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Occasioni sprecate per un’Europa comune – 25 anni fa il discorso di Putin al parlamento tedesco aveva suscitato grande interesse
> 25 anni fa, il 25 settembre 2001, Vladimir Putin tenne davanti al Bundestag > (parlamento federale tedesco) un discorso molto seguito sulle relazioni > tedesco-russe e sulla visione di un’Europa unita. Il verbale riportava > numerosi applausi entusiastici da parte dei 650 presenti al Bundestag e, alla > fine, «Applausi prolungati – I deputati si alzano in piedi». All’epoca, quattordici giorni dopo l’attacco terroristico dell’11 settembre al World Trade Center di New York, Putin, dopo una breve introduzione in lingua russa, tenne il suo discorso in tedesco, la «lingua di Goethe, Schiller e Kant». Fece riferimento alla storia europea comune e all’unità della cultura europea. Chiese alla Germania di assumere un ruolo consapevole in Europa e nel mondo. Putin vedeva nella Germania il suo principale interlocutore europeo. Il presidente russo riprese l’idea di Gorbaciov della «Casa comune d’Europa», che nel 1990 non era stata realizzabile soprattutto a causa della resistenza degli Stati Uniti. Putin l’ha ripresa, vedendo in un’«Europa unita e sicura» il presagio di un «mondo unito e sicuro». L’Europa deve quindi rimanere un «potente e autonomo centro della politica mondiale» e, a tal fine, unire le proprie risorse a quelle della Russia. Ha sottolineato che il suo Paese intendeva proseguire lungo l’altro versante della politica di distensione, ovvero la via del disarmo, della limitazione degli armamenti e del controllo degli armamenti. Con la fine del mondo diviso tra Est e Ovest, nel 1990 si era spalancata la finestra per l’unità europea. Per l’allora cancelliere tedesco Willy Brandt era giunto il momento di realizzare la visione di una «europeizzazione dell’Europa». Ma l’Occidente non vedeva alcun motivo per riformarsi e cooperare con Mosca. L’Europa occidentale si considerava la «vincitrice» nella contrapposizione tra i sistemi. E il successore di Gorbaciov, Boris Eltsin, fece tutto ciò che l’Occidente voleva. Con un’economia di mercato neoliberista priva di tutele sociali, fece precipitare la Russia in una profonda crisi e favorì la nascita di una nuova classe oligarchica. In breve: le opportunità offerte dalla svolta storica per un’Europa comune non furono riconosciute e quindi non furono sfruttate. Nel 2001 Putin, che aveva dato nuova stabilità alla società russa, tese per la seconda volta la mano al Bundestag per una politica europea comune. Ma anche questa volta gli interessi della NATO erano più importanti e l’alleanza esclusiva con gli Stati Uniti, sia in Germania che tra i partner europei, era più forte di una politica comune di intesa e cooperazione europea. L’«Occidente» ha esteso la NATO verso est, e anche la seconda occasione è stata sprecata. La politica neoliberista ha portato il mondo in una profonda crisi. Anziché una “Casa comune europea”, si è arrivati a un nuovo scontro. Oggi l’offerta di Putin viene diffamata dai nuovi sostenitori della guerra fredda come una “mascherata ipocrita di un imperialista russo”, mentre gli applausi di approvazione al Bundestag vengono definiti “negazione della realtà”, “ingenuità da ingenui” e “russofilia sognante”. Con i conflitti in Ucraina dal 2014 e soprattutto dall’inizio della guerra nel 2022, si è consolidata l’affermazione secondo cui Putin, «ex agente del KGB», vorrebbe ripristinare l’ex Unione Sovietica e che, a tal fine, ogni mezzo gli sia lecito. Si consolida così uno scontro senza prospettive, le cui vittime sono non da ultimo i numerosi morti nella guerra in Ucraina, dove lo scorso anno sono morte tante persone quante nella guerra più sanguinosa dopo il 1945, quella in Ruanda. Il discorso di Putin è stato preparato con grande cura, anche con l’aiuto di Horst Teltschik. Liquidarlo oggi come «lavaggio del cervello» significa ricorrere a argomentazioni azzardate per giustificarlo. Putin è responsabile della guerra attuale, ma l’Europa ha sprecato per due volte l’occasione di raggiungere un’intesa. Anche questo fa parte della realtà europea. Abbiamo ancora una terza occasione? Abbiamo il dovere e la responsabilità di provarci, tanto più che solo un’Europa civile e orientata alla pace può assumere un ruolo determinante nel contesto del nuovo assetto mondiale. A tal fine è necessario rilanciare i primi passi diplomatici e della società civile verso una sicurezza comune, opporsi alla militarizzazione e alla corsa agli armamenti della nostra società, rifiutare l’immagine della Russia come nemico e chiedere iniziative tedesche ed europee per un cessate il fuoco e negoziati di pace in Ucraina. Non da ultimo, il disarmo e il controllo degli armamenti devono essere inseriti nell’agenda internazionale. Un contributo di Reiner Braun e Michael Müller -------------------------------------------------------------------------------- TRADUZIONE DAL TEDESCO DI THOMAS SCHMID Pressenza Berlin
September 26, 2026
Pressenza
La Russia degli oligarchi di oggi
Ma come è stato possibile che in un Paese dove c’era il “socialismo reale”, dove l’impresa privata era bandita, si sia potuta formare una classe di miliardari capitalisti che controllano l’economia dello Stato più esteso del Globo? La Russia degli oligarchi di oggi poggia le sue radici nel regime di corruzione che era presente in Unione Sovietica già dall’epoca di Bréžnev e che si è andato rafforzando fino allo scioglimento dell’URSS. Dopo il colpo di stato dell’estate 1991, e il conseguente scioglimento dell’URSS nel dicembre dello stesso anno, Boris Yeltsin accelera i processi di liberalizzazione e di smantellamento dell’economia sovietica che erano stati già avviati da Mikhail Gorbaciov nella seconda metà degli anni 80. Interi settori dell’economia sovietica vengono liberalizzati in tutta fretta e vengono ceduti ai privati senza un sistema organico ben definito di passaggio dalla proprietà dello Stato al mercato libero. Yeltsin è il responsabile diretto dall’affermazione in Russia di quello che è stato definito il capitalismo criminale e selvaggio. In Russia si instaura un vero e proprio clima da far west, con sparatorie ed eliminazione fisica degli avversari concorrenti per l’accaparramento dei beni che erano dello stato. Dal caos imperante emergerà il sistema degli oligarchi, una élite che si era formata ed arricchita col traffico delle valute e col contrabbando durante l’Unione Sovietica. Gli oligarchi nascono come politici, funzionari, dirigenti di aziende pubbliche che hanno avuto piena libertà di agire e commerciare con l’Occidente capitalista durante i lunghi anni della guerra fredda, facendo entrare nell’URSS i prodotti introvabili nel mercato sovietico e accumulando di conseguenza ingenti capitali. Una élite, nata e cresciuta in seno al partito comunista sovietico, che aveva ed ha il potere di condizionare chi governa a Mosca. Yeltsin nel 1992 dà il via alla terapia shock di passaggio rapido all’economia di mercato. Il governo della Russia privatizza tutti i settori dell’economia ex sovietica distribuendo al 97% della popolazione dei voucher convertibili in azioni. Già nel 1994 il 74% del PIL russo proviene dall’economia di libero mercato. Il divario fra la minoranza di nuovi ultra-ricchi e il resto della popolazione cresce in modo esponenziale. Gli oligarchi arricchiti durante l’Unione Sovietica sono gli unici a detenere enormi somme di denaro, oltre ad avere grandi aderenze nell’apparato politico del nuovo Stato capitalista, di cui ne fanno parte integrante. Dopo lo scioglimento del PCUS e dell’Unione Sovietica la maggioranza degli uomini e delle donne di potere rimane invariata: hanno semplicemente dismesso il colbacco sovietico per indossare gli abiti dei politici borghesi. Gli oligarchi in questo periodo di caos politico ed economico, approfittando della crisi economica che ha fatto crollare per oltre il 40% i redditi, fanno incetta dei voucher che il governo aveva distribuito ai cittadini. I cittadini sono ben felici di liberarsi dei voucher, considerati pezzi di carta straccia, per potere raggranellare qualche spicciolo e così potere sbarcare il lunario. In questo modo gli oligarchi espropriano la popolazione dei voucher/azioni e si impossessano in pochissimo tempo dell’apparato produttivo, delle fabbriche, delle risorse energetiche e persino delle abitazioni dei cittadini russi. Alla fine degli anni 90 il PIL in Russia crolla di oltre il 60% con il 30% della popolazione che va al di sotto della soglia di povertà. In quegli anni Boris Yeltsin, per affrontare la crisi economica,  chiede prestiti cospicui agli oligarchi, prestiti che vengono ripagati con la cessione di cospicue quote dell’apparato produttivo ancora rimasto nelle mani dello Stato. Vengono cosi cedute anche le dodici aziende strategiche ancora in mano allo Stato. La politica di Yeltsin, mentre fa arricchire in modo spropositato la casta degli oligarchi, rende lo Stato russo sempre più povero, arrivando addirittura al default nel 1998. La ciambella di salvataggio arriva nel 1999 con la nomina a capo del governo di Vladimir Putin. Il 31 dicembre di quell’anno Yeltsin rassegna le dimissioni e Putin viene nominato presidente della Russia ad interim. Putin mostra da subito il pugno duro e promette di mettere fine alle violenze dilaganti e alla corruzione. In questo modo alle elezioni presidenziali riesce a superare il 52% dei consensi e da allora Putin non lascerà più il potere, alternando la nomina di Presidente a quella di primo ministro. Putin a differenza di Yeltsin cerca di imbrigliare sotto il suo controllo il sistema degli oligarchi. Tratta con loro spingendoli ad accettare il ruolo dello Stato per dirimere le loro dispute di potere. Putin usa il sistema degli oligarchi per dare al governo una potente arma per potere agire al di fuori della legge. Putin in controtendenza rispetto a Yeltsin rinazionalizza i settori strategici delle comunicazioni, del petrolio, del gas, delle banche, e i settori legati all’esercito. Gli oligarchi che detenevano questi settori, comprati per pochi spiccioli, verranno ricompensati in modo miliardario. Gli oligarchi in era Putin aumenteranno notevolmente di numero invece di diminuire, divenendo sempre più ricchi. Putin crea negli anni 2000 diverse holding statali nei settori aerospaziale, navale, dei gasdotti, delle ferrovie e nel settore automobilistico. Gli oligarchi che accettano di rimanere in linea con le decisioni prese dal Cremlino riceveranno massima tutela e protezione. Gli oligarchi che rifiutano la collaborazione offerta da Putin verranno perseguiti per crimini fiscali e finanziari, con la conseguente confisca delle aziende. Putin non smantella il sistema criminale degli oligarchi ma cerca di governarlo, facendo ovviamente anche gli interessi degli stessi oligarchi. Con Putin già nei primi dieci anni di governo il reddito medio pro-capite aumenta di ben 8 punti percentuali all’anno e il PIL cresce del 539%. Con Putin rinasce l’orgoglio della grande potenza russa, si rispolverano i miti zaristi e stalinisti, si riattiva lo stato sociale e si dà una forte boccata d’ossigeno alla popolazione dopo la tremenda crisi economica e sociale dell’era Yeltsin. Tutto questo in un regime autocratico e fortemente repressivo che garantisce in modo sfrontato la casta dei nuovi ricchi. Putin, nei suoi lunghi anni di potere, ha lasciato pressoché intatto il capitalismo criminale che governa la Russia con il sistema degli oligarchi, sistema consolidato negli anni 90 in era Yeltsin, ma nato già in quella che fu l’Unione Sovietica. Pubblicato su “Sicilia Libertaria” di luglio/agosto (SICILIA LIBERTARIA | Sito anarchico per la liberazione sociale e l’internazionalismo)   Renato Franzitta
July 29, 2026
Pressenza