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“Capire le migrazioni internazionali”: terzo incontro sul ritorno dei muri e dei confini in Europa
Prosegue a Trieste la terza edizione del ciclo formativo Capire le migrazioni internazionali, promosso da ICS, ASGI, Articolo 21 e Fondazione Luchetta, in collaborazione con il SAI di Trieste, l’Ordine dei Giornalisti del Friuli Venezia Giulia, Assostampa FVG e il Circolo della Stampa di Trieste. Il terzo incontro, intitolato “La linea del confine: il ritorno dei muri e dei confini in Europa”, propone una riflessione sulle trasformazioni in atto nelle politiche migratorie globali ed europee, con particolare attenzione al ruolo crescente delle tecnologie digitali e dell’intelligenza artificiale nei processi che determinano chi può oltrepassare i confini. Ospite principale sarà Fabio Chiusi, giornalista e ricercatore specializzato nelle conseguenze sociali dell’automazione e dell’IA, autore del saggio “La fortezza automatica. Se l’IA decide chi può varcare i confini” (Bollati Boringhieri, 2025). Nel volume Chiusi analizza come le frontiere contemporanee non siano più soltanto linee geografiche, ma veri e propri spazi di sperimentazione tecnologica, dove droni, sensori, sistemi di riconoscimento facciale e algoritmi intervengono – o ambiscono a intervenire – in decisioni tradizionalmente affidate a istituzioni e operatori umani. Tecnologie che, lungi dall’essere neutre, possono generare nuove forme di esclusione, rafforzare pratiche discriminatorie e indebolire la tutela dei diritti proprio nelle aree in cui dovrebbero essere maggiormente garantiti. Accanto a Chiusi interverrà Caterina Bove, avvocata di ASGI, che approfondirà le implicazioni giuridiche e costituzionali dell’uso di sistemi automatizzati nella gestione delle frontiere e delle politiche di asilo. L’analisi si concentrerà sull’impatto di strumenti quali la sorveglianza automatizzata, l’analisi predittiva dei dati e i processi decisionali basati su algoritmi su diritti fondamentali come la privacy, la non discriminazione e il diritto a un’effettiva tutela giurisdizionale, con riferimento alle normative nazionali ed europee. L’incontro intende offrire un quadro ragionato delle dinamiche che stanno rimodellando l’idea stessa di confine: dai muri fisici e legislativi alle cosiddette “fortezze intelligenti”, fino alle controversie normative legate all’uso crescente dell’intelligenza artificiale nei processi che regolano la mobilità delle persone. L’incontro si svolgerà martedì 10 marzo dalle ore 17 alle ore 19 presso la Sala Alessi del Circolo della Stampa di Trieste (Corso Italia 13). L’ingresso è libero fino a esaurimento posti. Redazione Friuli Venezia Giulia
March 8, 2026
Pressenza
Porto Vecchio, sgombero senza accoglienza: murato l’edificio 118, persone lasciate senza tutele
Questa mattina, dalle ore 8 circa, è iniziata una nuova operazione di sgombero nell’area del Porto Vecchio di Trieste. A essere interessato è stato questa volta l’edificio 118, uno delle strutture utilizzate come riparo da persone richiedenti asilo rimaste escluse dai sistemi di accoglienza. Le persone presenti, una cinquantina circa, sono state fatte uscire con i propri averi prima dell’avvio delle operazioni di muratura dell’ingresso, che hanno di fatto reso inaccessibile l’edificio. A differenza di quanto avvenuto in precedenti sgomberi – tuttavia – non è stato predisposto alcun trasferimento né è stata attivata alcuna forma di presa in carico da parte delle autorità competenti. Le persone richiedenti asilo non sono state identificate, né indirizzate verso strutture di accoglienza o servizi. Dopo l’uscita forzata dal magazzino 118, si sono semplicemente spostate nell’edificio di fronte, il magazzino numero 6, riproducendo così – a poche decine di metri di distanza – la stessa situazione di abbandono che le istituzioni dovrebbero risolvere. Per la prima volta si è intervenuti esclusivamente attraverso una mera operazione di polizia, finalizzata a far uscire le persone da un edificio in cui avevano trovato riparo, senza predisporre alcuna misura di accoglienza, come invece previsto dalle normative europee e dalla legislazione nazionale. Quanto accaduto assume quindi un carattere di particolare gravità, probabilmente il più grave episodio all’interno di una vicenda che da anni è segnata da una gestione pubblica profondamente inadeguata dell’accoglienza a Trieste. Si tratta di un ulteriore passaggio in un processo di progressiva dismissione delle responsabilità istituzionali, che si traduce in un abbandono pianificato di persone titolari del diritto alla protezione e all’accoglienza, in aperto contrasto con gli obblighi giuridici internazionali e interni assunti dallo Stato italiano. Appare sempre più evidente l’assenza di qualsiasi piano volto a risolvere le carenze strutturali del sistema di prima accoglienza sul territorio cittadino. Al suo posto, emerge con chiarezza una strategia che mira unicamente a rimuovere la presenza di persone dai magazzini, spingendole ad allontanarsi e tentando progressivamente di chiudere – uno dopo l’altro – i luoghi di riparo informale che esse riescono a trovare. Ma quando l’ultimo magazzino sarà stato sgomberato e sigillato, cosa succederà? Le autorità non sembrano porsi il problema, quel che è certo è che i richiedenti asilo abbandonati non spariranno nel nulla. Di fronte a un quadro di tale gravità, ICS valuterà con la massima attenzione tutte le iniziative legali che si renderanno necessarie. Redazione Friuli Venezia Giulia
February 6, 2026
Pressenza
Nuovo sgombero in Porto Vecchio: trasferimenti insufficienti e diritti negati
La mattina del 29 gennaio si è svolto un nuovo sgombero nell’area di Porto Vecchio a Trieste. Il trasferimento ha riguardato circa 90 persone richiedenti asilo e ha lasciato fuori, anche questa volta, almeno un centinaio di persone. Come già avvenuto nei precedenti sgomberi, le operazioni si sono svolte senza l’adozione di criteri chiari e trasparenti, e ha coinvolto sia richiedenti asilo che avevano già l’invito della Questura sia persone appena identificate. Non è stato rispettato alcun criterio di cronologia e, fatto ancor più grave, non è stata garantita la priorità a tutti i soggetti fragili. Le famiglie non sono infatti state tutte accolte: due nuclei familiari sono rimasti esclusi, nonostante fossero già stati segnalati alla Prefettura all’inizio della settimana come situazioni di particolare vulnerabilità. Solo in un successivo momento e a seguito di nostra segnalazione, sono state poi accolte nella struttura di Casa Malala. Ancora una volta, l’intervento si traduce in una gestione emergenziale e spettacolare, che non garantisce i diritti fondamentali delle persone coinvolte. Si continua a sgomberare i magazzini del Porto Vecchio senza predisporre soluzioni adeguate e sufficienti, consapevoli del fatto che la situazione si presenterà uguale la prossima volta. Le persone richiedenti asilo arrivate sono, nel corso delle ultime settimane, circa una decina al giorno: un numero perfettamente gestibile, basterebbe organizzare trasferimenti ordinari con numeri incrementati, in modo da essere adeguati al numero degli arrivi, e predisporre una struttura di bassa soglia per evitare alle persone di essere obbligate a rimanere per strada. Ma la mediatizzazione del fenomeno migratorio resta una scelta precisa della classe dirigente locale e nazionale, funzionale a mantenere una narrazione emergenziale e a sottrarsi alla responsabilità di soluzioni strutturali. ICS – Ufficio Rifugiati, Onlus Redazione Friuli Venezia Giulia
February 2, 2026
Pressenza
Il nuovo sgombero in Porto Vecchio lascia in strada oltre 100 persone
Nella mattinata odierna l’area del Porto Vecchio di Trieste è stata nuovamente teatro di un’operazione di sgombero delle persone migranti che vi trovavano riparo. Un’operazione che, esattamente come l’ultima avvenuta lo scorso 3 dicembre, ha prodotto il medesimo esito: il numero di posti messo a disposizione per i trasferimenti è risultato insufficiente rispetto alle persone presenti, lasciando abbandonate in strada oltre un centinaio di persone, alcune delle quali in questa condizione da mesi. Tra le persone presenti al momento dello sgombero, quelle effettivamente trasferite sono state circa un centinaio. I criteri di selezione adottati sono apparsi del tutto opachi, non tenendo conto né della cronologia di formalizzazione della domanda di asilo né delle condizioni di vulnerabilità. Ancora una volta, l’obiettivo prioritario dell’operazione si è dimostrato essere la sigillatura dei magazzini del Porto Vecchio – nel caso odierno l’edificio numero 4 – piuttosto che l’accoglienza e la presa in carico delle persone. Questo nuovo sgombero avviene nonostante, nelle settimane successive a quello di dicembre, siano proseguiti regolarmente i trasferimenti verso altre strutture di accoglienza. Risulta allora difficile comprendere la necessità di operazioni straordinarie, costose e mediaticamente spettacolari come questa, che si rivelano peraltro sistematicamente insufficienti: una programmazione più solida e trasparente dei trasferimenti settimanali eviterebbe sia l’abbandono in strada sia la ripetizione di questi “spettacoli”, con un evidente risparmio di risorse pubbliche. Una gestione di questo tipo appare inoltre irrispettosa anche nei confronti della cittadinanza, che assiste all’impiego inefficiente di ingenti risorse pubbliche senza che vengano prodotte soluzioni durature e razionali. Nel comunicato diffuso dalla Questura si afferma che l’operazione è finalizzata a «ripristinare condizioni di sicurezza e igiene», anche in considerazione delle temperature rigide del periodo invernale. Una motivazione che appare paradossale, se si considera che il trasferimento ha visto escludere oltre un centinaio di persone, che continueranno a essere abbandonate senza alcuna protezione nel pieno dell’inverno. Una sorte analoga a quella di chi arriverà a Trieste da domani. Quanto sta accadendo nel Porto Vecchio non può più essere raccontato come una sequenza di emergenze impreviste. Siamo di fronte a una gestione strutturalmente inadeguata, che non garantisce dignità e rispetto dei diritti umani fondamentali. ICS – Consorzio Italiano di Solidarietà – Ufficio Rifugiati Onlus Redazione Friuli Venezia Giulia
January 23, 2026
Pressenza
“Capire le migrazioni internazionali”: al via il ciclo formativo
Prende il via a Trieste la terza edizione del ciclo formativo Capire le migrazioni internazionali, promosso da ICS, ASGI, Articolo 21 e Fondazione Luchetta, in collaborazione con il SAI di Trieste, l’Ordine dei Giornalisti del Friuli Venezia Giulia, Assostampa FVG e il Circolo della Stampa di Trieste. Un percorso di sei incontri pubblici che, a partire dal contesto triestino – snodo cruciale lungo la rotta balcanica – affronta le trasformazioni in atto nelle politiche migratorie europee e internazionali, con un’attenzione particolare alle ricadute sui diritti fondamentali, sull’informazione e sulle pratiche di accoglienza. Il primo appuntamento, dal titolo “Spostare altrove. Dal protocollo Italia-Albania all’esternalizzazione delle politiche migratorie in Europa”, è dedicato al tema, oggi centrale nel dibattito pubblico, del trasferimento fuori dall’Unione Europea delle procedure d’asilo e della detenzione pre-rimpatrio. Interverranno Francesco Ferri (Action Aid) e Gianfranco Schiavone (ICS). Action Aid è la realtà che ha presentato un esposto alla Corte dei Conti per danno erariale in ragione dello sperpero di denaro dei centri per persone migranti in Albania (maggiori informazioni qui: https://www.actionaid.it/press-area/cpr-in-albania/ ). Introduce e coordina l’incontro la giornalista Tiziana Melloni (Odg Fvg). Il ciclo proseguirà con incontri dedicati alle esperienze locali di accoglienza e alle difficoltà lungo la rotta balcanica, al ritorno dei muri e dei confini in Europa, ai temi della pluralità e della convivenza, fino a una riflessione sulle istituzioni di segregazione e alla presentazione del Rapporto Migrantes 2025 in occasione della Giornata mondiale del Rifugiato. Gli incontri si svolgono in presenza dalle 17 alle 19 presso la Sala Alessi del Circolo della Stampa di Trieste (Corso Italia 13). L’ingresso è libero fino a esaurimento posti. È possibile seguire gli incontri anche da remoto, previa iscrizione al link: https://cryptpad.fr/form/#/2/form/view/pghVv7a9QdrMRn8wWY1Xo6+wyfqTq-0bYiOU72jZI0c/ Al momento risultano oltre 380 le persone iscritte per seguire il corso da remoto: un numero che testimonia il grande interesse di pubblico per i temi affrontati. Redazione Friuli Venezia Giulia
January 14, 2026
Pressenza
A Natale una fiaccolata contro l’indifferenza e per il diritto all’accoglienza
Nel tardo pomeriggio del giorno di Natale si terrà a Trieste la fiaccolata “Luce tra gli ultimi. Un Natale in cammino”, promossa dal costituendo coordinamento regionale della rete di persone e realtà del Terzo Settore. A seguito della morte di quattro persone migranti, avvenuta nelle ultime settimane in Friuli Venezia Giulia, non possiamo girarci dall’altra parte. È da qui che nasce l’iniziativa: dal rifiuto della cultura dell’indifferenza e dalla volontà di riportare al centro, proprio nel giorno simbolo della solidarietà, il tema dei diritti negati, delle disuguaglianze e delle condizioni di vita delle persone migranti e richiedenti asilo arrivate in città. Persone costrette, a causa di gravi inadempienze istituzionali, a vivere per settimane nei magazzini abbandonati del Porto Vecchio, pur avendo diritto all’accoglienza. La fiaccolata si svolgerà in tre tappe. Il ritrovo è previsto alle ore 18.15 in largo Santos (ex Sala Tripcovich), da dove partirà un cammino accompagnato dalla musica. La seconda tappa sarà piazza Oberdan, dove si terrà un flashmob promosso dai giovani della Rete degli Studenti Medi e verrà annunciato un Manifesto, che potrà essere sottoscritto da chi vorrà aderire all’iniziativa. Il percorso si concluderà in piazza Libertà, con una cena condivisa insieme alle persone migranti, prevista indicativamente per le ore 19.30. Le promotrici e i promotori invitano chi parteciperà a portare con sé una fiaccola o una candela per il cammino e un po’ di cibo da condividere, come gesto concreto di prossimità e di relazione. Redazione Friuli Venezia Giulia
December 23, 2025
Pressenza
Replica ai sindacati SIULP e SAP
Dalle dichiarazioni rese dai sindacati di polizia SIULP e SAP in merito alla pubblicazione del report “Accesso negato. Rapporto sugli ostacoli nell’accesso alla procedura per il riconoscimento della protezione internazionale e altre misure di accoglienza a Trieste”, emerge un tono marcatamente emotivo che lascia presumere come il documento non sia stato letto con la necessaria attenzione. Il rapporto è il risultato di un lungo e puntuale monitoraggio condotto da un ampio e autorevole coordinamento di enti e associazioni attive a Trieste nella tutela delle persone più esposte, e documenta l’esistenza di prassi illegittime. Prassi che non possono essere negate, ma che richiedono di essere riconosciute e interrotte con urgenza, a difesa dello Stato di diritto e a tutela dello stesso operato delle forze dell’ordine. ICS auspica quindi una riflessione più posata e fondata sugli elementi di forte preoccupazione che emergono dal rapporto e rinnova la propria disponibilità a un dialogo serio e costruttivo, finalizzato alla cessazione delle pratiche illegittime segnalate, nell’interesse di tutte e tutti. ICS – Ufficio Rifugiati, Onlus Redazione Friuli Venezia Giulia
December 19, 2025
Pressenza
Accesso negato: a Trieste il diritto d’asilo è ostacolato da prassi illegittime sistematiche
Trieste, 17 dicembre – L’accesso alla procedura per il riconoscimento della protezione internazionale, a Trieste, è segnato da ostacoli gravi, ricorrenti e in contrasto con la normativa nazionale ed europea. È quanto emerge dal rapporto “Accesso negato. Rapporto sugli ostacoli nell’accesso alla procedura per il riconoscimento della protezione internazionale e alle misure di accoglienza a Trieste”, presentato questa mattina al Circolo della Stampa da ICS, IRC, Diaconia Valdese, Linea d’Ombra, No Name Kitchen, Goap, Fondazione Luchetta e Cdcp. Il rapporto è il risultato di un monitoraggio svolto nel corso del 2025 attraverso centinaia di testimonianze raccolte sul campo, attività di assistenza legale che hanno coinvolto oltre 1.400 persone, segnalazioni formali inviate alle autorità e un’analisi puntuale del quadro giuridico di riferimento. I dati restituiscono un quadro allarmante: ogni giorno decine di persone si presentano all’Ufficio Immigrazione della Questura di Trieste per chiedere asilo, ma solo 10–12 riescono ad accedere agli uffici e, spesso, solo una parte di queste riesce effettivamente a formalizzare la domanda. In media, la registrazione della richiesta di protezione internazionale avviene dopo circa tre settimane dal primo tentativo, ma non sono rari i casi in cui l’attesa supera i 30 o addirittura i 60 giorni. In questo periodo le persone restano intrappolate in un limbo giuridico, senza alcun documento che attesti la manifestazione della volontà di chiedere asilo e senza accesso alle misure di accoglienza, all’assistenza sanitaria o alla residenza anagrafica. Il rapporto documenta una serie di prassi discrezionali e illegittime: criteri di accesso non trasparenti e non cronologici, allontanamenti ripetuti senza motivazioni formali, accesso di fatto condizionato al possesso di documenti di identità, controlli informali dei telefoni cellulari, rinvii orali verso altre Questure o altri Paesi europei, mancata tutela delle persone in condizioni di vulnerabilità sanitaria, ostacoli specifici per i minori stranieri non accompagnati, emissione di provvedimenti di espulsione anche in presenza di una chiara manifestazione della volontà di chiedere asilo. Le conseguenze di queste pratiche sono pesantissime: centinaia di persone sono costrette a vivere per settimane o mesi senza alcuna forma di accoglienza, spesso in spazi insicuri e degradati come l’area dell’ex Porto Vecchio. Nei mesi autunnali del 2025 si stima che oltre 200 persone al giorno abbiano vissuto in queste condizioni, esposte a gravi rischi per la salute fisica e mentale, e al momento sono oltre cento le persone lasciate in strada senza accoglienza, nonostante il recente maxi trasferimento. Una situazione che, come ribadito dalla giurisprudenza europea, può configurare trattamenti inumani e degradanti. L’impatto non riguarda solo le persone direttamente coinvolte, ma anche il contesto urbano e sociale cittadino: la concentrazione forzata di situazioni di marginalità alimenta tensioni, degrado e una percezione diffusa di abbandono istituzionale, senza offrire soluzioni strutturali né alle persone richiedenti asilo né alla cittadinanza. Con questo rapporto le organizzazioni firmatarie chiedono un intervento immediato delle istituzioni competenti affinché venga ripristinata la piena conformità alla legge. Tra le raccomandazioni principali: il potenziamento del servizio amministrativo per la registrazione tempestiva delle domande di asilo, il rispetto rigoroso delle garanzie nei controlli sui dispositivi elettronici, l’istituzione di procedure prioritarie per le persone in condizioni di vulnerabilità (in particolare minori stranieri non accompagnati), l’applicazione uniforme delle norme sull’accertamento dell’età, maggiore trasparenza sulle modalità di accesso alla procedura, l’attivazione di un tavolo tecnico permanente tra Questura, Prefettura, enti del terzo settore e organismi di tutela. «La normativa, che piaccia o no, deve essere rispettata e le prassi illegittime devono cessare – osservano le organizzazioni –. Domani avremo un incontro con la Questura, in cui riporteremo loro, nuovamente, tutte le irregolarità oggi denunciate». Redazione Friuli Venezia Giulia
December 18, 2025
Pressenza
Sgombero in Porto Vecchio: almeno 40 persone escluse, nessun coinvolgimento delle organizzazioni umanitarie
Questa mattina è stata eseguita l’ennesima operazione di sgombero in alcuni magazzini del Porto Vecchio di Trieste: circa 150 persone migranti e richiedenti asilo – molte delle quali abbandonate in strada da settimane, e che in quei magazzini avevano trovato un riparo di fortuna – sono state messe in fila, identificate e trasferite. È evidente che si tratta di una misura-spot, priva di una strategia strutturale: lo sgombero non risolve affatto il problema poiché, come abbiamo già denunciato molte volte in passato, le persone richiedenti asilo e in transito che da domani arriveranno in città si troveranno nella medesima situazione. Il trasferimento è avvenuto senza alcun coinvolgimento delle organizzazioni che sul territorio si occupano di accoglienza e supporto, né dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr): un’esclusione che conferma come la gestione della crisi migratoria a Trieste segua logiche emergenziali, securitarie e dettate da urgenze mediatiche. Logiche che, ancora una volta, nulla hanno a che vedere con la salvaguardia dei diritti delle persone più vulnerabili. Il problema, creato artificialmente dalle istituzioni, non viene quindi risolto e si ripresenterà nei prossimi mesi, con una responsabilità politica sempre più pesante. Ma l’aspetto più grave è l’esclusione arbitraria di decine di persone – almeno quaranta, secondo le nostre stime – lasciate fuori dall’operazione solo perché, nel momento del trasferimento, non si trovavano nei magazzini interessati. Nessuno le aveva informate dell’intervento, nessuna istituzione ha tentato di raggiungerle: una conseguenza diretta del mancato coinvolgimento di chi lavora sul territorio e che avrà pesanti conseguenze sulla vita delle persone più vulnerabili. ICS – Consorzio Italiano di Solidarietà Redazione Friuli Venezia Giulia
December 4, 2025
Pressenza
“Capire le migrazioni internazionali”: parte la terza edizione
Si è svolta stamattina presso la Sala Paolo Alessi del Circolo della stampa di Trieste, con la presenza di Gianfranco Schiavone (presidente ICS) e della giornalista Fabiana Martini, la conferenza stampa di presentazione della terza edizione del ciclo formativo “Capire le migrazioni internazionali”. Il percorso anche quest’anno offrirà a operatori sociali, professionisti dell’informazione, realtà del mondo giuridico e cittadini un’occasione di approfondimento su temi di grande attualità legati ai movimenti migratori e alla protezione dei rifugiati. L’iniziativa prende avvio dal contesto triestino, punto di osservazione privilegiato lungo la rotta balcanica, e amplia lo sguardo alle dinamiche europee e internazionali. Il primo appuntamento, “Spostare altrove. Dal protocollo Italia-Albania all’esternalizzazione delle politiche migratorie in Europa”, analizzerà le proposte orientate a trasferire al di fuori dell’Unione Europea le procedure d’asilo e le fasi di detenzione pre-rimpatrio. Un tema riacceso dall’intesa Italia-Albania, che ha sollevato perplessità da parte di giuristi e organizzazioni internazionali. Interverranno Francesco Ferri (Action Aid) e Gianfranco Schiavone (ICS). Il secondo incontro, “Trieste e i migranti e rifugiati”, si concentrerà sulle esperienze locali: dall’accoglienza diffusa, riconosciuta a livello nazionale, alle criticità che caratterizzano gli arrivi lungo la rotta balcanica. Partecipano Roberta Altin (Università di Trieste) e le operatrici Maddalena Avon e Marta Pacor. Il terzo appuntamento, “La linea del confine: il ritorno dei muri e dei confini in Europa”, approfondirà l’uso sempre più diffuso di barriere fisiche e tecnologiche alle frontiere europee e le conseguenze di queste politiche sulla sicurezza, sull’economia e sui diritti umani. Interverranno Fabio Chiusi, giornalista e autore del libro La fortezza automatica, e Caterina Bove, avvocata ASGI. Il quarto incontro, “Pluralità, convivenza e governance”, affronterà i temi legati alla diversità culturale, religiosa e identitaria. Il sociologo Stefano Allievi analizzerà gli strumenti necessari per governare questa complessità in modo informato e lungimirante. Il quinto appuntamento, “Accogliere o isolare e rinchiudere?”, proporrà una riflessione sul confine sottile che separa le politiche di accoglienza da quelle di segregazione nelle istituzioni totali. Interverranno Michele Rossi (CIAC Parma) e Peppe Dell’Acqua (Forum Salute Mentale), con un richiamo alla storia triestina del superamento dei manicomi e al simbolico viaggio di Marco Cavallo nei CPR italiani. Il sesto e ultimo incontro, previsto a giugno in occasione della Giornata mondiale del Rifugiato, ospiterà la presentazione del Rapporto Migrantes sul diritto d’asilo 2025. Saranno presenti Cristina Molfetta, coordinatrice del rapporto, e Alejandro Olayo Mendez (Boston College). L’edizione di quest’anno include un focus sull’evoluzione delle politiche migratorie statunitensi e sui loro riflessi internazionali. Il ciclo formativo è promosso da ICS, ASGI, Articolo 21 e Fondazione Luchetta, in collaborazione con il Sistema Accoglienza Integrazione (SAI) di Trieste, l’Ordine dei Giornalisti del Friuli Venezia Giulia, Assostampa FVG e il Circolo della Stampa di Trieste. Gli incontri si svolgono in presenza dalle ore 17 alle ore 19 presso la Sala Alessi del Circolo della Stampa (Corso Italia 13, Trieste). L’ingresso è libero fino a esaurimento posti. È possibile iscriversi per seguire le lezioni da remoto seguendo il seguente link: https://cryptpad.fr/form/#/2/form/view/pghVv7a9QdrMRn8wWY1Xo6+wyfqTq-0bYiOU72jZI0c/ (in tal modo si riceverà il link per seguire le formazioni sulla piattaforma zoom) Non è previsto il rilascio di attestati per la partecipazione al corso. Per informazioni e domande inviare una mail a: capirelemigrazioni@virgilio.it Redazione Friuli Venezia Giulia
December 3, 2025
Pressenza