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“Il valore della testimonianza” nelle fotografie di Andy Rocchelli
LA MOSTRA SARÀ IN ESPOSIZIONE DA SABATO PROSSIMO, 26 SETTEMBRE, FINO AL 25 OTTOBRE, NEL CASTELLO BOLOGNINI DI SANT’ANGELO LODIGIANO. L’iniziativa è promossa e organizzata da Cesura, ADE LAB / Arte Design Eventi e Lodigiano Democratico in collaborazione con ALG – Associazione Lombarda dei Giornalisti, FDU – Fondazione Diritti Umani, Articolo 21 e Libera nell’ambito della 13° Circuito OFF della XVII edizione del Festival della Fotografia Etica. Nel febbraio 2014 Andy Rocchelli era andato a Kiev per documentare le proteste di Maidan e, insieme a due colleghi, il francese William Roguelon e il russo Andrey Mironov, il 24 maggio 2014 si trovava ad Andreevka, nella periferia di Sloviansk (Ucraina orientale), a documentare le sofferenze della popolazione civile stretta nella morsa del conflitto bellico tra separatisti filorussi ed esercito ucraino. Il gruppo di reporter venne bersagliato dai militari ucraini e Rocchelli e Mironov morirono. Il crimine di guerra venne giudicato in Italia incolpando un soldato, nel 2020 assolto. La sentenza stabilì che Rocchelli e Mironov erano stati uccisi volontariamente dai militari ucraini, ma che i responsabili fossero ignoti. Nel 2022 un disertore dell’esercito ucraino rivelò a un giornalista della Rai che l’ordine di sparare contro i civili era stato dato dal comandante Mychajlo Zabrods’kyj, nel 2014 – lo stesso anno dell’omicidio di Rocchelli e Mironov – insignito Eroe dell’Ucraina. In seguito, nell’agosto 2019 venne eletto deputato e dall’aprile 2023 fino al febbraio 2024 è stato il vice comandante in capo delle forze armate ucraine. Nato a Pavia nel 1983, nel 2008 Andy Rocchelli é stato un fondatore di Cesura, che ricorda: > Le sue fotografie sono state pubblicate su diverse testate internazionali come > Newsweek, Le Monde, Wall Street Journal, Foreign Policy, Novaya Gazeta, > Sportweek, NZZ e Kommersant. > > In Italia, si è concentrato principalmente su fenomeni come le showgirl > televisive, le vocazioni religiose, la criminalità organizzata in Calabria e > le storie di migranti africani sfruttati nelle campagne del Sud Italia. > > Tra i suoi progetti fotografici più importanti si annoverano la documentazione > delle violazioni dei diritti umani nel Caucaso russo (Inguscezia, Daghestan e > Cecenia) e in Kirghizistan, dove si è recato nel 2010 collaborando con Human > Rights Watch, delle primavere arabe in Tunisia e Libia nel 2011, e il progetto > fotografico sull’universo femminile moscovita pubblicato postumo, con il > titolo Russian Interiors, nel 2015 premiato da World Press Photo. “L’esposizione offre uno sguardo intimo e drammatico sulla realtà dei conflitti contemporanei attraverso gli scatti realizzati dal fotoreporter nel Donbass nel 2014, poco prima che venisse assassinato – spiega ALG – Come suggerisce il suo titolo, Il valore della testimonianza, la mostra si impone come un concetto e un aspetto fondamentale nel panorama della comunicazione internazionale, toccando dinamiche cruciali del nostro tempo: dal delicato e insostituibile lavoro giornalistico sul campo ai rischi estremi che gli inviati si ritrovano a fronteggiare quotidianamente, passando per l’imprescindibile necessità di raccontare la verità dei fatti nel pieno rispetto del diritto e dovere di cronaca”. ANDY ROCCHELLI. IL VALORE DELLA TESTIMONIANZA CASTELLO BOLOGNINI – SANT’ANGELO LODIGIANO inaugurazione: sabato 27 settembre alle 17:30 in esposizione fino a domenica 15 ottobre giovedì, venerdì e sabato dalle 16:30 alle 19:30 domenica dalle 9:30 alle 12:30 e dalle 15 alle 19     Maddalena Brunasti
September 23, 2026
Pressenza
Kiev e Mosca: pace disarmata, o tregua armata?
Kiev e Mosca stanno davvero negoziando o sono le solite sparate di Trump e affini? Putin non sembra pronto a cedere senza avere garanzie di pace, cosa significa? Semplice: per la pace bisogna dare al nemico la sicurezza che non sia attaccato di nuovo. Quindi la pace è disarmata e disarmante, come dice il Papa, altrimenti non si chiama pace, ma tregua. La guerra d’altra parte non conosce limiti e si basa sulla presunzione di poter sconfiggere il nemico. E questa è la prima illusione della guerra, perché non sempre chi attacca per primo vince, anche se pensava di ottenere qualcosa, può andare incontro ad una sconfitta clamorosa come Hitler, o come Napoleone. La seconda illusione della guerra riguarda la strategia. Sappiamo da secoli quanto sia importante la strategia… e gli Stati Uniti stanno adottando tutti i mezzi disponibili per annichilire gli avversari, ma, per ora, sta vincendo la Cina senza sparare un colpo, come giustamente prescritto nell’arte della guerra: il modo migliore di vincere si manifesta vincendo senza combattere. E chi attacca rischia di scoprire il segreto principale della guerra, cioè quello che non aveva calcolato, l’imprevisto, l’elemento chiave imponderabile. La terza illusione della guerra riguarda gli Stati Uniti soprattutto: gli USA hanno una potenza militare stratosferica e ineguagliabile, ma NON hanno sconfitto l’Iran, hanno perso in Afghanistan e in Vietnam, tanto per fare qualche esempio. Allora perché continuano ad attaccare? Non è solo una necessità imperiale, ma è una necessità industriale. Se hai un complesso militare industriale senza paragoni, e vuoi mantenere una presunta o reale superiorità tecnologica, sei costretto a combattere continuamente per tante ragioni, tra cui quelle più evidenti sono due: un settore industriale si può paragonare ad una locomotiva a vapore, se non la alimenti con il carbone, non va avanti. Inoltre le nuove tecnologie si sperimentano nel teatro di guerra, quello è il vero banco di prova (e si è visto con i droni in continua evoluzione). Allora non gli basta mai, la guerra cannibalizza il mondo, e l’esito può essere fatale per tutti. Quindi si arriva ad un certo punto in cui risulta più saggio e conveniente fermarsi. E prima si arriva a quel punto, meglio sarebbe per tutti i comuni mortali. Pace. Ci vuole la pace. Punto. Ray Man
September 15, 2026
Pressenza
I cristiani, le armi e la guerra
“Lasciate, basta così!”  (Lc 22,51) La guerra non è, non può essere, un’opzione possibile nell’orizzonte di senso del cristiano. Il cristiano non può costruire armi: ogni proiettile, ogni missile o razzo o drone o bomba o mina costruita con sapienza ingegneristica sempre più sofisticata non può essere l’occupazione di un cristiano. Perché ogni proiettile entrerà nel corpo di un altro uomo, perché ogni missile, bomba, razzo, mina, drone esploderà distruggendo vite, seminando visceri umani, mutilando arti, distruggendo case, cose, alberi, animali, sogni, progetti, storie; distruggendo e uccidendo l’umanità intera. Perché ogni vita che concluderà la sua esistenza per ogni arma costruita, sarà una vita finita per sempre, che non esisterà più: “Quando un uomo è morto è morto per sempre” (Enzo Bianchi). Perché ogni vita offesa e mutilata da una sola mina, da una sola bomba, è una vita che continuerà ad esistere ma mortificata e umiliata nei suoi desideri, nelle sue speranze, nei suoi orizzonti di una vita integra, bella e completa. Perché il fine di ogni arma è in contrasto col desiderio di vita dell’uomo e nulla ha a che fare con l’umanità di cui il primo e veritiero testimone e insegnante è lo stesso Gesù Cristo, a cui il cristiano dice di appartenere. Non è data alcuna possibilità di contatto e di coerenza tra la guerra con le sue armi e il messaggio evangelico lasciato da Gesù Cristo per tutti coloro che dicono di essere cristiani. Non c’è alcuna possibilità di mettere d’accordo gli strumenti di morte col Vangelo di salvezza, di trovare un’armonia tra la guerra e il desiderio di vita di Dio attraverso la pace portata da Gesù Cristo. La guerra è solo morte e disperazione, distruzione e condanna; il Vangelo, Gesù, è solo vita e speranza, costruzione e misericordia. Il cristiano ha il dovere di ergersi quale testimone affidabile e sempre credibile del messaggio evangelico del Signore della vita e della pace, affrontando ogni ipotesi o realtà di guerra con gli strumenti a sua disposizione che non possono essere altri che  il dialogo incessante e il confronto nella vicinanza, nella presenza, nella prossimità, faccia a faccia, guardando negli occhi e condividendo tutta la propria umanità con chi gli dichiara la sua inimicizia. I cristiani non si presentano con spade e bastoni, bensì con i loro volti, con le loro parole, con la loro Parola, con le loro storie, i loro corpi, i loro cuori. E se, nonostante tutto l’impegno profuso per scongiurare una guerra, quella guerra iniziasse lo stesso, il cristiano non può non perseverare nella denuncia di ogni ipocrisia e nel tentativo sempre più veemente e insistente di fermare quanto prima quella guerra. Allora Gesù gli disse: «Rimetti la spada nel fodero, perché tutti quelli che mettono mano alla spada periranno di spada.” (Mt 26, 52) Nell’orto, quella notte, in preda all’istinto di reazione, seppur con tutta la buona volontà e la buona fede nei confronti del suo Maestro di vita, il capo terreno della Chiesa universale, il primo papa, il discepolo dei discepoli, Pietro, usa indebitamente una spada per tagliare un orecchio e offendere la dignità di un altro uomo mutilandolo per sempre nella sua bellezza, nella sua umanità. E lo fa solo per paura, per istinto, mosso dalla sua passionale irruenza e non certamente dal ricordo dell’insegnamento del Maestro; o forse solo perché delle Sue parole non ci aveva ancora capito molto. Ma qui interviene sempre Lui, Gesù, il Maestro, a darci un altro insegnamento, a guarire il nostro cuore dalle pulsioni animali e demoniache che lo abitano, a indicarci la strada e a ridefinire ancora una volta per noi il percorso, a riorientarci sulla strada del Vangelo e della vera appartenenza a Cristo. Gesù, in silenzio, senza scene sensazionali, con un gesto tanto fugace quanto profondo ed efficace guarisce prontamente l’orecchio di Malco nel tentativo di fermare subito quella guerra che sta per innescarsi, per lasciare ad altri il compito e il “dovere” della guerra, per non lasciare che il suo grande-piccolo discepolo si renda responsabile di una nuova guerra. Sapendo bene che da un orecchio si sarebbe passati ad una mano, e poi ad una gamba, e poi ad un piede e poi ad un capo…. “Ma Gesù intervenne dicendo: «Lasciate, basta così!». E toccandogli l’orecchio, lo guarì.” (Lc 22, 51) La guerra non è una possibilità per il cristiano; e anche se inizia una guerra, responsabilità dei cristiani è quella di usare ogni mezzo per fermarla quanto prima, sapendo che ad ogni azione corrisponderà una reazione e che tutto lo scempio conseguente, al di là dei volti, dei nomi e delle appartenenze sul campo di ogni singola vittima, resterà nella memoria dei sopravvissuti,  nel risentimento dei cuori e nel desiderio istintivo, logico e consequenziale di vendetta.  La guerra è morte, che dura e persiste anche oltre la morte fisica. E’ morte dell’amore, della pace dei cuori, del desiderio di felicità che ogni uomo dovrebbe avere, della capacità di seminare il bene. La guerra, più si prolunga più si perpetua, autorigenerandosi ad ogni morto o vittima in più. Pensiamoci: Israele-Palestina, Ruanda, Sudafrica, Irlanda-Inghilterra, Jugoslavia, Siria, Yemen, Russia-Ucraina, USA-Iran, ecc,. A guerre finite, laddove sono finite, dopo tanti anni e tante vittime e uomini morti, che non sono più, quanto tempo ci vorrà perché i cuori dei sopravvissuti ritrovino pace? Perché nelle generazioni che si susseguono non venga più tramandato l’orrore e la memoria degli affronti e delle umiliazioni subite a causa delle guerre del passato? Dovrà passare tanto di quel tempo prima di ritrovare una nuova dimensione di pace che probabilmente saremo pronti per una nuova guerra. Sembra, così, che la guerra sia il naturale destino dell’uomo. La guerra rigenera se stessa e non si ferma mai. Solo l’uomo di buona volontà, certamente e necessariamente il cristiano (se è autenticamente cristiano), può fermare questa memoria diabolica, questo destino quasi inesorabile, anche a costo della sua stessa vita, senza impugnare alcuna spada, ma spendendosi ed esponendosi in prima persona, con tutti i mezzi a sua disposizione perché la comunicazione e il dialogo tra le parti non cessi mai, per scongiurare e fermare il più presto possibile e in tempo ogni realtà ed ogni pensiero di guerra. E il cristiano autentico, colui che appartiene a Cristo e lo conosce, ha questa possibilità per il semplice fatto che il suo sguardo riesce a vedere oltre la morte, oltre la croce, laddove il sepolcro è vuoto e la vita regna sovrana in eterno nel Risorto. La sua forza è tutta nella certezza di fede che la morte è vinta in Cristo e che dunque essa non rappresenta più l’ultimo ostacolo da cui proteggersi e da allontanare dal proprio orizzonte con qualunque mezzo, anche con la guerra. “Evitare questa morte con qualche stratagemma terreno, con la spada – non importa quale – di una difesa a breve respiro, significa escludersi dalla camera nuziale, significa mettere la fiducia nell’illusione di un successo che null’altro è se non l’orecchio mozzato di un certo servo: l’orecchio di Malco” (Christos Yannaras, L’oreille de Malchus, pp. 197-199) Sapremo resistere a questa tentazione e diventare veramente adulti nella fede? Sapremo affidarci alla promessa di vita del Risorto? Sapremo appartenere a Cristo a tal punto? Palermo, 30 Maggio 2022 – 13 Settembre 2026 *Giovanni Farro è direttore dell’Hospice dell’Ospedale Civico di Palermo                                                                                    Redazione Palermo
September 14, 2026
Pressenza
Amnesty International: “Lev Shlosberg dev’essere scarcerato immediatamente”
Il 17 agosto il tribunale di Pskov ha condannato il giornalista e vicepresidente di Yabloko a 11 anni e un mese di colonia penale perché, ai sensi degli articoli 280.3.1 e 207.3.2.d del codice penale, colpevole di “ripetuto discredito nei confronti delle forze armate russe” e di “diffusione di informazioni deliberatamente false sulle forze armate russe”. Lev Shlosberg non aveva fatto altro che esercitare il proprio diritto alla libertà di espressione: ha preso parte a un dibattito online sulla guerra contro l’Ucraina e ha condiviso sulle piattaforme social la prima pagina di un’edizione del quotidiano inglese Daily Mirror con le foto del presidente russo Putin e di una donna ucraina coperta di sangue. “Le autorità russe devono liberare immediatamente e senza condizioni Lev Shlosberg e annullare la sua condanna – ha dichiarato Marie Struthers, direttrice di Amnesty International per l’Europa orientale e l’Asia centrale – Devono abrogare le leggi che criminalizzano chi esprime pacificamente posizioni contro la guerra, porre fine alla persecuzione di membri e sostenitori di Yabloko e rispettare, per tutte le persone in Russia, i diritti alla libertà di espressione, di associazione, di riunione pacifica e di partecipazione politica”. Lev Shlosberg è il vicepresidente di Yabloko, l’unico partito politico russo che si oppone alla guerra di aggressione russa contro l’Ucraina. Il 10 agosto la corte suprema ha vietato la partecipazione di Yabloko alle elezioni della Duma del mese prossimo. Il 17 agosto decine di suoi sostenitori sono stati fermati mentre era in corso l’esame del ricorso contro la decisione della corte suprema. Alla fine del processo, Shlosberg ha preso la parola affermando che “migliaia e migliaia di persone sono state prese di mira per le loro opinioni pacifiche, non violente e umanistiche. In questo tribunale, in realtà, io sono la Federazione Russa, messa in gabbia perché vogliono costringerla al silenzio”. Amnesty International
August 18, 2026
Pressenza
UNICEF: bambini vittime di attacchi nella Federazione Russa e in Ucraina
Negli ultimi giorni sono stati uccisi e feriti numerosi bambini. Nella Federazione Russa, secondo le notizie, una ragazza di 13 anni è rimasta uccisa e due bambine, di 7 e 9 anni, sono rimaste ferite quando domenica un drone ha colpito nei pressi di un parco giochi nella regione di Belgorod. Secondo le notizie, tre bambini sono tra le sette persone uccise ieri in un attacco nella regione di Krasnodar, che ha ferito circa 40 altre persone. In Ucraina, secondo le notizie, almeno sei bambini sono stati uccisi in attacchi avvenuti negli ultimi sette giorni: un bambino di 8 anni e almeno tre bambini uccisi insieme a tutta la loro famiglia nella regione di Dnipropetrovsk, e due bambine – di 5 e 10 anni – nella regione di Sumy. Nello stesso periodo, secondo le notizie, almeno 19 bambini sarebbero rimasti feriti. Un parco giochi. Una spiaggia. Una casa di famiglia. I bambini hanno il diritto di sentirsi al sicuro nei luoghi in cui vivono e giocano, ovunque si trovino. L’UNICEF esorta nuovamente tutte le parti a rispettare gli obblighi previsti dal diritto internazionale umanitario, compresa la protezione dei bambini e delle infrastrutture civili. Gli attacchi che uccidono e feriscono i bambini devono finire. UNICEF
August 4, 2026
Pressenza