Nel silenzio del mondo Israele ricomincia le stragi a Gaza: almeno 19 morti
Non c’è pace nella Striscia di Gaza. Almeno 19 palestinesi sono stati uccisi e
altri 23 feriti nei raid condotti dall’esercito israeliano portato a termine
nelle prime ore di ieri, domenica 2 agosto, secondo le autorità palestinesi. Gli
attacchi hanno colpito diversi edifici residenziali a Gaza City, nel campo
profughi di Jabalia, nella zona centrale della Striscia e nell’area di Khan
Younis. Tra le vittime figurano almeno tre bambini. Le nuove operazioni militari
arrivano nonostante il cessate il fuoco e a soli due giorni dall’accettazione,
da parte di Hamas, dell’ultima fase del piano di pace proposto dal presidente
statunitense Donald Trump, che prevede la consegna delle armi da parte del
movimento palestinese e un graduale ritiro delle forze israeliane dalla Striscia
di Gaza.
Secondo quanto riferito dalle autorità sanitarie di Gaza ai corrispondenti di Al
Jazeera, una parte delle vittime dei raid israeliani sarebbero famiglie. Gli
attacchi hanno infatti preso di mira zone residenziali che, secondo una retorica
ormai consolidata da parte dell’esercito israeliano, avrebbero nascosto
militanti di Hamas. Tra i civili uccisi, oltre ai bambini, vi sarebbe anche una
donna incinta. Gli attacchi su Deir el-Balah, Jabalia, Al-Mawasi e Remal hanno
così causato il più alto numero di vittime uccise in un solo giorno registrato
da diverse settimane. Insieme ai civili, inoltre, è stato preso di mira anche un
magazzino di medicinali. Nell’ambito di questo attacco, che sarebbe avvenuto
appena 15 minuti dopo un ordine di evacuazione, sono state danneggiate anche
numerose tende di sfollati. Secondo i giornalisti presenti sul luogo, nel
finesettimana gli attacchi israeliani sarebbero stati ripetuti e frequenti,
prendendo di mira obiettivi casuali – soprattutto edifici residenziali. Nella
giornata di sabato, almeno altri otto palestinesi sarebbero stati uccisi.
L’escalation nel massacro di civili arriva nemmeno 48 ore dopo che il Board of
Peace (l’organo internazionale fondato dagli Stati Uniti per la ricostruzione di
Gaza) aveva annunciato il raggiungimento di un accordo per il completo disarmo
di Hamas e degli altri gruppi armati presenti nella Striscia di Gaza. In base
agli accordi, mentre questo viene completato, «le truppe israeliane si
ritireranno» da Gaza e una forza miliare internazionale lavorerà «con una nuova
forza di polizia palestinese» per «prendersi la responsabilità della sicurezza
di Gaza per i propri residenti». «Per la prima volta, Hamas si è ufficialmente
impegnata in un piano attuabile per cedere tutte le sue armi, che sarà seguito
dal ritiro israeliano da Gaza» riporta il Board of Peace. Nei piani, Israele si
dovrebbe impegnare «pienamente» e «senza indugio» a rispettare gli impegni
previsti dal Protocollo, in particolare «la cessazione delle operazioni
militari».
Ancora una volta, tuttavia, il silenzio internazionale su quanto accaduto a Gaza
nelle ultime ore è assordante. Nessun leader occidentale ha commentato gli
attacchi: un breve, tiepido commento è giunto da Nickolay Mladenov, alto
rappresentante del Board of Peace, che ha sottolineato come i raid israeliani
abbiano «ucciso civili e distrutto le forniture mediche dalle quali essi
dipendono» e ricordato che «entrambe le parti hanno obblighi» in base agli
accordi raggiunti venerdì 31 luglio scorso. Dal canto loro, i gruppi palestinesi
hanno duramente condannato gli attacchi, definendoli crimini di guerra, e hanno
chiesto l’intervento degli Stati mediatori (tra cui gli USA) degli accordi. I
bombardamenti hanno «cancellato intere famiglie dal registro anagrafico» e
sarebbero direttamente finalizzati, secondo Hamas, a boicottare gli accordi
raggiunti con il Board of Peace.
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