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È morto Nirmal Purja, l’alpinista dei record che riportò gli sherpa al centro della scena
Nirmal Purja, uno dei più grandi alpinisti della storia moderna, ha perso la vita sul Broad Peak, in Pakistan, travolto da una valanga insieme ad altri nove compagni di spedizione. Il suo corpo è stato localizzato nelle ultime ore insieme a quello di altri cinque alpinisti, mentre altre tre salme sono già state recuperate dai soccorritori. Classe 1983, nepalese di nascita e britannico d’adozione, Purja – conosciuto come Nims Dai – era stato un soldato dei Gurkha, diventato celebre nel 2019 per aver scalato tutte le quattordici vette più alte del mondo in 189 giorni, impresa raccontata nel documentario Netflix “14 Peaks: Nothing is Impossible”. In particolare, però, Purja ha trasformato la propria storia personale in un simbolo di riscatto per il Nepal. Professionista rispettoso della montagna e della sua gente, ha contribuito più di ogni altro a cambiare il modo in cui il mondo guarda agli sherpa, portandoli da figure invisibili dell’alpinismo a protagonisti riconosciuti delle imprese sulle montagne più alte del mondo. La conferma della morte dell’alpinista è arrivata stamane con una nota diramata da Elite Exped, agenzia da lui fondata e guidata. Nato in un piccolo villaggio del distretto nepalese di Myagdi, a 1.600 metri di altitudine, Purja è cresciuto in una famiglia di Gurkha, i celebri soldati nepalesi al servizio dell’esercito britannico. Seguendo le orme del padre e dei fratelli maggiori, si è arruolato nei Gurkha nel 2003, all’età di 18 anni. Sei anni più tardi ha fatto ingresso nello Special Boat Service (SBS), le forze speciali della Royal Navy, diventando il primo Gurkha della storia a superare la selezione per quell’unità d’élite. Per sedici anni ha servito la corona britannica, specializzandosi in operazioni in ambienti estremamente freddi. Dopo essersi avvicinato all’alpinismo nel 2012, Purja costruì rapidamente un curriculum di alto livello con ascensioni come il Dhaulagiri (2014) e l’Everest (2016). Dal 2018, decise di dedicarsi a tempo pieno alla disciplina. La svolta è arrivata nel 2019: tra aprile e ottobre, Purja ha scalato tutte le quattordici montagne che superano gli 8mila metri, situate tra Himalaya e Karakorum. Fu proprio quel record a proiettare Purja nell’olimpo dell’alpinismo mondiale. Le sue imprese, infatti, sono divenute oggetto di un celebre documentario trasmesso su Netflix, “14 Peaks: Nothing is Impossible” (in italiano “Quattordici vette: scalate ai limiti del possibile”). Due anni dopo, nel gennaio 2021, ha guidato un team di nove alpinisti nepalesi alla prima storica salita invernale del K2. Lui stesso raggiunge la vetta senza ossigeno supplementare, un’impresa considerata fino ad allora impossibile. Eppure, la più grande eredità di “Nims Dai” non sta (solo) nei record. Figlio del Nepal, ha sempre messo al centro la sua gente. Circondandosi di connazionali, ha fondato Elite Exped, una società di guide che ha dato lavoro a decine di sherpa. In un mondo in cui i grandi alpinisti sono spesso occidentali e la figura degli sherpa resta il più delle volte in ombra, Purja ha avuto l’autorevolezza per ribaltare la narrazione. Ha riportato la figura dello sherpa al centro, dimostrando che la forza dell’Himalaya è anche e soprattutto la forza di chi ci vive. Alla sua determinazione fecero seguito anche iniziative filantropiche: nel 2022 fondò la Nimsdai Foundation, impegnata a sostenere progetti educativi, ambientali, di risposta ai disastri e di supporto alle comunità montane del Nepal e di altre regioni himalayane. Il suo approccio, fatto di rispetto per la montagna e per la sua popolazione, gli ha permesso di conquistare la stima anche della “vecchia guardia”, da Simone Moro a Reinhold Messner, i quali hanno riconosciuto in lui un alpinista capace di riscrivere le regole di uno sport che sembrava non avere più record da infrangere. Proprio su quella montagna, il Broad Peak, Purja stava inseguendo l’ennesimo sogno: diventare il primo uomo nella storia a scalare tutti i quattordici Ottomila per la seconda volta, senza ossigeno. «Il Broad Peak non era nei piani – aveva scritto pochi giorni prima sui social – ma le opportunità non gridano: sussurrano a chi sta già lavorando in silenzio». Giovedì 30 luglio, la valanga lo ha travolto mentre la spedizione si trovava a 6.600 metri di quota. I soccorritori hanno recuperato il suo corpo e quello di altri tre alpinisti. Le ricerche degli altri sei dispersi proseguono, ostacolate dal maltempo. Si chiude così con una tragedia, del tutto inaspettata considerando l’entità delle precedenti imprese, la storia di Nirmal Purja. Un uomo che, con l’ambizione, le scelte coraggiose e la forza dell’esempio, ha ridisegnato gli equilibri dell’alpinismo e della sua percezione. The post È morto Nirmal Purja, l’alpinista dei record che riportò gli sherpa al centro della scena appeared first on L'INDIPENDENTE.
August 1, 2026
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