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Il governo presenta un decreto per l’uso del riconoscimento facciale nelle proteste
La maggioranza ha presentato, in Commissione Affari europei del Senato, lo schema di decreto legislativo con cui punta a conferire maggiori poteri alle forze dell’ordine. Il pretesto utilizzato è l’adeguamento al diritto europeo, nello specifico al regolamento n. 2024/1689, relativo all’uso dell’intelligenza artificiale. Le opposizioni protestano, denunciando un travisamento della norma, soprattutto sul punto che introdurrebbe la memorizzazione, per sette giorni, dei dati biometrici di tutte le persone che accedono a luoghi sensibili, come ad esempio una piazza che ospiterà una manifestazione. Questo riconoscimento facciale potenziato dall’IA si configura a tutti gli effetti come una raccolta preventiva di dati, incompatibile secondo le opposizioni con il regolamento europeo n. 2024/1689: «si ammette la costituzione di un archivio di volti, orari e luoghi costruito in via anticipatoria su una platea indifferenziata di cittadini che non sono sospettati di alcunché». Per adeguare la normativa nazionale al regolamento europeo n. 2024/1689 — «il quale stabilisce regole armonizzate sull’intelligenza artificiale, in materia di utilizzo dei sistemi di intelligenza artificiale per l’attività di polizia e di responsabilità penale e civile» — il governo Meloni ha fatto ricorso alla delega legislativa. A distanza di quasi un anno dalla delega ottenuta dal Parlamento, la maggioranza ha presentato in Commissione Affari europei del Senato lo schema di decreto legislativo con cui punta a disciplinare «l’utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale per l’attività di polizia». Si prevede cioè di integrare l’attuale sistema di videosorveglianza con tecnologia IA. La bozza, composta da 22 articoli, è stata esaminata dalla commissione, che l’ha accolta con pareri favorevoli. Il presidente Giulio Terzi di Sant’Agata (FdI) ha provato a spegnere le polemiche, dichiarando che l’impiego dei sistemi di intelligenza artificiale da parte delle forze di polizia «dovrà avvenire in coerenza con il regolamento europeo, nel rispetto della Costituzione, della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Sono inoltre richiamati i principi di proporzionalità, non discriminazione, sorveglianza umana e trasparenza». Nel testo appaiono tuttavia dei profili problematici, evidenziati dalle opposizioni dentro e fuori le aule parlamentari. A partire dall’articolo 8 del decreto, che autorizza «l’uso eccezionale di sistemi di IA per l’identificazione biometrica remota in tempo reale di persone fisiche in luoghi pubblici o aperti al pubblico, da parte delle forze di polizia». In due casi: per «la ricerca di persone scomparse o di vittime dei reati di sequestro di persona, tratta di esseri umani o sfruttamento sessuale»; per «la prevenzione di specifiche e gravi minacce gravi, relative ad un attacco terroristico ovvero alla vita o all’incolumità delle persone» — previsione, questa, molto ampia e discrezionale. Per il ricorso all’identificazione biometrica — strumento in grado di riconoscere una persona attraverso ad esempio la scansione dell’iride — il decreto prevede una serie di autorizzazioni, bypassabili però nei «casi di urgenza, caratterizzati dal rischio di un grave e irreparabile pregiudizio». Verrebbe da chiedersi, parlando di terrorismo, sequestro di persone e tratta di esseri umani, quali siano i casi non ricadenti in tale fattispecie. Ad ogni modo, con la procedura accelerata «è prevista la possibilità di attivazione immediata dei sistemi su iniziativa delle forze di polizia», che avranno soltanto l’obbligo di avvisare il pubblico ministero. Le opposizioni puntano poi il dito contro l’articolo 10 del decreto, che disciplina il riconoscimento facciale “a posteriori”. «In contesti caratterizzati da particolari esigenze di ordine e sicurezza pubblica» — si pensi ad esempio a una via o a una piazza dove è in programma una manifestazione — il decreto prevede la raccolta e la memorizzazione dei dati biometrici dei passanti, per un periodo massimo di sette giorni. L’obiettivo dichiarato è quello di utilizzare i dati nelle indagini relative alla commissione di un reato, anche tentato. Le opposizioni denunciano «la costituzione di un archivio di volti, orari e luoghi costruito in via anticipatoria su una platea indifferenziata di cittadini che non sono sospettati di alcunché». La misura assume un ulteriore tratto di problematicità se si pensa alla vulnerabilità digitale dell’Italia, tra attacchi hacker e fughe di dati propedeutiche a dossieraggi — come nel caso del filone seguito dall’Antimafia milanese. Il dibattito sul decreto continua; la maggioranza ha tempo fino a settembre per arrivare alla sua approvazione definitiva. The post Il governo presenta un decreto per l’uso del riconoscimento facciale nelle proteste appeared first on L'INDIPENDENTE.
July 30, 2026
L'INDIPENDENTE