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Guerra incessante a Gaza e in Cisgiordania ed escalation in Libano, Yemen e Iran
Bombardamenti, raid, attacchi con droni e sparatorie dell’IDF in numerose località nella Striscia di Gaza. Incendi devastanti appiccati in Cisgiordania dai coloni israeliani. In Libano continuano l’offensiva militare e le distruzioni dell’esercito israeliano. Nel Mar Rosso settentrionale una petroliera saudita colpita da un missile lanciato dal gruppo Houthi Ansaru Allah. Gli USA hanno annunciato di colpire l’Iran con l’operazione Economic Outcast e attacchi aerei allo Stretto di Hormuz e nelle aree confinanti. STRISCIA DI GAZA Otto palestinesi, tra cui due bambini, sono stati assassinati e altri sono rimasti feriti, ieri lunedì 24 agosto, a seguito di diversi attacchi israeliani alla luce delle continue violazioni israeliane della falsa tregua. I raid israeliani hanno distrutto la moschea di Abu Salim nella città di Deir al-Balah. Le forze di occupazione hanno lanciato bombardamenti di artiglieria vicino alle aree sotto la loro occupazione ad est del campo di Maghazi. La protezione civile ha annunciato che un bambino è stato ucciso e sua madre e sua sorella sono rimaste ferite in seguito ad un attacco aereo israeliano che ha preso di mira una casa vicina alla loro nel campo profughi di Bureij. Da parte sua, una fonte dell’ospedale Nasser ha affermato che un raid lanciato dall’occupazione israeliana a ovest della città di Khan Yunis, nel sud della Striscia di Gaza, ha provocato la morte di un palestinese e il ferimento di altre persone. Una fonte medica dell’ospedale Nasser ha riferito all’agenzia Anadolu che il corpo della bambina Amal Nashaat Abu Khater (10 anni) era arrivato, insieme a due feriti, a seguito degli spari israeliani che avevano preso di mira le case e le tende degli sfollati. Testimoni oculari hanno affermato che i veicoli dell’esercito israeliano hanno aperto pesantemente il fuoco verso l’area di Al-Satar Al-Gharbi nel centro della città, ferendo 3 palestinesi con ferite diverse. Nella Striscia di Gaza centrale, i fratelli palestinesi Mohammed Abdel Nasser Abu Asad (27 anni) e Ibrahim Abdel Nasser Abu Asad (24 anni) sono stati uccisi e altri feriti in un attacco di droni israeliani contro una tenda adibita a rifugio per sfollati vicino all’ospedale dei martiri di Al-Aqsa a Deir al-Balah. Una fonte medica dell’ospedale Nasser di Khan Younis ha riferito che due palestinesi sono morti oggi a causa delle ferite riportate in due distinti attacchi israeliani sulla città, avvenuti domenica e mercoledì scorsi. Inoltre, il palestinese Mahmoud Hosni Abu Shar è morto per le ferite riportate in un raid aereo israeliano che ha colpito un caffè all’interno del porto di Gaza City mercoledì, uccidendo otto palestinesi e ferendone altri 14, secondo una fonte medica dell’ospedale Al-Shifa. CISGIORDANIA Le squadre della Protezione Civile palestinese e i mezzi dei vigili del fuoco hanno lavorato instancabilmente, nel villaggio di Ain Sina (vicino Ramallah), per spegnere i vasti incendi appiccati dai coloni presso la fabbrica di alluminio e nei terreni circostanti, provocando un disastro industriale e ambientale nella zona. Nostri contatti in loco hanno confermato che l’attacco ha rappresentato una pericolosa e senza precedenti escalation, con i coloni che hanno utilizzato attrezzature sofisticate per garantire la massima distruzione. Secondo testimoni oculari e il capo del consiglio del villaggio, l’incendio è iniziato con un singolo colono che si aggirava nella zona fingendo di pascolare le pecore fin dal mattino. Una volta che le fiamme hanno raggiunto le vicinanze dell’ingresso principale della fabbrica, dove sono immagazzinati materiali altamente infiammabili, circa altri 20 coloni si sono uniti a lui, scortati dai soldati. Gli aggressori hanno portato con sé delle pompe ad aria compressa, che hanno deliberatamente utilizzato per intensificare l’incendio e dirigere le fiamme verso l’impianto industriale, in un chiaro tentativo di paralizzare le restanti infrastrutture economiche della zona. Nonostante i tentativi dell’esercito di occupazione israeliano di ostacolare l’arrivo delle squadre di protezione civile palestinesi, i vigili del fuoco sono riusciti infine a domare l’incendio e a impedirgli di raggiungere il cuore del centro economico che dà lavoro più di 60 famiglie. LIBANO Le autorità libanesi hanno annunciato l’uccisione di due giovani in un raid aereo israeliano, in concomitanza con gli attacchi israeliani che hanno colpito diverse città nel Libano meridionale. Secondo l’agenzia di stampa ufficiale libanese, i due giovani sono stati uccisi quando la loro motocicletta è stata colpita da un drone israeliano nella zona di Doha Kfar Rumman. L’agenzia ha anche riferito che le squadre di soccorso hanno recuperato ieri – lunedì 24 agosto – i corpi di Hussein Shukrun e Ahmed Roumani, entrambi diciassettenni, precisando che i due erano originari della città di Deir Zahrani e risultavano dispersi dall’attacco di domenica 23 agosto. Le forze di occupazione israeliane continuano le loro operazioni militari in diverse zone del Libano meridionale. I loro attacchi hanno incluso la distruzione di proprietà e infrastrutture urbane. Le forze israeliane di stanza nella città di Khiam hanno condotto estese operazioni di demolizione di case, compresa una scuola. Inoltre, hanno appiccato il fuoco a campi agricoli e proprietà, provocando la propagazione degli incendi in diverse aree della città. Dalla zona si levava del denso fumo e si sono udite diverse esplosioni. YEMEN / ARABIA SAUDITA Il gruppo Houthi Ansaru Allah ha annunciato di aver preso di mira una petroliera saudita al largo della costa di Yanbu, nel Mar Rosso settentrionale. Il portavoce militare degli Houthi, Yahya Saree, ha dichiarato che la nave “Amzan” è stata colpita da un missile balistico, indicando che l’operazione rientra nel quadro del rafforzamento del blocco marittimo contro l’Arabia Saudita. Da parte sua, la Saudi National Shipping Company ha dichiarato che la petroliera “Amzan” è stata coinvolta oggi in un incidente di sicurezza nel Mar Rosso, senza che si siano registrati feriti. La compagnia ha confermato di mantenere un contatto costante con la nave e di coordinarsi strettamente con le autorità competenti e le parti interessate del settore marittimo, monitorando attentamente gli sviluppi. Il porto di Yanbu è il principale porto petrolifero dell’Arabia Saudita sul Mar Rosso, dove ogni giorno vengono caricati milioni di barili, ed è diventato la principale via di esportazione del petrolio dal regno, evitando lo Stretto di Hormuz, attraverso il quale l’Iran impone restrizioni di transito. IRAN / USA Il Segretario del Tesoro statunitense, Scott Bisnett, ha annunciato che Washington ha lanciato l’operazione “Economic Outcast”, mirata contro l’Iran e i suoi sostenitori. Il Segretario alla guerra statunitense, Pete Higgseth, ha affermato di non escludere nuovi attacchi aerei contro l’Iran “ovunque, sia nello Stretto di Hormuz che nelle vicinanze dell’Iran”. Media Usa hanno citato esponenti della Casa Bianca, secondo i quali le sanzioni potrebbero spianare la strada a un’azione militare contro l’Iran dopo le elezioni del Congresso, quando un ritorno alla guerra potrebbe essere possibile. Il ministro dell’Economia iraniano ha dichiarato che Teheran ha programmi per contrastare le sanzioni, sottolineando che Washington non può raggiungere i suoi obiettivi paralizzando l’economia del paese. Il presidente iraniano ha ribadito al capo dell’esercito pakistano la disponibilità di Teheran a qualsiasi cooperazione economica, politica e di sicurezza con i paesi islamici e gli stati confinanti.   ANBAMED
August 25, 2026
Pressenza
Giornalisti palestinesi uccisi a Gaza e minorenni israeliani arruolati nelle milizie di coloni
“L’immagine è presente, la penna è presente, la voce è presente e i volti sono presenti, nonostante tutte le perdite, il dolore e la stanchezza”: questo il testo del cartello che ieri i giornalisti hanno esposto dove un anno fa venivano assassinati Anas Al-Sharif, corrispondente di Al-Jazeera, i reporter Mohammed Al-Khalidi e Mohammed Qariqa e i cameramen Mohammed Noufal, Ibrahim Zahere e Mo’men Aliwa. Il 10 agosto 2025 un raid aereo israeliano ha bersagliato la tenda adibita a postazione stampa di fronte all’ospedale Al-Shifa di Gaza City, colpendo l’obiettivo mentre i sei giornalisti stavano svolgendo il proprio lavoro. Filmati d’archivio mostrano che il drone israeliano ha sparato il missile pochi istanti dopo che nella tenda erano rientrati Qariqa e Zahere, che avevano appena trasmesso una diretta a cui erano presenti anche Al-Sharif, Nawfal e Aliwa. Nato nel 1996 nel campo profughi di Jabalia, nel nord della Striscia di Gaza, Anas al-Sharif è stato una delle figure di spicco del giornalismo palestinese a Gaza. Ha trasmesso immagini di bombardamenti, sfollamenti e fame da ospedali, strade e rifugi nonostante sapesse di essere nel ‘mirino’ dell’IDF, pubblicamente minacciato da alti ufficiali israeliani. Poco prima di venire assassinato aveva scritto: “Queste minacce sono continue e persistenti, compresi i tentativi di intimidamento da parte dell’esercito di occupazione per impedirmi di trasmettere queste immagini. Ma questo è il mio dovere, e sto diffondendo le immagini con la massima professionalità e credibilità”. Con bombardamenti mirati, dall’ottobre 2023 a oggi a Gaza Israele ha ucciso 262 giornalisti, per la maggior parte palestinesi. Di altri 3 non si sa più nulla da quando sono ‘spariti’, inghiottiti nei campi di concentramento israeliano nel deserto del Negev. E oggi, all’alba, le forze di occupazione israeliane hanno demolito la casa del contadino palestinese Farouq Ramadan, ucciso nel suo terreno nei pressi del villaggio di Tell, a sud-ovest di Nablus, dove era stato attaccato dai coloni ebrei israeliani armati e, riuscito a strappare il mitra dalle mani di uno dei suoi aggressori, aveva colpito a morte due soldati intervenuti a supporto dei coloni. Questa sparatoria, in cui sono stati uccisi anche Farouq Ramadan e suoi 3 cugini, è stata oggetto di molte polemiche e uno scandaloso servizio del giornalista RAI Giovan Battista Brunori che mostrava l’attacco terroristico palestinese definendo i coloni armati degli ‘escursionisti’. Un nostro contatto a Tell ha riferito che prima delle squadre del genio militare sono intervenute le forze israeliane supportate da decine di veicoli militari. Le truppe hanno fatto irruzione nel villaggio e costretto decine di famiglie palestinesi ad evacuare le proprie abitazioni, quindi circondato l’area intorno alla costruzione, un edificio di tre piani, che hanno minato e fatto esplodere. GAZA – Saba Naeem Abdullah al-Hashash, tredicenne, è deceduta ieri a causa delle ferite riportate in seguito ai colpi di artiglieria israeliana nella zona di al-Mawasi, a Khan Younis. Diversi civili palestinesi sono rimasti feriti dai colpi di artiglieria israeliana a Jabalia, nel nord della Striscia di Gaza. Nostri contatti locali hanno riferito che l’artiglieria israeliana ha bombardato diverse aree di Khan Younis, al-Bureij e Beit Lahia. Veicoli militari israeliani hanno aperto il fuoco anche nella zona di Qizan Rashwan, a sud di Khan Younis. Secondo i rapporti del ministero della sanità, il numero totale di palestinesi uccisi dall’11 ottobre, data dell’accordo di Sharm Sheikh, è salito a 1.259, con 4.139 feriti e 807 corpi recuperati da sotto le macerie. EMERGENZA UMANITARIA – Il sistema di trasporto e spedizione nella Striscia di Gaza è stato completamente paralizzato dalla distruzione, da parte di Israele, delle infrastrutture stradali e di stoccaggio, dagli attacchi contro gli autisti e dal blocco dell’ingresso di pezzi di ricambio. L’Organizzazione euro-mediterranea per i Diritti Umani, che ha sede a Ginevra, ha affermato che Israele sta attuando “una politica vendicativa volta a smantellare la catena di approvvigionamento, dal momento in cui anche le poche merci e aiuti che entrano attraverso i valichi non è possibile trasferirle all’interno per essere distribuite alla popolazione”. Prima dell’invasione israeliana, nella Striscia operava una flotta di circa 1.200 camion, che coprivano i bisogni della popolazione in termini di cibo, medicine, carburante, foraggio, materiali da costruzione e altri beni di prima necessità. Solo circa 400 camion sono sopravvissuti ai bombardamenti e alla distruzione israeliani, di cui circa 100 si sono guastati a causa dell’impedimento dell’ingresso di pezzi di ricambio, pneumatici, oli e batterie, così che il numero di camion attualmente operativi è solo di circa 300, ovvero il 25% della dimensione della flotta precedente. CISGIORDANIA – Ieri, lunedì 10 agosto, le forze di occupazione israeliane hanno lanciato una campagna di arresti contro 25 palestinesi, tra cui nel governatorato di El-Khalil (Hebron) un giornalista del campo di Al-Fawwar, e in concomitanza alla dichiarazione del villaggio di Al-Taybeh “zona militare chiusa” hanno effettuato raid e demolito due case. Nostri contatti locali hanno riferito che a Taybeh i coloni insediati nei terreni della comunità di Ka’abneh hanno attaccato attivisti internazionali per la solidarietà e che venerdì il villaggio è stato anche teatro di un attacco da parte dei coloni contro i suoi abitanti. I palestinesi della zona vivono in uno stato di paura e apprensione, poiché la scena di giovani coloni che assaltano i loro villaggi, supportati dall’esercito, diventa sempre più frequente. Questa operazione sistematica mira a stringere la morsa intorno a loro e a costringerli ad abbandonare le loro terre, nell’ambito di una continua espansione degli insediamenti volta a modificare la composizione demografica della Cisgiordania, con una sostituzione etnica, cacciando i nativi. Un residente, che per timore di ritorsioni ha preferito rimanere anonimo, ha espresso il timore che “l’occupazione ci ucciderà o ci costringerà a lasciare le nostre case, come ha fatto con le nostre famiglie”, una scena che riflette la realtà quotidiana di paura e oppressione vissuta dai palestinesi nella zona. Il ruolo dei coloni è combinato con le attività militari, con l’obiettivo di deportare coercitivamente la popolazione nativa. I testimoni palestinesi intervistati hanno confermato che i coloni arrivano armati e scortati dall’esercito. Un’indagine ha rivelato una rete organizzata che persegue gli obiettivi degli insediamenti nella città di Deir Jarir e nelle aree circostanti a nord-est di Ramallah. MINORENNI ARRUOLATI NELLE MILIZIE DEI COLONI – Un rinomato leader, considerato il padre spirituale del movimento dei “giovani coloni delle colline” e risiede su una collina che domina migliaia di dunam, recluta minorenni per compiere atti di intimidazione che hanno costretto gli abitanti della città di Yanoun alla deportazione forzata. Per quanto riguarda la provenienza di questi ragazzi, un’inchiesta spiega che sono adolescenti “ribelli contro le loro famiglie” o “affetti da difficoltà di apprendimento”. Il Ministero dell’Istruzione israeliano ha istituito per loro un programma chiamato Terapia nella Natura, che prevede il loro impiego sulle montagne della Cisgiordania. In seguito, il Ministero della Difesa israeliano ha adottato un altro programma chiamato Forza del Cuore, che mira a valorizzare le potenzialità di questi ragazzi e a fornire loro supporto educativo e terapeutico, arruolandoli nelle milizie che attaccano i villaggi palestinesi. L’inchiesta documenta un addestramento militare estenuante dei minorenni tra le colline e le valli della Cisgiordania, comprese esercitazioni di attacco e controllo, guidate da un ufficiale dell’esercito israeliano che pubblica video, diffusi sui suoi profili personali, in cui appare in uniforme militare e si vanta apertamente, dalla cima delle colline, di ciò che sta facendo, invitando gli altri a non “perdere l’occasione” e a partecipare a “questa missione”. Le dichiarazioni di alcuni leader dei coloni confermano che stanno lavorando per preparare una generazione che “formerà un esercito più capace di controllare il territorio ed espellere chiunque non sia uno di loro”, rivelando una strategia a lungo termine volta a consolidare il controllo dei coloni attraverso successive generazioni di minori addestrati militarmente. Gli osservatori dei diritti umani sottolineano che questi programmi offrono protezione legale ai minorenni di fronte agli organismi internazionali, poiché la loro giovane età viene sfruttata come scudo per eludere le proprie responsabilità. Nel frattempo, l’intero sistema israeliano è responsabile dell’organizzazione e della direzione di questa violenza, ponendo questi ragazzi in prima linea negli attacchi contro i nativi palestinesi. ANBAMED
August 11, 2026
Pressenza