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25 anni fa i No Global “vedevano” il futuro
Il professore di economia ed ex direttore di un dipartimento del Fondo Monetario Internazionale Carlo Cottarelli in un’intervista rilasciata nel luglio 2021 ammetteva che: “I No Global guardavano avanti, i problemi persistono”. Proprio perchè “avevamo ragione” riporto quanto diffondemmo con il titolo: “Ciò che chiediamo” nel luglio del 2001 rispetto alle questioni di cui si parlava. Ognuno tragga le sue considerazioni. La globalizzazione e i fenomeni ad essa connessi non li hanno inventati i vertici dei G8, né la scadenza del 21 luglio a Genova. Vi sono stati lunghi processi, accelerati notevolmente nell’ultimo decennio, di sviluppo tecnologico e di innovazione nel campo dei trasporti e delle telecomunicazioni che hanno favorito un’impetuosa crescita dell’economia e degli scambi finanziari. Se a ciò si somma la caduta del Muro di Berlino e dei regimi comunisti dei Paesi dell’Est Europa con quello che ha comportato in termini di crisi dell’ideologia marxista e di presunta vittoria del modello capitalista, si può ben capire come in questi ultimi anni l’economia ha preso il sopravvento sulla politica. I temi in discussione saranno quelli relativi alla globalizzazione e al pensiero unico dominante legato ad un’idea di finanziarizzazione dell’economia e di massimo profitto ottenibile, dove l’idea della persona umana entra solo come “strumento”  della realizzazione di questi obiettivi. Eduardo Galeano, scrittore uruguayano, al Forum Sociale svoltosi a Porto Alegre (Brasile) nel gennaio 2001 ha apostrofato la globalizzazione con queste parole: “Mai come oggi il mondo ha creato tanta ineguaglianza nella distribuzione della ricchezza, rendendosi al tempo stesso tutti simili, oggetto di un unico catechismo della violenza e del consumo”. E’ evidente che noi siamo dentro la globalizzazione. La globalizzazione produce ricchezza, ma la sua distribuzione avvantaggia sempre di più i ricchi a discapito dei poveri. Circa 1,3 miliardi di persone vive con meno di 2.000 lire al giorno, 11 milioni di bambini muoiono ogni anno per denutrizione. Non ci muove solo un senso di giustizia, è che prima o poi i problemi legati all’immigrazione, alla desertificazione, alla scarsità di acqua e all’innalzamento della temperatura ricadranno su di noi con tutta la loro pesantezza. Senza voler demonizzare il fenomeno della globalizzazione, proponiamo che si rincominci a ridefinire le regole legate all’economia, riportando le scelte al primato della politica, a partire dai livelli istituzionali più alti. In particolar modo chiediamo: a) che i piani di ristrutturazione del FMI e della Banca Mondiale non siano discussi più solo con il Governo del Paese che chiede un prestito, ma con le realtà dei suoi gruppi intermedi (sindacati, associazioni, Organizzazioni Non-Governative, ecc.); b) la democratizzazione delle Istituzioni Internazionali, a partire dall’ONU; c) l’istituzione di forme di tassazione delle transazioni finanziarie internazionali di carattere speculativo. Si propone che i proventi siano destinati a progetti di sviluppo e crescita portati avanti anche dalle realtà locali dei Paesi coinvolti e dalle ONG; d) la cancellazione del debito dei Paesi poveri in cambio del rispetto dei diritti umani e della riduzione significativa delle spese militari; e) la lotta alla privatizzazione dei servizi sociali e dei beni essenziali (acqua, luce, gas); f) che ci si batta per la sottoscrizione di codici di condotta tra imprese e organizzazioni sindacali che favoriscano le libertà di organizzazione sindacale e di contrattazione e impediscano lo sfruttamento minorile e il lavoro forzato; g) il sostegno al Commercio Equo e Solidale e alla Finanza Etica; h) la sperimentazione delle biotecnologie alimentari e non, limitata e rigorosamente verificata prima di estenderne i suoi risultati in campo agricolo ed alimentare; i) il sostegno alle economie locali, contrapposto alla volontà delle multinazionali di ottenere l’Accordo Multilaterale sugli Investimenti (M.A.I.); l) la riduzione delle spese militari e il finanziamento di studi, ricerche e sperimentazione di forme di risoluzione nonviolenta dei conflitti (Corpi Civili di Pace per interventi umanitari non armati in zone di conflitto); m) l’accettazione del protocollo di Kyoto e l’avvio di rigorose politiche verso la riconversione ecologica dei Paesi Industrializzati. n) l’abolizione dei brevetti sui medicinali salvavita. La salute non è un bene che può essere sottoposto agli interessi del profitto (vedi il caso del Sudafrica e dei medicinali per la cura dei contagiati da Aids). Brevetti e scoperte scientifiche devono essere a disposizione dell’umanità intera. I valori della democrazia, della libertà, della pace e il rispetto della dignità e della vita della controparte ci motivano ad una protesta e, soprattutto, ad una proposta rigorosamente nonviolenta. Rifuggiamo da chi usa la violenza, anche solo con il pretesto della “difesa personale”, nella partecipazione a queste iniziative. Forlì, 14 luglio 2001, Gruppo Alon-Gan FC, Centro per la Pace Forlì (Raffaele Barbiero) Redazione Romagna
August 10, 2026
Pressenza