Il punto di svolta: che cosa accade al sistema meteo-climatico euro mediterraneo
Le onde atmosferiche planetarie che portano il nome del meteorologo svedese Carl
Rossby, trasportano aria calda verso i poli e aria fredda verso l’equatore,
riducendo le differenze termiche globali e redistribuendo l’energia termica
accumulata con l’irraggiamento solare. Senza di esse il “clima globale” sarebbe
più statico ed estremo, con poli perennemente gelidi e tropici roventi. Le onde
di Rossby influenzando dunque l’alternanza tra caldo e freddo, fra periodi
piovosi e fasi più secche e sono fondamentali per l’equilibrio climatico del
pianeta. Queste onde caratterizzano la corrente a getto polare (Jet Stream),
quel potente flusso d’aria collocato tra i 7 e i 16 km di altitudine, che
circonda il pianeta tra i 30° e i 60° di latitudine e che come un gigantesco
fiume aereo forma ampie curve che si spostano dal Nord America verso l’Europa e
l’Asia. Inizialmente le onde si muovono senza oscillazioni significative ma
quando incontrano discontinuità sulla superficie terrestre come alternanze tra
oceani e continenti, oppure semplici fluttuazioni atmosferiche, si innescano le
prime oscillazioni che poi si propagano intorno al pianeta formando un treno di
onde.
Man mano che l’ampiezza delle onde cresce avviene il distacco di masse d’aria
fredda verso sud, intensificando cicloni e anticicloni. Tuttavia si tratta di un
processo temporaneo, auto limitante, poiché quando si riducono le differenze
termiche, le onde si indeboliscono e si estinguono riportando il getto a uno
stato più lineare. Negli ultimi decenni, a causa dell’aumento della temperatura
globale causato dalle attività umane, queste naturali oscillazioni- in termini
di latitudine e inclinazione- si sono progressivamente ridotte favorendo
condizioni meteorologiche estreme come gravi siccità, sviluppo di Medicane
(uragani mediterranei), piogge alluvionali, ondate di freddo e al contrario
ondate di calore africano con l’ormai noto blocco ad Ω. Poichè a garantire
l’equilibrio delle dinamiche atmosferiche sull’Europa è proprio la variabilità
del Jet Stream, la riduzione delle oscillazioni delle onde di Roosby è dunque in
grado di provocare impatti severi sui climi del continente.
A modificare questa variabilità e quindi l’equilibrio climatico, interviene
anche il riscaldamento dei mari (in particolare quello del Mediterraneo), poichè
l’acqua più calda altera lo scambio di calore verticale e orizzontale, smorzando
la differenza di temperatura che alimenta la forza del flusso d’aria in quota.
La riduzione del gradiente termico produce inoltre un feedback climatico perché
durante le ondate di calore le superfici marine e terrestri interagiscono in un
ciclo di rinforzo reciproco. Assodato che il riscaldamento globale interviene su
queste dinamiche, gli studi più recenti suggeriscono che il sistema climatico
Euro- Mediterraneo potrebbe essere più sensibile a queste variazioni di quanto
finora indicato dai modelli matematici utilizzati per le previsioni. ” Il
segnale di cambiamento nelle osservazioni è infatti circa quattro volte più
intenso rispetto a quello simulato e mostra come i modelli sottostimano la
risposta dell’atmosfera ai gas serra”*, tanto da indurre a ritenere che ci
troviamo di fronte ad un vero e proprio punto di svolta, ovvero una situazione
in cui la modificazione del Jet Stream e delle onde di Roosby non rappresenta un
fatto temporaneo ma una nuova condizione destinata a durare nel tempo almeno
fino a quando non sarà diminuita la concentrazione dei gas serra in atmosfera.
Una condizione che favorisce mutazioni su ampia scala con danni agli ecosistemi,
alle persone, alle infrastrutture, alla logistica, alle produzioni agricole e
industriali, e che in termini economici, nei prossimi 20 anni, sarà in grado di
provocare ingenti perdite del PIL e una forte riduzione del reddito medio. E
tutto ciò al netto dell’attività di El Niño e de La Niña e delle alterazioni
dell’ AMOC (Atlantic Meridional Overturning Circulation), il grande sistema di
correnti dell’Oceano Atlantico che regola il clima della Terra.
* Nature Communications Earth & Environment 2026
Max Strata