Russell Means, la voce Lakota che continua ad interrogare l’Occidente
È uscito questa settimana per Mauna Kea Edizioni il primo libro di Russell Means
in italiano: Se hai dimenticato i nomi delle nuvole. Introduzione al pensiero e
alla filosofia degli Indiani d’America, di Russell Means e Bayard Johnson,
un’opera intensa e necessaria che porta al pubblico italiano il pensiero di una
delle figure native più incisive, carismatiche e discusse del Novecento.
Russell Means, Oglala Lakota, attivista, oratore, attore e protagonista
dell’American Indian Movement, è stato una delle voci più riconoscibili della
resistenza indigena contemporanea. La sua parola non cercava conciliazioni
facili. Nominava la ferita coloniale là dove la narrazione dominante preferiva
rimuoverla: trattati violati, terre sottratte, lingue minacciate, spiritualità
represse, bambini allontanati dalle famiglie, popoli trasformati in “questione”
politica perché decisi a non scomparire.
Ma Se hai dimenticato i nomi delle nuvole non è soltanto un libro di denuncia.
È un testo di visione. Attraverso la voce di Means e la scrittura di Bayard
Johnson, il lettore incontra una concezione del mondo fondata sulla relazione
con la Terra, sulla Legge naturale, sulla responsabilità verso la comunità, sul
ruolo degli Antenati, sulla memoria e sul diritto dei popoli a nominare se
stessi.
Il volume invita a superare l’immagine consumata dell’“indiano d’America” come
figura del passato, del folklore o della nostalgia. Al centro non c’è uno
stereotipo, ma un pensiero vivo: politico, spirituale, ecologico, profondamente
radicato nella storia e ancora capace di parlare al presente.
Con questa pubblicazione, Mauna Kea Edizioni prosegue un percorso editoriale di
oltre trenta opere dedicato alla conoscenza dei Nativi Americani e dei popoli
indigeni, attraverso traduzioni, saggi, testimonianze, dizionari, testi storici
e opere fondamentali spesso assenti dal panorama editoriale italiano.
La missione di Mauna Kea è restituire complessità a voci troppo a lungo
marginalizzate, semplificate o rese innocue: non trasformare i popoli indigeni
in simboli, ma riconoscerli come popoli vivi, portatori di storia, pensiero,
diritti, memoria e futuro.
In un tempo segnato da crisi ambientali, conflitti per le risorse, cancellazione
culturale e nuove forme di colonialismo economico, la voce di Russell Means
conserva una forza particolare. Non appartiene soltanto alla storia dei Nativi
Americani. Riguarda il modo in cui l’Occidente guarda la Terra, il potere, la
libertà, la comunità e la responsabilità verso le generazioni future.
Russell Means non chiedeva pietà. Non chiedeva permesso. Non cercava consenso.
Ricordava al mondo che un popolo sopravvive davvero solo quando conserva la
propria lingua, la propria memoria, la propria spiritualità e il diritto di
raccontarsi con la propria voce.
La sua libertà non era negoziabile.
Redazione Italia