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Il marchio Reggio Emilia e la ricostruzione educativa israeliana
Il 27 luglio scorso Cosimo Pederzoli riporta alla ribalta, tramite un post su Facebook, l’utilizzo del Reggio Emilia Approach negli asili israeliani della Fondazione Sasa Setton, realizzati in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione israeliano. Reggionline riprende la notizia il giorno successivo, sottolineando la posizione di Reggio Children, secondo cui non esiste alcun accordo commerciale o istituzionale diretto con la fondazione. «Israele vuole il Reggio Children Approach nelle colonie illegali», sostiene Pederzoli. Su questo punto non abbiamo conferme. Il programma “Embrace” (poi “Embrace 2.0”), guidato da Sasa Setton, Alumot Or e Center for Jewish Impact in coordinamento con il Ministero dell’Istruzione, riguarda un numero crescente di centri per la prima infanzia (3-6 anni): da 32 (Times of Israel, settembre 2025) a 52 (Center for Jewish Impact, novembre 2025), nella Gaza Envelope, nel Western Negev, a Bat Yam e in cinque località del nord — probabilmente Kiryat Shmona, Metula, Shlomi, o i villaggi del Mateh Asher Regional Council (Ayalon, Aramsha, Hanita, Matzuba, Betzet, Liman, Adamit, Rosh Hanikra) — tutte città e villaggi entro i confini internazionalmente riconosciuti di Israele. I finanziatori sono Bank Hapoalim, Rothman Family Foundation, Segal Family Foundation, Combat Antisemitism Movement, Russian Jewish Congress, San Francisco Federation. Nessuno dei sei enti citati come sostenitori del progetto ha una missione pedagogica. Bank Hapoalim è la principale banca commerciale israeliana. Combat Antisemitism Movement e Russian Jewish Congress sono organizzazioni di advocacy e rappresentanza comunitaria, attive rispettivamente nel lobbying politico internazionale e nel sostegno alle comunità ebraiche di lingua russa. La San Francisco Federation è un ente ombrello di raccolta fondi per cause comunitarie ebraiche nordamericane. Di Rothman Family Foundation e Segal Family Foundation, entrambe fondazioni filantropiche familiari statunitensi, non risultano profili pubblici dettagliati. In nessun caso si tratta di enti con competenza o missione dichiarata in pedagogia dell’infanzia — un dato che solleva la domanda su quale funzione svolga, in questo assetto, un riferimento a un metodo educativo come quello reggiano. Il Reggio Emilia Approach nasce nel secondo dopoguerra nelle campagne intorno a Reggio Emilia, per iniziativa di gruppi di genitori che, usciti dalla Resistenza e dalla distruzione della guerra, costruirono le prime scuole dell’infanzia anche con i materiali recuperati dai residuati bellici. Fu poi sistematizzato dal pedagogista Loris Malaguzzi, che ne fece un progetto pubblico e comunitario: la scuola dell’infanzia come diritto, costruita dal basso, in un territorio che usciva dall’antifascismo e dalla guerra. È su questo schema retorico — “Reggio che si ricostruì dopo la guerra” — che i promotori presentano il programma “Embrace”, nato, a loro dire, per supportare i bambini israeliani del Gaza Envelope nell’elaborazione del trauma del 7 ottobre 2023. Il Reggio Emilia Approach era però già arrivato in Israele dal 1998, quando Naama Zoran — che sarebbe poi stata tra i fondatori del dipartimento 0-3 del Ministero dell’Istruzione israeliano — lo introdusse nel paese. Da almeno il 2018, Zoran organizza inoltre seminari specifici come “Exploring Reggio Through a Jewish Perspective”. Sappiamo che nel sistema educativo israeliano il servizio militare è presentato come nucleo dell’identità nazionale, e l’esercito entra regolarmente nelle scuole di ogni livello. Già negli asili e nelle elementari, i bambini ascoltano racconti sull’eroismo dei caduti, partecipano a visite ai memoriali e vengono coinvolti nella spedizione di pacchi e lettere di sostegno ai soldati al fronte. È possibile che questo approccio propagandistico sia affiancato dal Reggio Emilia Approach, e quanto l’istituzione reggiana è a conoscenza di un eventuale uso distorto del suo progetto educativo? A fronte di queste domande, una prima risposta istituzionale era già arrivata nel settembre 2025. Il 22 settembre Reggio Children e il Comune di Reggio Emilia avevano annunciato l’avvio di una verifica sui rapporti con istituti israeliani o ebraici del network internazionale. Il giorno successivo, una nota di chiarimento precisava che l’organizzazione non ha mai concesso marchi o certificazioni a scuole in nessun paese, Israele incluso, ma confermava che la verifica caso per caso era in corso, insieme al richiamo alla continuità dei progetti sostenuti nel tempo con realtà educative palestinesi. Il Resto del Carlino individuò allora il primo banco di prova concreto di questa policy: lo Study Group “from Jewish Schools”, già in programma per il 12-16 gennaio 2026, co-promosso con Mirrors Way – Israel-Reggio Journey, il referente israeliano ufficiale della rete dal 1998. Lo Study Group si è tenuto regolarmente. E oggi, quasi un anno dopo l’annuncio, Israele risulta ancora presente nel Network Internazionale pubblicato sulla pagina ufficiale di Reggio Children, alla voce “Asia e Oceania” — pagina consultata e archiviata il 29 luglio 2026 (ore 21:04 UTC). Il 28 luglio Reggionline ha riportato, sempre a partire da una denuncia di Pederzoli, la sospensione della collaborazione con una scuola ebraica di Miami Beach. Della notizia non vi è però riscontro sul sito della scuola coinvolta, la Innovative School of Temple Beth Sholom: al 27 gennaio 2026 — mesi dopo l’annuncio — il suo sito e i suoi profili social continuano a definirla “Reggio inspired”, senza alcuna rimozione del riferimento. Non è chiaro, del resto, se un’eventuale sospensione riguardi un rapporto istituzionale diretto o la sola partecipazione a percorsi formativi — distinzione che, secondo quanto dichiarato da Reggio Children, resta comunque permessa a livello individuale, non essendoci un marchio commerciale da revocare. Le decisioni su ulteriori eventuali azioni, ha precisato l’organizzazione, saranno valutate insieme all’Istituzione Scuole e Nidi d’Infanzia del Comune, titolare del marchio. Sul piano politico locale, la vicenda non ha finora prodotto interrogazioni parlamentari né a Camera né a Senato. Il 12 gennaio 2026 il Consiglio comunale di Reggio Emilia ha invece respinto, a larghissima maggioranza, una mozione di Coalizione Civica che chiedeva a Farmacie Comunali Riunite di sospendere i rapporti con la multinazionale israeliana Teva — un dato che aiuta a misurare la distanza tra la dichiarazione di settembre e la prassi politica della città. Per l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università resta dunque aperta la domanda con cui si chiude questa ricostruzione: se un approccio propagandistico attraversa effettivamente il sistema educativo israeliano fin dalla prima infanzia, cosa garantisce che i centri sostenuti da Sasa Setton — costruiti proprio nel linguaggio della pedagogia reggiana — ne restino immuni? E quanto, un anno dopo il primo allarme, l’istituzione reggiana ha davvero verificato l’uso che viene fatto, altrove nel mondo, del proprio nome? Silvia Delitala, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente