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Amnesty International: “India-Israele, rischio di complicità in crimini internazionali”
Il rapporto di Amnesty International divulgato oggi, 30 luglio, rivela che armi, munizioni, parti di ricambio e componenti fabbricate in India sono state consegnate a grandi aziende israeliane fornitrici dell’esercito della propria nazione. Il rapporto “Made in India” descrive la stretta e vantaggiosa partnership tra il governo indiano e il settore della difesa israeliano: una collaborazione che ha reso lo stato asiatico un importante elemento della catena di forniture di armi e munizioni a sostegno delle operazioni militari dell’esercito di Israele. L’organizzazione per i diritti umani ha sottolineato che il continuo invio di materiale che potrebbe essere usato da Israele nel genocidio, tuttora in corso, contro la popolazione palestinese della Striscia di Gaza occupata, rischia di rendere le autorità indiane complici di tale genocidio. Attraverso l’uso di dati commerciali relativi alle spedizioni tra India e Israele, Amnesty International ha verificato che armi, munizioni, parti di ricambio e componenti made in India sono state spedite a grandi aziende israeliane che riforniscono l’esercito. Tra le aziende indiane figurano alcune che sono direttamente possedute e controllate dallo stato: “Non solo il governo indiano non ha controllato, come avrebbe dovuto ai sensi del diritto internazionale, le esportazioni di armi a Israele da parte di aziende private ma ha anche rafforzato la sua partnership in materia di difesa con lo stato israeliano”, ha dichiarato Agnès Callamard, segretaria generale di Amnesty International. “Alla luce delle misure cautelari ordinate dalla Corte Internazionale di Giustizia, che ha riconosciuto il rischio di genocidio ai danni della popolazione palestinese della Striscia di Gaza, le autorità indiane non possono credibilmente affermare di ignorare che, continuando ad autorizzare e a facilitare i trasferimenti di armi a Israele, stanno assumendo il rischio concreto di contribuire a gravi violazioni dei diritti umani – ha aggiunto Callamard – Mentre l’esercito israeliano stava infliggendo morte, distruzione e sofferenza su scala massiccia alla popolazione palestinese, le aziende indiane hanno continuato a fare profitti fornendo componenti e munizioni al settore della difesa israeliano”. “Il governo indiano deve cessare immediatamente di autorizzare esportazioni di armi, munizioni, parti di ricambio e componenti a Israele e deve assicurare che le aziende che operano sotto la sua giurisdizione non contribuiscano a crimini di diritto internazionale – ha precisato Callamard – Tutte le aziende hanno la responsabilità di rispettare i diritti umani nelle loro attività globali, compresa quella di adottare misure preventive, rigide e commisurate al livello di rischio, per assicurare che i loro prodotti non siano coinvolti in violazioni del diritto internazionale”. Le ricerche di Amnesty International hanno analizzato 2596 spedizioni di armi, munizioni, parti di ricambio e componenti inviate dall’India a Israele a partire dal 7 ottobre 2023. Dai dati emerge che le aziende indiane hanno spedito ad aziende israeliane fornitrici dirette dell’esercito almeno 390.516 parti di ricambio per piccole armi a uso militare, 564.970 parti di ricambio per ordigni esplosivi (come testate per droni, involucri per proiettili d’artiglieria e altro ancora) e 298 componenti per veicoli militari. Amnesty International ha escluso sistematicamente dalla sua analisi i dati riguardanti spedizioni che potevano essere destinate a un uso civile e quelli relativi ad armi, munizioni e parti di ricambio probabilmente usate per la tecnologia difensiva antimissile, con cui spesso la popolazione civile israeliana viene protetta da attacchi indiscriminati. Dall’esame del quadro giuridico nazionale sui trasferimenti di armi in relazione alle norme e agli standard internazionali sono emerse importanti carenze, come l’inadeguata trasparenza delle procedure relative alle esportazioni e la mancanza di un esplicito riferimento alla diligenza dovuta in materia di diritti umani per impedire che prodotti militari siano usati in violazioni del diritto internazionale dei diritti umani o del diritto internazionale umanitario. Nell’aprile 2013, in occasione dell’adozione del Trattato sul commercio di armi, l’India si astenne e da allora non l’ha mai firmato né ha depositato gli strumenti di accessione. Farlo sarebbe il primo passo per mettere sotto controllo le esportazioni di armi. Ai sensi dei loro obblighi di rispettare e far rispettare il diritto internazionale umanitario, a tutti gli stati è vietato trasferire o permettere ad aziende private di trasferire armi a una parte coinvolta in un conflitto armato – stato o attore non statale che sia – laddove vi sia il chiaro rischio che quel trasferimento possa contribuire alla commissione di violazioni del diritto internazionale umanitario. Quando le aziende e i loro dirigenti sono consapevoli della concreta possibilità che le armi da loro trasferite vengano usate per compiere crimini di diritto internazionale, può derivarne anche una responsabilità penale. A giugno e a luglio del 2026 Amnesty International ha scritto allo stato dell’India e a nove aziende menzionate nella sua ricerca, descrivendone le conclusioni. Al momento della pubblicazione, non aveva ricevuto alcuna risposta. Le armi identificate Dopo i crimini contro l’umanità commessi il 7 ottobre 2023 da Hamas e da altri gruppi armati palestinesi durante gli attacchi nel territorio israeliano, Israele ha avviato una campagna brutale e distruttiva nella Striscia di Gaza che è arrivata a costituire un genocidio, tuttora in corso, e ha proseguito le sue operazioni militari e prassi illegali nella Cisgiordania, compreso il sostegno alla crescente violenza dei coloni. Il tutto, nel contesto di una decennale occupazione illegale del Territorio palestinese e di un sistema di apartheid nei confronti delle persone palestinesi. Israele ha potuto compiere questi crimini di diritto internazionale grazie alla pressoché ininterrotta fornitura di armi e munizioni da un certo numero di stati di primo piano, come Stati Uniti d’America e Germania, e al transito di armi verso Israele da stati come la Slovenia e la Francia. Amnesty International ha identificato le esportazioni indiane di armi, munizioni, parti di ricambio e accessori verso Israele coi codici 93+ e 8710+ ai sensi del Sistema di armonizzazione dei codici riconosciuto a livello internazionale. Il codice 93+ indica un’ampia categoria di prodotti che comprende la maggior parte di armi e munizioni, così come parti di ricambio e accessori. Il codice 8710+ comprende veicoli da combattimento e veicoli cingolati articolati e relative parti di ricambio. Amnesty International ha identificato almeno 2596 spedizioni di armi, parti di ricambio e munizioni dall’India verso Israele tra il 7 ottobre 2023 e il 30 novembre 2025: componenti per armi automatiche usate dalle forze israeliane nella Striscia di Gaza; ordigni esplosivi inviati all’azienda israeliana Elbit Systems; testate esplosive per i “droni kamikaze” Skistricker simili a quelle identificate tra le macerie a Khan Younis, nella Striscia di Gaza; componenti per veicoli militari dirette ai principali fornitori dell’esercito israeliano. Amnesty International ritiene che alcune aziende indiane potrebbero rischiare di essere complici di crimini di diritto internazionale e di altre gravi violazioni dei diritti umani commesse da Israele. Tra le aziende esaminate figurano: PLR Systems Private Limited, che produce parti per armi automatiche ed è una joint venture tra Adani Defence & Aerospace e Israel Weapon Industries; Indo MIM Private Limited, che produce componenti per armi da fuoco; Kalyani Systems Private Limited, che produce ordigni esplosivi e loro involucri ed è una sussidiaria della Bharat Forge;  Munitions India Limited, di proprietà statale, che produce ordigni a elevata capacità esplosiva; e Alpha Elsec Defence & Aerospace Systems Private Limited, che produce testate esplosive ed è una joint venture tra Alpha Design Technologies ed Elbit Systems. Tra le aziende israeliane che hanno ordinato e ricevuto materiale vi sono Elbit Systems, Rafael Advanced Defense Systems Ltd e Israel Aerospace Industries Ltd, note per il loro contributo alle violazioni del diritto internazionale dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario da parte di Israele. Nel 2025 Amnesty International ha chiesto a tutti gli stati e a tutte le aziende private di cessare ogni attività con quelle aziende o avrebbero “rischiato complicità nel crimine contro l’umanità di apartheid, nel genocidio e in altri crimini di diritto internazionale”. Amnesty International chiede da tempo un embargo totale sulle armi a Israele che comprenda la fornitura diretta o indiretta, la vendita o il trasferimento di armi e materiale militare, comprese tecnologia collegata, parti di ricambio e componenti, assistenza tecnica, formazione, assistenza finanziaria o di altro tipo fino a quando le aziende interessate non potranno dimostrare che non stanno contribuendo all’occupazione illegale israeliana o ai crimini di diritto internazionale israeliani. Lo stato dell’India e le aziende indiane che forniscono a Israele armi, munizioni, parti di ricambio e componenti dovranno cessare immediatamente ogni trasferimento: “Permettendo consapevolmente i trasferimenti di armi a Israele, l’India sta chiaramente violando i suoi obblighi di prevenire il genocidio ai sensi della Convenzione sul genocidio e di assicurare il rispetto delle Convenzioni di Ginevra – sottolinea Callamard – Se un’azienda stabilisce che prodotti che ha venduto possono aver contribuito a violazioni dei diritti umani ai danni della popolazione palestinese della Striscia di Gaza, dovrà fornire o collaborare a fornire rimedi a ogni persona danneggiata da tali vendite”. https://www.amnesty.org/en/documents/asa20/1327/2026/en/ Amnesty International
July 30, 2026
Pressenza