado di squarciare il velo del silenzio calato su quanto accade nei territori lucani, per la presenza di due fra i più grandi giacimenti di idrocarburi in terra ferma in Europa (COVA di Viggiano e Tempa Rossa di Corleto Perticara, Regione Basilicata), da decenni assoggettati agli interessi delle multinazionali estrattive di idrocarburi e attraversati da profondi processi di privatizzazione, è nata la tre giorni promossa dal Coordinamento No Triv Basilicata e dall’Osservatorio Popolare Val d’Agri, col patrocinio del Comune di Spinoso. Si è trattato di avviare la lettura delle dinamiche mondiali a partire dal corpo vivo del territorio, dalle sue ferite e dai suoi bisogni, nel momento in cui la questione energetica irrompe a livello mondiale nel cuore della crisi degli equilibri geopolitici e del capitalismo. Tra i principali obiettivi dell’iniziativa è prevalso quello di tenere insieme e far dialogare realtà locali con soggetti in lotta in alte regioni e contesti. Il bisogno di confrontarsi, di conoscersi su uno dei teatri più interessati al fenomeno estrattivista, di cercare percorsi e soluzioni comuni, l’esigenza di uscire da forme di resistenza solo locali, di stringere alleanze e condividere obiettivi, è basata sull’assunto che la complessità della crisi stessa in atto (globale e locale) fa emergere con forza di intensità variabile la dimensione totalizzante: le resistenze sui territori sono il pane e le rose per l’elaborazione di un mondo degno di essere vissuto. […] Il mio coinvolgimento nelle attività no oil inizia alla fine degli anni ’90, quando su invito delle associazioni ambientaliste locali, con altri insegnanti delle scuole secondarie superiori di Potenza organizzammo un paio di pullman di attivisti e studenti per visitare i pozzi nei boschi di Calvello e i lavori del Centro Oli a Viggiano. Le bandiere dei Cobas Scuola le portammo come insegne di un percorso alternativo alle scelte operate già allora dalla triplice sindacale che, dell’avventura estrattiva, sposava il miraggio delle magnifiche sorti progressive di un improbabile riscatto industriale e occupazionale della Basilicata. La funzione educativa che emerge dalla conoscenza e dalla pratica dell’impegno politico nei paesi lucani, diffusa nelle aule delle scuole, è fondamentale, oggi forse più di ieri. Da insegnante da poco in pensione osservo con  preoccupazione la progressiva elaborazione del consenso passivo come forma di estrattivismo cognitivo, misconoscenza del bellicismo e adattamento alle misure di repressione del dissenso, come documenta quotidianamente l’Osservatorio contro la militarizzazione nelle scuole e nelle università. Una didattica territoriale è indispensabile per comprendere la ricchezza culturale contadina dei luoghi, la saggezza nella coltivazione della terra, l’attaccamento a radici di saperi che devono passare al setaccio di una traduzione alla cultura giovanile attuale. La tre giorni in Val d’Agri ci consegna obiettivi praticabili che passano oltre l’ipocrisia degli accordi frutto degli incontri internazionali e dei punti dell’Agenda 2030. Il sindaco di Spinoso ha proposto il potenziamento dell’iniziativa denominata Spinoso Piazza di Energia Civica: Petrolio, Salute, Democrazia, da rendere operativa il prossimo anno. Ma le dinamiche partecipative non possono essere innescate solo dall’interno di un tessuto sociale disperso, sfibrato e diviso, come quello lucano. L’appello che nasce dal cuore e dalle viscere della tre giorni in Val d’Agri è anzitutto a non ignorare la Basilicata. Ci piacerebbe nel corso di questo intero anno stringere con tutti i movimenti e con tutte le associazioni in Italia in un patto: lavoriamo insieme per portare (anche dai paesi europei ed extraeuropei disponibili) ai cancelli di Tempa Rossa 10.000 persone, con un solo obiettivo: dire no al fossile, dire sì all’autodeterminazione della vita dei territori. E chiudo ricordando che, malgrado il disastro sia in atto, il magnifico lago del Pertusillo, fa bere, e fa coltivare la terra, a oltre 3 milioni di persone. La Terra di Basilicata chiede di vivere. qui il resoconto dettagliato dell’iniziativa: Tre giorni in Val d’Agri – Comune-info Comune-info
August 12, 2026
Pressenza