Christos Vakalopoulos / Via dalla folla “bionda”
Qual è la situazione della lingua – al dunque, della poesia – nell’Ellade
attuale, quale era nell’Ellade dei decenni passati, e quale nell’Europa attuale,
dopo i decenni trascorsi a demolire società intere di cittadini, poeti e non, di
ragazze che da amiche viaggiavano per villaggi, isole e spiagge cercando parole
e bellezze, con molte domande e dandosi da fare per difendersi dalla “massa
bionda” invadente? In un’opera sicuramente profetica, come questa di Christos
Vakalopoulos, pubblicata nel 1991, qualche tipo di risposta, formale e
non-formale, la possiamo aggiungere al bagaglio di cui disponiamo fra alti e
bassi di coscienza. La linea dell’orizzonte: eccola emergere da quel folto di
cose sublimi e tremende attraversate dalla Grecia (ma anche dall’Europa intera)
nella seconda metà del ’900. Già, chi è Christos Vakalopoulos? O meglio chi era,
poiché ci ha lasciati nel 1993 dopo essere nato nel 1956 a Kypséli, quartiere
popolare di Atene. Attraverso questo libro, curato magnificamente da Francesco
Colafemmina (e con la prefazione di Petros Markaris), veniamo a sapere che lo
scrittore è stato critico cinematografico, sceneggiatore e regista, che ha
studiato a Parigi e che fra i primi si è accorto dello sconvolgimento attuato da
una “sedicente realtà” popolata da masse di “sedicenti” come categoria in
emersione. Con Christos, spiega il suo amico e compagno Kostas Livieratos quando
incontra Colafemmina in un caffè del centro di Atene, “abbiamo vissuto i primi
anni di scuola sotto il regime, ragazzi semplici che amavano la musica rock e il
cinema, niente di speciale”. Ma negli anni del liceo qualcosa accade, il “mondo
trappola” non cattura l’amico che se ne andò in Francia a studiare il cinema
francese, il marxismo e Lacan. Poi il regime cade e con l’avvento degli anni
Ottanta qualcosa cambia nella mente di Christos.
Pasolini e Hölderlin inscrivono la coscienza di Vakalopoulos in un territorio
stretto fra paesaggio onirico e paesaggio più che reale come quello dell’isola
di Patmos dove possa costruirsi il recupero della Storia sovvertita dalle “masse
bionde” che girano il mondo alla sua conquista. Nessun recupero del passato, ma
l’uso della vera lingua che dava il vero nome alle cose – non la pervasività
contaminante delle paroline inglesi e francesi. Ecco perché chiedersi quale sia
lo stato della lingua ora, dopo tanti anni, e dentro questo romanzo che riporta
a un mondo sonoro, attraverso le visioni delle protagoniste, incantatrici di
musicalità – dove i destini e la luce sono la stessa cosa.
C’è una protagonista, Rea (Rea nella mitologia è la madre di Zeus, dea della
fecondità) veste leggera, va per le isole greche, verso Patmos, ci sono catene
di gente bionda che si abbronza tecnicamente e si abbevera a musica che non è
più musica, non c’è più musica ma rumore e Rea lo sa che tutti impazzirebbero se
si accorgessero che la musica non esiste più. Rea e le ragazze del coro (Mina,
Ersi, Vana) lo sanno ma non vogliono impazzire: ogni capitolo dell’opera di
Vakalopoulos esprime e spiega ciò che è accaduto al mondo, e alla resistenza che
oppongono le ragazze nel loro posto sulle isole tenendo bene a mente quanto i
poeti come Elytis stringevano a sé con le parole. Perché sono i poeti a impedire
alla realtà di dissociarsi e si fanno in quattro perché si compia quello che è
stato scritto nei millenni. I dignitari dell’impero galattico (così vengono
indicati nel romanzo) facciano attenzione, è in queste pagine che si rivela come
i vacanzieri biondi avranno solo un mondo separato, quello che lo scrittore
ateniese ci svela con la sua scrittura ricchissima di ripetizioni che non fanno
altro che avvicinare sempre più alle storie incastonate nell’epoca invasiva ci è
data. I frequentatori delle spiagge sono discendenti degli autori del sacco di
Costantinopoli, dopo la IV Crociata. Le iterazioni nel testo riportano a una
poetica che ebbe molta fortuna in Italia, Svizzera, Giappone, Olanda e America,
durante gli anni ’70 – uno sperimentalismo organizzato attraverso moltissime
riviste, moltissime corrispondenze postali (carta da lettere, francobolli) e
viaggi senza fine fra un paese e l’altro. Una realtà scomparsa che Christos
conosceva bene, e che l’avanzata “bionda” ha spazzato via. Come la lingua
digitale ha spazzato via quella analogica. Però la protagonista Rea è greca, e
si può dire che “nuota lentamente verso la linea dell’orizzonte” – lascia
perdere quella gente che ha comprato tutti i biglietti per circolare nel mondo.
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