Isolati, non soli
Siamo isolati, ma non siamo soli.
Non si può restare in silenzio di fronte alla devastante realtà che oggi
viviamo, una realtà che ha preso forma proprio grazie a quella frase infame
pronunciata da Margaret Thatcher: “There is no such thing as society” (non
esiste la società).
Una frase che non era solo un’idea politica, ma una condanna, un veleno lento
che ha corroso le fondamenta stesse della convivenza civile.
E oggi, purtroppo, quella definizione si è realizzata in tutta la sua crudezza,
trasformandoci in una società pulviscolare, come definita dal crepuscolare
Giuliano Ferrara.
Quella frase, che sembrava solo un’iperbole ideologica, è diventata una profezia
nefasta, anzi un progetto ben architettato secondo un saggio uscito da poco in
Germania.
Ha legittimato l’egoismo sfrenato, ha giustificato l’abbandono dei più deboli,
ha demolito ogni senso di responsabilità collettiva.
La società, intesa come un organismo vivente fatto di legami, solidarietà e
mutuo sostegno, è stata smembrata in milioni di atomi isolati, ognuno lasciato a
se stesso, senza alcun vincolo né dovere verso l’altro.
Dietro questa frase si nascondeva un’ideologia che ha esaltato il libero mercato
e l’individualismo come valori supremi, ma che ha dimenticato una verità
fondamentale: nessun individuo può vivere isolato.
La società non è una semplice somma di singoli, ma un intreccio di relazioni, di
diritti e doveri reciproci.
Questa frammentazione ha generato un clima di sfiducia, paura e isolamento.
Le persone si sentono sole, abbandonate, spesso costrette a competere l’una
contro l’altra in un gioco spietato dove vince chi ha più risorse, chi è più
aggressivo, chi riesce a sopravvivere meglio in un sistema spietato che ci mette
gli uni contro gli altri, creando paure e psicosi collettive (invasione dei
migranti!).
Non possiamo più permettere che questa visione nichilista continui a dominare il
nostro presente e il nostro futuro.
Dobbiamo ribellarci a questa società pulviscolare, ricostruire legami,
riscoprire la solidarietà, riaffermare che la società esiste eccome, e che senza
di essa non c’è futuro, non c’è giustizia, non c’è umanità.
È tempo di resistere. Non con la violenza, ma con la forza della nonviolenza,
della solidarietà concreta, della partecipazione attiva e consapevole.
Dobbiamo costruire comunità resilienti, promuovere il dialogo, gli abbracci
gratuiti, sostenere chi è più fragile, e riaffermare il valore imprescindibile
della società come bene comune.
Solo così potremo spezzare le catene dell’individualismo esasperato e suicida
per ricostruire un mondo più giusto, umano e amorevole, in cui l’altra persona
non viene vista come una minaccia.
La frase di Thatcher non è stata solo un errore politico: è stata un crimine
contro la convivenza civile. E oggi, mentre viviamo le sue tragiche conseguenze,
è nostro dovere rispondere con coraggio, impegno e speranza attiva e concreta,
per restituire dignità umana e sociale a tutte le persone ricostruendo una
società viva.
Dobbiamo riprenderci il futuro che l’élite criminale ci ha rubato.
Ray Man