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Cagliari: al via la XXII edizione di Al Ard Film Festival
Dal 18 al 22 febbraio ritorna, al Teatro Massimo di Cagliari, l’appuntamento con il Festival di cinema dedicato al mondo arabo e alla questione palestinese. CAGLIARI, 13 febbraio 2026 – Da mercoledì 18 febbraio il Teatro Massimo di Cagliari ospiterà la XXII edizione di Al Ard Film Festival, organizzato dalla dell’Associazione Culturale Amicizia Sardegna Palestina ODV, l’appuntamento con il Festival di cinema dedicato al mondo arabo e alla questione palestinese. Il cartellone 2026 è articolato su cinque giornate dense di appuntamenti, dal 18 al 22 febbraio, con proiezioni gratuite, incontri con il pubblico e gli studenti, dibattiti e musica il cui filo conduttore va dal diritto al ritorno palestinese alla relazione con la terra d’origine; dalle storie di proteste collettive alle testimonianze di prima mano dalla Striscia di Gaza. Il programma completo del Festival è stato presentato venerdì 12 febbraio  nel Foyer del Teatro Massimo, alla presenza di Fawzi Ismail Presidente dell’Associazione Culturale Amicizia Sardegna Palestina ODV, di Antonello Zanda Direttore della Cineteca Umanitaria Sarda e di Patrizia Manduchi Docente dell’Università di Cagliari. “Quest’anno sono 24 i film in concorso, 12 lungometraggi, 5 corti doc e 6 corti fiction, a cui si aggiungono 2 film per la rubrica Sa Terra e uno Fuori concorso che ne arricchiscono la proposta artistica. Dei più di mille film che hanno partecipato, ne sono stati selezionati oltre 20 per offrire uno sguardo che attraversa la Siria e l’Egitto, le voci che risuonano dal Libano e dalla Tunisia e i gesti di solidarietà che dagli Stati Uniti raggiungono la Palestina – spiega Fawzi Ismail -. L’immagine scelta per rappresentare questa 22sima edizione parla da sé: una donna che danza a ritmo di dabke. Si sente il rumore di questi piedi che sbattono a terra, per reclamare presenza, identità e appartenenza: è quello che Al Ard Film Festival fa perché le voci di chi le abita risuonino senza perdersi nel silenzio”. “Quest’anno si riprende da dove era terminata la precedente edizione: il genocidio del popolo palestinese a Gaza è ancora in corso; i Territori Occupati in Cisgiordania continuano ad assistere a una recrudescenza dell’oppressione e della violenza; il Libano bombardato quotidianamente; la smania di conquista e il potere imperialista infuriano dall’America Latina all’Asia, generando conflitti aperti e irrisolti” spiega la direttrice artistica Anna Maria Brancato. Le giornate di proiezioni e i successivi spin off in giro per la Sardegna sono solo il culmine di un anno di programmazione culturale: Al Ard Scuola, concorso a premi per potenziare la crescita nella produzione audiovisiva e Palestina in Cattedra con oltre duecento tra docenti, studenti e studentesse delle scuole superiori di 2° grado e CPIA di Cagliari. Nell’ultima giornata, domenica 22 febbraio, la Giuria internazionale assegnerà i premi al miglior: Documentario lungometraggio, Documentario cortometraggio, Cortometraggio di finzione e Premio del pubblico. La Giuria internazionale Laila Abbas: regista e scrittrice formatasi ai confini di molti mondi. Vive a Ramallah e ha diretto diversi cortometraggi e un documentario prima di scrivere e dirigere il suo lungometraggio Thank You for Banking with Us! (2024). E’ direttrice esecutiva del Khalil Sakakini Cultural Center di Ramallah. Aldo Nicosia: scrittore e docente di Lingua e Letteratura Araba presso l’Università di Bari dal 2012, si occupa di cinema arabo, letteratura e censura. Nel 2025 ha tradotto una raccolta di testimonianze sul genocidio a Gaza. Daniele Rugo: documentarista italiano pluripremiato, professore di Cinema presso l’Università di Londra. Tra i suoi documentari figurano The Soil and the Sea (2023) e About a War (2019). Il suo nuovo film, Life Support, raccoglie le testimonianze dirette e uniche di medici internazionali che hanno lavorato a Gaza. Cineteca Umanitaria Sarda con: -Giulia Mazzarelli: dottorato di ricerca in Storia Moderna e Contemporanea a Cagliari. Dal 2006 ha lavorato nel CSC di Cagliari della Società Umanitaria – Cineteca Sarda. -Cristina Secci: laurea triennale in Beni Culturali a Cagliari. In Cineteca Sarda si occupa di conservazione e restauro digitale e conservativo dei materiali d’archivio. -NatalinoVirdis: formazione in lettere classiche con indirizzo archeologico, Successivamente ha orientato la propria attività verso la multimedialità e la didattica audiovisiva. Fabian Volti: fotografo, direttore della fotografia e regista. Laureato in Scienze Politiche a Sassari, si è specializzato nei linguaggi audiovisivi e nel documentario. Nel 2007 ha fondato in Sardegna il collettivo di filmmaker e fotografi 4CaniperStrada e la casa di produzione cinematografica Roda Film. Per il Programma completo, vedi  https://alardfilmfestival.com/ Facebook: facebook.com/AlArdFilmFest/ Instagram: alardfilmfestival.com/the-voices-of-al-ard-film-festival-xxii-edition-official-selection Al Ard Film Festival – Spin Off: Macomer, Nuoro, Ales Anche quest’anno sono previsti tre spin-off di Al Ard film Festival in Sardegna: Macomer, lunedì 23 febbraio, presso il Centro Servizi Culturali UNLA – Ex Caserme Mura; Nuoro, giovedì 26 febbraio, presso il Circolo Utalabi, in via Redipuglia 37; – Ales, sabato 28 febbraio, presso l’Associazione Casa Natale Antonio Gramsci, in via Cattedrale 14. Al Ard Film Festival è organizzato dall’Associazione Culturale Amicizia Sardegna Palestina ODV, con il contributo finanziario della Regione Autonoma della Sardegna, la collaborazione dell’Università degli Studi di Cagliari e della Società Umanitaria – Cineteca Sarda e patrocinato dal Comune di Cagliari. Programma completo su  https://alardfilmfestival.com/ Facebook: facebook.com/AlArdFilmFest/ Instagram: alardfilmfestival.com/the-voices-of-al-ard-film-festival-xxii-edition-official-selection Redazione Sardigna
February 15, 2026
Pressenza
Johan Galtung: per una prospettiva pedagogica sui conflitti, la violenza, la pace
Per una prospettiva pedagogica sui conflitti, la violenza, la pace. Johan Galtung era un sociologo e matematico noto per i suoi studi sulla pace e la risoluzione dei conflitti. È considerato uno dei fondatori della ricerca sulla pace e ha sviluppato la teoria della “trasformazione dei conflitti”. Fece il carcere come obiettore di coscienza e fu molto importante per lui il contatto con il noto pedagogista Danilo Dolci. Questo valido e significativo trattato di Salvatore Deiana, Trasformare i conflitti, promuovere la pace. Per una lettura pedagogica della proposta nonviolenta di Johan Galtung [1], con lo specifico e puntuale contributo di Erika Degortes, è volto prevalentemente a rendere fruibile il pensiero del grande sociologo Johan Galtung in termini e in aspetti pedagogici del sapere. La Risoluzione e il Trascendimento e la Trasformazione dei conflitti e delle controversie per riuscire a costruire la pace in ogni contesto comunitario e sociale e a livello planetario. La proposta teorica e pratica elaborata da Galtung si costituisce esplicitamente entro un campo di studi di azione e di educazione avente come oggetto la pace ed è volta ad affrontare i conflitti in un’ottica di trascendimento e trasformazione nonviolenta e a cercare di costruire la pace prima di tutto con mezzi pacifici. L’importanza di un approccio nonviolento per travalicare le illogiche dinamiche belliciste e militaresche. Questo approccio può rivelarsi perciò utile ed efficace, proprio per affrontare e superare le dinamiche della violenza, confrontarsi con concezioni diverse, come le proposte di matrice nonviolenta e cercare di comprendere come queste si pongano rispetto alla violenza e alla guerra e la loro alternativa positiva, ossia la pace Johan Galtung, noto sociologo e studioso norvegese che ha dedicato la sua intera vita ai temi della pace, ha sviluppato una teoria sulla risoluzione dei conflitti e la costruzione della pace che enfatizza l’importanza di trascendere i conflitti piuttosto che semplicemente risolverli. La gestione costruttiva e con dinamiche di nonviolenza di tutti i conflitti, tramite approcci di creatività, attraverso l’empatia, per costruire e creare la pace a ogni livello della società e in ogni contesto mondiale. Nella Teoria dei conflitti, Galtung sostiene che i contrasti e le controversie sono inevitabili e possono essere positivi se gestiti in modo costruttivo. Tuttavia, se non gestiti bene, possono degenerare in violenza e odio e distruzione. Trascendere i conflitti significa per Galtung che, per creare la pace, è necessario superare e oltrepassare i conflitti stessi, ovvero andare oltre la semplice risoluzione della controversia e del dissidio e del contrasto e lavorare per creare relazioni positive e di giustizia sociale in ogni parte del mondo e della società a partire dalle singole individualità e dai vari e molteplici ambiti comunitari. Tutto questo portato di idee e ideali richiede empatia ossia comprendere le prospettive e le esigenze di tutte le parti coinvolte, con creatività per trovare soluzioni innovative che soddisfino le esigenze di tutte le parti e i soggetti in questione, tramite nonviolenza al fine di utilizzare metodi nonviolenti per risolvere i conflitti. La Costruzione della pace secondo Galtung enfatizza l’importanza di costruire l’accordo attraverso la creazione di relazioni positive e di giustizia sociale. Tutto questo apparato di ideali e di contenuti sociologici e educativi richiede varie componenti pedagogiche. Il dialogo al fine di promuovere l’interscambio dialogico e la comunicazione tra le parti coinvolte e favorire la cooperazione e la collaborazione tra le parti tramite il potenziamento, ossia il rafforzare le capacità e le competenze dei soggetti coinvolti. In sintesi, la teoria di Galtung sulla risoluzione dei conflitti e la costruzione della pace enfatizza l’importanza di trascendere i conflitti e lavorare per creare relazioni positive e di giustizia sociale. Teoria della trasformazione dei conflitti di Galtung. Come trascendere il disappunto e il dissidio e il contrasto che possono condurre all’odio e trasformarsi in varie tipologie di violenza. Questa teoria comporta il conflitto come opportunità. Galtung vede i conflitti come opportunità per il cambiamento e la crescita, piuttosto che come problemi da risolvere. Secondo Giovanni Salio, noto collaboratore di Galtung, possiamo distinguere principalmente che esistono tre approcci ai conflitti come la gestione dei conflitti stessi, ossia gestire le controversie per ridurre la violenza e i danni e la risoluzione dei conflitti e contrasti e controversie finalizzata a risolvere i conflitti eliminando le cause sottostanti. La Trasformazione dei conflitti consiste invece nel trasformare i conflitti, i contrasti e le controversie in opportunità per il cambiamento positivo e la crescita. E molto importante per il suo assetto teorico e pratico la Pace positiva. Galtung distingue tra “pace negativa” (assenza di violenza) e “pace positiva” (presenza di giustizia, uguaglianza e benessere). Creare la pace secondo Galtung tramite l’empatia e l’approccio creativo tra tutti i soggetti e le parti in disaccordo e in contrasto. Risulta necessario capire le cause dei conflitti e identificare le cause sottostanti dei contrasti per poterle affrontare, inoltre sviluppando l’empatia, promuovendo la comprensione e l’accordo tra le parti in disaccordo. Tutto questo con la creazione di soluzioni appunto creative al fine di trovare soluzioni innovative e trasformative e creative per risolvere i conflitti. Per Galtung è precipuo costruire la pace, ossia lavorare per costruire una pace duratura e sostenibile, basata sulla giustizia e sulla cooperazione. La teoria di Galtung sulla trasformazione dei conflitti e la creazione della pace è stata influente nel campo della ricerca sulla pace e della risoluzione dei conflitti a ogni livello della società e delle istituzioni. Per una lettura pedagogica della proposta nonviolenta di Johan Galtung, possiamo considerare i seguenti punti chiave. Per esempio l’Educazione alla pace, ossia l’approccio di Galtung può essere visto come un modello educativo per promuovere la pace e la risoluzione nonviolenta dei conflitti, attraverso lo Sviluppo di competenze e l’enfasi sulla creatività, l’empatia e la nonviolenza che può essere utilizzata per sviluppare competenze sociali ed emotive negli studenti, con il tramite dell’Analisi critica dei conflitti, perchè l’approccio di Galtung può essere utilizzato per analizzare criticamente i conflitti stessi e comprendere le loro cause profonde. Promozione della giustizia sociale oltre le dinamiche di guerra e di violenza e di odio. L’enfasi sulla giustizia sociale e sulla costruzione della pace può essere utilizzata per promuovere la consapevolezza e l’impegno per la giustizia sociale e la cooperazione tra persone e genti e popoli e minoranze. Attività pedagogiche possibili. Tramite la cooperazione e la progettualità di empatia e di contesti di creatività. Obiettivi pedagogici. Per rendere la pace fruibile e auspicabile attraverso il sapere formativo e educativo e in buona sostanza pedagogico. Gli obiettivi pedagogici consistono in questi aspetti tra cui sviluppare competenze sociali ed emotive e promuovere l’empatia, la creatività e la nonviolenza, per agevolare la consapevolezza critica per analizzare criticamente i conflitti e comprendere le loro cause profonde e favorendo l’impegno per la giustizia sociale e così promuovere la consapevolezza e l’impegno per l’equità a tutti i livelli della società e la costruzione della pace in ogni contesto. In sintesi, l’approccio di Galtung può essere utilizzato per promuovere l’educazione alla pace e la risoluzione nonviolenta dei conflitti, sviluppando competenze sociali ed emotive e promuovendo la consapevolezza critica e l’impegno e la cooperazione tra popoli e genti e minoranze e per una risoluzione delle guerre e dei genocidi in atto nel mondo.   [1] Edizioni ETS, Pisa 2025. Laura Tussi
June 7, 2025
Pressenza