Reggio Emilia: la lotta per impedire che al posto del Bosco Ospizio sorga l’ennesimo Conad
Il presidio dei cittadini di Reggio Emilia per salvare il Bosco Ospizio è
entrato oggi nella seconda settimana di vita. L’area, di proprietà di Conad
Centro Nord, è destinata all’abbattimento degli alberi per la costruzione di un
nuovo supermercato. Il progetto interessa i 45.000 metri quadrati di bosco
urbano nella zona orientale della città ed è sostenuto dall’amministrazione
comunale. La prima manifestazione contro l’abbattimento si è tenuta lunedì 3
agosto, quando decine di cittadini si sono presentati all’alba davanti ai
cancelli del bosco, facendo scudo con i propri corpi per impedire l’inizio dei
lavori. Nei giorni successivi hanno rinnovato i permessi, trasformando la
protesta nonviolenta in un presidio permanente.
La chiamata dei cittadini reggiani era fissata per le 6.30, poco prima
dell’inizio dei lavori. A quell’ora, decine di residenti si sono presentati
davanti ai cancelli del Bosco Ospizio, sedendosi davanti agli ingressi per
impedire agli operai di accedere all’area. Questi ultimi sono arrivati pochi
minuti dopo, a bordo di ruspe e mezzi pesanti. Con loro erano presenti anche
membri delle Forze dell’Ordine, che hanno iniziato a identificare i
manifestanti, senza tuttavia scoraggiare la loro iniziativa. Dopo alcune ore,
gli operai si sono ritirati per tornare il giorno successivo. Martedì 4 agosto
la situazione si è ripetuta: alle persone già presenti si sono aggiunti altri
cittadini, mentre alcuni degli attivisti che la sera precedente avevano deciso
di montare le tende e trascorrere la notte all’interno del bosco hanno mantenuto
il presidio. I mezzi sono arrivati intorno alle 6 del mattino, accompagnati da
Polizia e Digos, che hanno identificato e filmato gli attivisti. «Gli operai
hanno cercato di aprire il cancello prima dall’esterno, procedendo poi a
tagliare col flessibile dall’interno, dopo essere entrati dal secondo ingresso»,
comunica l’Assemblea Bosco Ospizio. «Flessibile in funzione a pochi cm dalle
nostre teste. Nessuno di noi si è alzato, finché il pannello è stato richiuso,
il chiavistello al cancello rimesso, e i mezzi sono stati finalmente
allontanati». La ritirata è avvenuta intorno alle 8 del mattino, lasciando
nuovamente spazio alle attività del presidio.
Mercoledì 5 agosto la prima svolta: «Per la prima volta in questi giorni sono
arrivati solo Polizia, Digos e Carabinieri, ma non i mezzi, che si sarebbero
trovati davanti tantissime persone già da prima delle sei». Comunica il gruppo
di attivisti. Giovedì il presidio ha richiesto i permessi per diventare
permanente e a partire da quel giorno non è stata segnalata la presenza delle
Forze dell’Ordine. La presenza cittadina continua ancora oggi. «Tre settimane fa
Reggio veniva investita da una tempesta tropicale, mentre ora tocchiamo picchi
quotidiani di 39 gradi», denunciano gli attivisti, contestando la
cementificazione della zona davanti alla progressiva crisi climatica; i comitati
chiedono che il Bosco Ospizio venga riconosciuto come microforesta urbana,
poiché «ha già le caratteristiche giuste e si trova in un posto ideale», a
ridosso del traffico e situato «tra due scuole dell’infanzia dove deve essere
garantita la civiltà del servizio». Chiedono, infine, a Conad di fermare le
ruspe e aprire la possibilità al dialogo.
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