Il cemento, i vermi e la paura di essere felici
Tre dischi, tre modi diversi di raccontare lo stesso malessere. Gli Idles lo
hanno preso a testate, i Viagra Boys ci hanno riso sopra, gli Yard Act provano a
conviverci senza smettere di cercare una via d’uscita. In meno di dieci anni,
tra Bristol, Stoccolma e Leeds, il post-punk è tornato a essere una lingua
comune: prima rabbiosa, poi grottesca, infine quasi ottimista. Brutalism, Street
Worms e You’re Gonna Need a Little Music raccontano anche questo passaggio di
testimone.
1. IDLES – BRUTALISM
Alla fine della Seconda guerra mondiale il brutalismo, in Inghilterra, era lo
stile architettonico di chi non aveva i soldi per le decorazioni. La bruttezza
spacciata per onestà. Gli Idles nel 2017 rubano il nome per il loro disco
d’esordio, con la grazia di chi fa un trasloco mentre piange. Ne avevano tutte
le ragioni. Durante le registrazioni muore la madre del cantante Joe Talbot,
dopo una lunga malattia, e finisce in copertina con una scultura costruita dal
figlio col padre. Un oggetto che vuole somigliare a un edificio brutalista ma
che, a guardarlo bene, è soprattutto una lapide travestita da arte
contemporanea. Il disco non chiede scusa a nessuno e apre, a colpi di basso
distorto, una nuova strada per il postpunk, che da quel momento in poi comincia
a vivere una seconda giovinezza nel Regno Unito. Per festeggiare il successo,
gli Idles pressano cento copie del vinile con dentro le ceneri della madre di
Talbot. Un’idea che altrove suonerebbe da reality show dell’orrore, e che
invece, nei sobborghi proletari di Bristol, sembra quasi normale. Lo scorso
giugno, quasi un decennio dopo, gli Idles si sono ritrovati sul palco del
Primavera Sound a Porto, circondati da metà della scena che quel disco aveva
contribuito a far nascere. Il cemento, alla fine, ha tenuto meglio del previsto.
2. VIAGRA BOYS – STREET WORMS
Quasi tutti i membri dei Viagra Boys sono cresciuti in Svezia, uno dei Paesi con
il welfare più solido d’Europa. Il cantante, Sebastian Murphy, no. È nato in
California e si è trasferito a Stoccolma a diciassette anni per vivere da una
zia. È l’unico americano in un gruppo svedese, ed è anche la voce che racconta
le cose messe peggio. Il loro disco d’esordio, Street Worms, esce nel 2018, un
anno dopo Brutalism degli Idles. Prende di mira lo stesso bersaglio, la
mascolinità, ma con un’arma diversa. Non la rabbia, ma la presa in giro. Sports,
il primo singolo, elenca sport a caso con un tono così piatto da suonare come
una pubblicità fallita, mentre sax e batteria intorno sembrano una rissa da bar
filmata al contrario. Worms chiude il discorso con un’immagine semplice: i vermi
che mangeranno te, mangeranno anche il bulletto da palestra, il populista di
turno, chiunque. Non c’è happy end, ma nemmeno la pretesa di trovarlo. Anche i
Viagra Boys, quest’estate, sono saliti sul palco del Primavera Sound a Porto,
non lontano da dove gli Idles avevano aperto la strada. Il welfare, in fondo,
qualcosa lo distribuisce sempre. Anche solo un palco condiviso.
3. YARD ACT – YOU’RE GONNA NEED A LITTLE MUSIC
Cherofobia è la paura di essere felici, la convinzione che alla gioia debba
sempre seguire una disgrazia. È un termine clinico, perfetto per il post-punk
britannico, genere che racconta il disastro e si concede comunque un ultimo
accordo di speranza. Gli Yard Act questa tensione l’hanno messa addirittura in
un titolo, Cherophobe Rock, traccia del loro terzo album, in uscita il 17
luglio, come se da Leeds avessero deciso di scrivere la propria nevrosi sul
frontespizio. Il primo singolo, Redeemer, va in una direzione più cupa del
solito. Basso ipnotico e chitarre sporche accompagnano James Smith, che canta di
una figura salvifica rivelatasi fonte di rovina. Abbastanza lontani dall’ironia
degli esordi. Alla produzione, divisa tra Los Angeles e l’Inghilterra, c’è
Justin Meldal Johnsen, bassista dei Nine Inch Nails. E si sente. Il disco, a
giudicare dai primi assaggi, mantiene comunque il marchio di fabbrica della
band: un ottimismo ostinato che arriva sempre in fondo. Anche loro erano sul
palco di Primavera Sound a Porto, nello stesso cartellone di Idles e Viagra
Boys. Sono i più giovani del trio, quelli che raccolgono il testimone. Magari
con un po’ di cherofobia, ma senza lasciarlo cadere.
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