La crisi spinge banche e fossili: ENI e Intesa al record di profitti
Luglio sta finendo e i principali gruppi industriali e finanziari, italiani e
internazionali, iniziano a tirare le somme del primo semestre del 2026. I dati
ufficiali confermano una tendenza già evidente da mesi: la guerra in Iran e le
tensioni geopolitiche globali hanno alimentato una crisi economica dalla quale
alcuni grandi gruppi stanno traendo benefici rilevanti: banche e colossi del
fossile. Eni ha chiuso il primo semestre con un aumento del 43% degli utili,
mentre la produzione di idrocarburi nel secondo trimestre è cresciuta dell’8%,
nonostante le difficoltà di approvvigionamento. Crescono anche le altre major
del settore: TotalEnergies ha registrato un aumento del 72% dell’utile netto e,
sebbene le altre Big Oil non abbiano ancora pubblicato i risultati semestrali,
le loro azioni hanno guadagnato tra il 20% e il 30% dall’inizio dell’anno. In
Italia aumentano anche gli utili delle grandi banche: Intesa Sanpaolo registra
un +6,5% e parla del «miglior semestre della storia».
ENI ha pubblicato i risultati del primo semestre e del secondo trimestre ieri,
29 luglio. «Grazie alla solida esecuzione e allo scenario favorevole, ENI rivede
al rialzo le previsioni per il 2026, stimando una crescita della produzione di
circa il 5% su base omogenea e incrementando il piano di riacquisto di azioni
proprie a 3,4 miliardi di euro», esordisce il comunicato del gruppo. Nei primi
sei mesi del 2026, ENI ha aumentato la produzione dell’11%, al netto
dell’effetto prezzo. Guardando al secondo trimestre, il principale indicatore
della redditività operativa del gruppo (l’EBIT adjusted, ossia l’utile prima di
interessi, imposte e componenti straordinarie) si è attestato a 5,38 miliardi di
euro, circa il doppio rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e in
crescita del 52% rispetto al primo trimestre del 2026. Anche l’utile netto
adjusted, depurato dalle componenti straordinarie, è aumentato sensibilmente,
raggiungendo i 2,3 miliardi di euro, oltre il doppio rispetto a un anno prima.
Il flusso di cassa è stato pari a 4,47 miliardi di euro, e ha consentito di
finanziare investimenti per 1,84 miliardi; agli azionisti sono stati distribuiti
1,35 miliardi di euro.
Come ENI, TotalEnergies. Nel primo semestre, l’utile netto del gruppo ha
raggiunto gli 11,2 miliardi di euro, mentre l’utile netto adjusted si è
attestato a 11,4 miliardi, con un aumento del 47% su base tendenziale. Il flusso
di cassa operativo è stato pari a 18,4 miliardi di euro, il 35% in più rispetto
al primo semestre del 2025. Tutto lascia inoltre pensare che anche le altre
cosiddette Big Oil, le grandi compagnie del fossile, abbiano chiuso il primo
semestre con risultati positivi. I bilanci dei primi sei mesi del 2026 non sono
ancora stati pubblicati, ma sui mercati finanziari le principali compagnie
registrano già forti rialzi: dall’inizio dell’anno le azioni di Exxon sono
cresciute del 30,26%, quelle di Chevron del 25,88%, di BP del 24,59% e di Shell
del 22,27%.
Non crescono solo i colossi del fossile, ma anche le banche. Tra i principali
gruppi finanziari italiani, Intesa è una delle prime ad avere pubblicato i
risultati del primo semestre. Il gruppo parla dei «migliori sei mesi di sempre,
con un risultato netto di 5,6 miliardi di euro, di cui 2,8 miliardi nel secondo
trimestre, a sua volta il migliore della storia». I risultati consentiranno una
consistente distribuzione di valore agli azionisti, ai quali verranno destinati
5,3 miliardi di euro, di cui 4,2 sotto forma di dividendi in contanti. L’8
giugno 2026 Intesa ha lanciato un’offerta pubblica di acquisto e scambio
sull’intero capitale di Monte dei Paschi di Siena, offrendo azioni proprie più
una componente in contanti. L’operazione deve ancora essere approvata e
perfezionata, ma il gruppo stima che consentirà di accelerare il piano
industriale, fino a raggiungere un utile netto superiore a 16 miliardi di euro
nel 2029. Se l’acquisizione andasse a buon fine, il nuovo gruppo diventerebbe il
secondo dell’Eurozona per capitalizzazione di Borsa.
Intesa non è l’unico istituto finanziario italiano a registrare una crescita.
Anche Unicredit, secondo gruppo bancario italiano per dimensioni, parla del
miglior semestre della propria storia, con un utile netto di 6,3 miliardi di
euro, in crescita del 3% su base annua, o del 24% al netto delle componenti
straordinarie. Nel solo secondo trimestre, UniCredit ha registrato un utile di
2,9 miliardi di euro, superando le stime degli analisti. Gli altri principali
gruppi bancari italiani non hanno ancora pubblicato le rispettive relazioni
semestrali, ma anche in questo caso il mercato scommette su risultati positivi:
dall’inizio dell’anno le azioni di Monte dei Paschi sono cresciute del 22,76%,
quelle di Banco BPM del 16,74% e quelle di BPER del 16,38%.
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