Berlino apre spazi per ospitare legalmente eventi spontanei e non commerciali
Nel cuore di Berlino, vicino agli skater del Gleisdreieck park, da qualche
settimana c’è un’area che può ospitare una festa senza il timore delle proteste
dei residenti o di interventi delle forze dell’ordine. Friedrichshain-Kreuzberg
è il primo distretto della capitale tedesca a dotarsi di un’area ufficialmente
destinata a eventi open air gratuiti e non commerciali: l’assemblea distrettuale
ha approvato la delibera poco prima della pausa estiva, accogliendo una mozione
presentata a marzo dal partito di sinistra Die Linke con il sostegno della
Clubcommission, l’organizzazione che rappresenta i club berlinesi.
Fino a oggi, chi voleva organizzare un raduno spontaneo di musica elettronica in
città si muoveva in una zona grigia tollerata da decenni, ma mai regolata. Ora
esiste una procedura: gli organizzatori potranno segnalare l’evento tra le 24 e
le 72 ore precedenti attraverso un sistema digitale, senza rincorrere le
autorizzazioni tradizionali previste per un concerto o una discoteca. Il modello
ricalca quelli già sperimentati a Halle, Brema e Lipsia: un tetto al numero di
partecipanti, limiti di rumore, tutela del verde e un piano di sicurezza.
La scelta del luogo non è casuale. L’area, a est dell’edificio di gestione del
parco, dispone già di tutto ciò che serve: vie di accesso per i soccorsi, una
postazione di primo intervento con defibrillatore, bagni pubblici, una
fontanella, un chiosco e il collegamento diretto con la stazione U- e S-Bahn di
Yorckstraße. Gli edifici residenziali più vicini sono lontani, separati da una
linea ferroviaria già di per sé rumorosa: l’impatto acustico sui residenti,
promette il distretto, resterà contenuto. Gli eventi musicali potranno svolgersi
fino alle 22, anche la domenica.
A spingere il progetto è stata Maria Bischof, portavoce culturale della Linke
nel distretto, insieme al capogruppo René Pérez Domínguez, che ne rivendica il
valore sociale: i free open air, spiega, sostengono giovani artisti ed emergenti
organizzatori, e «allo stesso tempo, la loro natura pubblica e non commerciale
li rende accessibili anche alle persone a basso reddito». Se il progetto
funzionerà, altri distretti berlinesi hanno già fatto sapere che potrebbero
seguirlo.
Da tempo, del resto, Berlino non tratta la musica elettronica come un fenomeno
marginale da tollerare ai bordi della città. Nel marzo 2024 la Conferenza dei
ministri della Cultura tedeschi ha inserito la scena techno berlinese nel
registro nazionale del patrimonio culturale immateriale, il passaggio che
precede un’eventuale candidatura Unesco: il Berghain, il Tresor, la Love Parade
diventata Rave the Planet, decenni di dancefloor riconosciuti come parte della
cultura del Paese. La Francia, a fine 2025, ha imboccato lo stesso percorso con
la propria musica elettronica, il French Touch. È un’evoluzione che riguarda
l’intera Europa: le città che per anni hanno trattato la cultura dei club come
un problema di ordine pubblico cominciano a considerarla infrastruttura
culturale, con tanto di budget, tutele e, ora, spazi dedicati.
Resta un paradosso difficile da ignorare. Quella che Friedrichshain-Kreuzberg ha
appena legalizzato è, nella sostanza, una pratica simile che altrove continua a
essere criminalizzata: i free party, conosciuti come rave, che altro non sono
che feste spontanee e gratuite organizzate fuori dal circuito dei locali a
pagamento e degli sponsor. Un evento non commerciale che non genera profitto,
occupa per poche ore strutture dismesse, e non riempie le casse di nessun
promoter: è forse proprio per questo che le autorità lo hanno sempre osteggiato.
A Berlino si inverte la logica: non si reprime ciò che sfugge al mercato, ma gli
si costruisce intorno una cornice legale.
In Italia la strada resta quella opposta. Uno dei primi atti del governo Meloni,
il decreto legge 31 ottobre 2022 n. 162, varato pochi giorni dopo l’insediamento
e sull’onda del rave di Modena, ha introdotto nel codice penale il reato di
invasione di terreni o edifici per raduni pericolosi, con pene fino a sei anni
di carcere per gli organizzatori.
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