Latte di riso: una bevanda da cui è meglio stare alla larga
La bevanda vegetale di riso, chiamata comunemente anche “latte di riso” con
dicitura non appropriata da un punto di vista normativo, è una bevanda ricca in
zuccheri semplici, non adatta da un punto di vista nutrizionale per una larga
fetta di popolazione. Tuttavia, viene ritenuta una bevanda sana perché ricade
sotto l’ombrello generico delle bevande “vegetali” – dicitura che spesso viene
erroneamente usata per definire un cibo “salutare”.
POSSIAMO CHIAMARLO “LATTE” DI RISO?
No, in effetti la dicitura legale e corretta è quella di “bevanda vegetale”, non
quella di latte vegetale. Ai sensi della normativa dell’UE, i nomi relativi ai
prodotti lattiero-caseari, tra cui “latte“, “formaggio” e “burro“, possono
essere utilizzati solo per fare riferimento a prodotti di derivazione animale.
Lo stabilisce una sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea. Questo
vale “anche nel caso in cui tali denominazioni siano completate da indicazioni
esplicative o descrittive che indicano l’origine vegetale del prodotto in
questione”.
I regolamenti di legge sono così fiscali e severi nel ritenere che le bevande
vegetali non debbano essere classificate come “latte” perché non si tratta
affatto di “alternativa” o di “sostituto” di questo prodotto. I nutrienti che
contengono le due bevande sono completamente differenti e diverso risulta di
conseguenza anche l’impatto nutrizionale sull’organismo. Le sostanze contenute
nel latte di mucca sono diverse da quelle contenute nell’avena, nel riso o nella
soia. Ma il marketing delle bevande vegetali fa credere che siano due alimenti
“equivalenti” o sovrapponibili, soltanto perché vengono venduti in forma liquida
di colore bianco e con un packaging del tutto simile.
PERCHÉ HA TANTI ZUCCHERI?
La spiegazione dell’elevato contenuto di zuccheri è collegata al fatto che
questa bevanda deriva da un cereale ricco in carboidrati, il riso. Il chicco di
riso contiene amidi, ma la bevanda di riso contiene amidi che sono stati
trasformati in zuccheri proprio nel processo industriale di produzione della
bevanda. Capiamo meglio: per trasformare il contenuto solido del chicco di riso
in un derivato di “latte” liquido è necessario effettuare un procedimento
industriale che si chiama idrolisi, che idrolizza gli amidi del riso
trasformandoli in zuccheri semplici.
L’amido non è altro che una catena lunga di molecole di glucosio attaccate fra
di loro: l’idrolisi spacchetta tutte queste molecole lasciandole libere e non
più unite fra loro. In pratica si passa da carboidrati complessi (amido) a
zuccheri semplici (glucosio). Dopo questa trasformazione chimica la bevanda di
riso diventa naturalmente ricca di zuccheri semplici ad alto indice glicemico,
spesso paragonabile ad acqua e zucchero, anche senza l’aggiunta di ulteriori
zuccheri da parte del produttore. Il latte di riso contiene infatti
sostanzialmente acqua e zuccheri, oltre a un po’ di olio di girasole e un po’ di
sale.
Se analizziamo l’etichetta di un “latte di riso”, possiamo vedere chiaramente
come il contenuto in zuccheri sia molto elevato. Basta guardare alla voce
“Carboidrati, di cui zuccheri” per accorgersi che di norma ci sono circa 13-15
grammi di carboidrati e circa 8-10 grammi di zuccheri per 100 ml di bevanda. Un
quantitativo che corrisponde a 2 cucchiaini di zucchero ogni 100 ml di prodotto:
considerando che un bicchiere o tazza mediamente contiene 200 ml di bevanda,
questo comporta che si introducano ben 4 cucchiaini di zuccheri semplici, senza
nemmeno rendersene conto.
Consideriamo inoltre che il valore da attenzionare in realtà è quello che si
trova alla voce “carboidrati”, e non solo quello della voce “di cui zuccheri”,
perché lo scarto tra il valore in grammi degli zuccheri e quello dei carboidrati
ci dice quanti grammi di amidi sono rimasti nel prodotto finale. La biochimica
della Nutrizione insegna che gli amidi sono una forma di carboidrati facilmente
digeribile e si trasformano anche questi velocemente in zuccheri nel nostro
apparato digerente. Se una bevanda di riso biologica contiene 13,1 grammi di
carboidrati, “di cui zuccheri” 8,5 grammi, lo scarto tra 8,5 e 13,1 sono amidi,
che diventano glucosio nel nostro organismo nel giro di qualche minuto soltanto
dal momento dell’ingestione.
PER CHI NON È ADATTA LA BEVANDA DI RISO
Per i motivi elencati, tale bevanda non è consigliabile per la colazione del
mattino, specialmente in tutte quelle persone che hanno problemi di diabete,
insulino-resistenza, sovrappeso. In sostanza non è adatta per la persona comune
sedentaria, che al mattino non dovrebbe assumere troppi zuccheri. Meglio puntare
semmai ad una bevanda vegetale più equilibrata e meno ricca in zuccheri, come il
“latte” di avena o il latte di soia o di mandorla, se si vuole optare per un
sostituto vegetale del latte di mucca.
La bevanda di riso potrebbe invece essere adatta per gli sportivi, che spesso
necessitano di una bevanda molto zuccherina a ridosso di un allenamento, come
bevanda pre-workout (prima dell’allenamento) o post-workout (dopo
l’allenamento). Questo perché lo sportivo ha in effetti un aumentato fabbisogno
di zuccheri e carboidrati, rispetto alla persona media e sedentaria che non
compie nessuna attività sportiva. Gli sportivi devono cioè assumere una quantità
superiore di carboidrati e zuccheri, pena un decadimento della massa muscolare e
un peggioramento della prestazione atletica. E negli sportivi non si verificano
nemmeno tutti gli effetti negativi tipici di un apporto alto in zuccheri, come
aumento di peso, incremento eccessivo della glicemia e dell’insulina. La bevanda
di riso è poi sconsigliata per i bambini, che sono già fin troppo vittime di un
apporto eccessivo di zucchero oggigiorno.
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