Nuoro: studente di 18 anni, vittima di omicidio sul lavoro. Non è stata una fatalità
Oggi, 24 luglio, Fabrizio Pittalis, uno studente di soli 18 anni, è stato
vittima di un omicidio sul lavoro. Abbiamo normalizzato così tanto lo
sfruttamento da trovare normale che un ragazzo, che doveva ancora sostenere
l’esame di maturità, venisse impiegato da un’azienda di stoccaggio e gestione
dei rifiuti a Oniferi, in provincia di Nuoro.
Secondo le prime ricostruzioni, Fabrizio è stato colpito alla testa dalla benna
di un muletto guidato da un collega. Un collega che è a sua volta vittima di
questa assurda normalizzazione: lo storico disprezzo per la vita di operai e
operaie che caratterizza la classe padronale al vertice delle aziende, davanti
al quale lo Stato non pone alcun argine.
Ecco, se la notizia della morte di Fabrizio l’avessimo data noi, l’avremmo
scritta così. In maniera molto più aderente alla realtà. Ma sui mezzi di
comunicazione assistiamo alla solita normalizzazione: è tutto un fiorire di
“tragedie” e “incidenti”, quando non addirittura di fatalità.
In poche testate si chiedono la cosa più importante: cosa ci faceva uno studente
che non ha ancora finito la scuola alle 6:30 del mattino in un impianto
industriale di quel tipo? Fabrizio studiava all’Istituto Don Deodato Meloni di
Oristano, che elenca tra i propri indirizzi quello agrario e quello alberghiero,
insieme a odontotecnica e moda. Ma il mondo del lavoro oggi è questo, un ricatto
quotidiano: prendi quello che c’è, magari solo perché ti aiuta a coltivare le
tue passioni, come quella grande di Fabrizio per i cavalli.
Nel 2025 sono state 27 le persone che, in Sardegna, sono uscite di casa per
andare a guadagnarsi lo stipendio e che a casa non sono mai tornate. Ormai è
normale accettare che il profitto valga più della sicurezza, che le nostre vite
vengano sacrificate sull’altare del mercato e che la nostra incolumità sia
considerata solo una spesa da tagliare.
Come dice il nostro portavoce Giuliano Granato nel commentare la morte di
Fabrizio: “In un Paese che ha introdotto l’omicidio nautico è indicativo che non
esista ancora il reato di omicidio sul lavoro né una procura ad hoc.” Infatti,
se almeno allo Stato e ai governi, quello attuale e quelli che lo hanno
preceduto, fosse interessato qualcosa delle vite di chi lavorando manda avanti
questo Paese, avrebbero già istituito questo reato.
Avrebbero dato più poteri e strumenti sia agli ispettorati del lavoro sia alla
figura di RLS, che rappresenta lavoratori e lavoratrici nei luoghi di lavoro
proprio in materia di sicurezza. Avrebbero inoltre cancellato tutti i contratti
precari che ci costringono ad abbassare la testa e ad accettare qualunque
condizione.
In questo momento a noi rimane solo da esprimere vicinanza alla famiglia di
Fabrizio. Ma da subito, e come abbiamo fatto finora, continueremo a lottare e
dare battaglia contro questa normalizzazione, perché le vite di lavoratori e
lavoratrici contino e siano rispettate.
Per la memoria di Fabrizio, perché nessuno e nessuna si trovi mai più nella
terribile posizione del suo collega, per la nostra vita e per la nostra dignità.
Potere al Popolo! – Cagliari
Redazione Sardigna