“Questo caldo è una scelta politica”: il messaggio proiettato da Extinction Rebellion sulla Mole Antonelliana
Extinction Rebellion proietta sulla cupola della Mole lo slogan “Questo caldo è
una scelta politica” usato già nelle settimane scorse nei quartieri della città.
Un modo per sottolineare le responsabilità di Regione e Governo nello
smantellamento delle politiche europee di contrasto alla crisi climatica, che
proprio in queste settimane di caldo, incendi e siccità dimostra la sua
pericolosità.
“Questo caldo è una scelta politica” è lo slogan che Extinction Rebellion ha
proiettato, la notte scorsa, sulla cupola della Mole. Si tratta dello stesso
slogan diffuso con le locandine affisse a inizio luglio in diversi quartieri
della città, che stigmatizzavano anche le affermazioni di Ignazio La Russa “Ci
abitueremo al caldo caraibico”, rimodulato qualche giorno dopo sul Toret di
viale Marco Pannella, tinto di verde acido, “Siccità e crisi climatica: il
Governo ti lascia a secco”. Tre diverse iniziative, un unico messaggio, che fa
riferimento alle responsabilità politiche di chi, secondo il movimento, negli
anni ha minimizzato la gravità della crisi e ha fatto scelte che vanno in
direzione contraria.
Questa volta, allo slogan principale si è aggiunto un secondo messaggio: “Morti,
incendi, siccità: chi paga?”. Un riferimento diretto agli effetti delle ondate
di calore estremo che nelle ultime settimane stanno colpendo l’Europa,
provocando migliaia di vittime, alimentando incendi devastanti che stanno
mettendo in difficoltà Paesi come Francia, Spagna e Italia e aggravando una
situazione di siccità già critica. Anche il Piemonte sta facendo i conti con una
crisi che si ripete ormai da anni: incendi sempre più frequenti e una grave
scarsità d’acqua hanno riportato il livello del Po ai minimi, rendendo ancora
più evidente l’emergenza idrica in corso. Una situazione che ha spinto
nuovamente il presidente della Regione Piemonte a chiedere lo stato di
emergenza. «Quando smetteremo di rincorrere le emergenze e inizieremo ad agire
prima che accadano?», è la domanda lanciata provocatoriamente dal movimento.
«Quello che stiamo vivendo oggi è la diretta conseguenza delle scelte politiche
degli ultimi trent’anni. Nonostante la comunità scientifica avverta fin dagli
anni Novanta dei rischi di un collasso climatico, i governi che si sono
succeduti e le grandi multinazionali del petrolio hanno continuato a puntare su
un’economia fondata sull’estrazione e il consumo di combustibili fossili,
rallentando ogni reale percorso di transizione» commenta ancora Extinction
Rebellion. «Questa scelta ci ha portato sull’orlo del baratro. E i governi di
oggi, invece di provare a invertire la rotta, stanno premendo il piede
sull’acceleratore verso il precipizio, condannando intere comunità a pagare il
prezzo di una crisi che non hanno causato». In tutto il mondo, sia a livello
istituzionale che aziendale, le politiche di riduzione delle emissioni provocate
dalla combustione di gas, petrolio e carbone vengono indebolite o cancellate.
Come riporta il sito “We don’t have time“, in 12 mesi, dal luglio 2025 a luglio
2026, sono state ritirate o indebolite ben 45 linee guida o leggi, in 15 paesi.
In Europa sono state indebolite alcune misure bandiera del “Green New Deal, per
la pressione esercitata da alcuni governi, tra cui quello italiano. La
Commissione, il 17 luglio, proprio durante la terribile ondata di calore che
attanagliava l’Europa, ha proposto di alleggerire gli obblighi per l’industria
e le aziende energetiche riguardo alle emissioni di carbonio in seguito alle
pressioni dell’industria, tra cui Confindustria, del Partito Popolare europeo e
dei governi di Polonia e Italia. Sempre su pressione del governo italiano,
affiancato da quello tedesco e dall’industria dell’auto, la Commissione ha
stralciato il divieto di produrre auto con motore a combustione interna dal
2035. Anche il Regolamento sulla Deforestazione, pensato per ridurre le
emissioni e l’impatto sulla biodiversità, è stato ulteriormente ritardato,
rinviando l’obbligo di garantire che i prodotti venduti o esportati dall’Unione
Europea non siano responsabili della deforestazione.
“L’attuale governo italiano e chi governa la Regione Piemonte ha delle enormi
responsabilità nello smantellamento delle norme di contrasto alla crisi
ecoclimatica, una scelta politica che ha costi umani ed economici” – sottolinea
Extinction Rebellion – “Le persone morte a causa del caldo estremo di questa
estate, in Italia, vengono stimate in oltre un migliaio. E sono ingenti i danno
alle colture di cereali e all’ortofrutta.La crisi climatica non è un costo
futuro, sta colpendo ora gli agricoltori, i lavoratori, le aziende, le famiglie.
Chi pagherà questi danni?” chiede Extinction Rebellion.
Extinction Rebellion