17 LUGLIO 1936: SCOPPIA LA GUERRA CIVILE SPAGNOLA, “L’INIZIO DI UNA RIVOLUZIONE SOCIALE IN DIVERSE AREE DEL PAESE”
Il 17 luglio 1936 segna l’inizio della Guerra civile spagnola. Le forze
reazionarie spagnole, guidate da alcuni generali tra i quali il futuro dittatore
Francisco Franco, tentano il colpo di stato convinte di conquistare il potere in
breve tempo. In realtà, una rivolta di massa delle classi lavoratrici, che in
diverse aree si traduce in un tentativo di rivoluzione sociale, impedisce alle
forze nazionaliste di affermarsi in maniera relativamente rapida. I nazionalisti
riusciranno a prevalere militarmente soltanto dopo tre anni di guerra civile,
duri scontri e massacri ai danni degli insorti repubblicani.
“Quando scoppia il colpo di stato, i lavoratori, i proletari, scendono in
piazza, si armano, nonostante i delegati governativi nelle varie città
all’inizio si rifiutino di fornire loro armi, e trasformano la risposta
puramente militare in una vera e propria rivoluzione“, spiega Flavio Guidi, già
ricercatore e storico all’Università di Barcellona, ai microfoni di Radio Onda
d’Urto. “Questo non avviene dappertutto nello stesso modo: a Barcellona, e in
generale in Catalunya, avviene; avviene in Aragona e parzialmente a Valencia. A
Madrid e in altre città della Spagna che non cadono subito in mano ai franchisti
(cioè la maggioranza) c’è una risposta militare forte, i lavoratori si
organizzano, collaborano in alcuni casi anche con settori delle forze
dell’ordine fedeli alla Repubblica, come la Guardia de asalto e piccoli settori
della Guardia Civil che non aderiscono al golpe, e riescono a sconfiggere i
militari”.
“In alcune zone, come la Catalunya o l’Aragona, non ci si limita però alla
sconfitta militare dei franchisti. In queste aree lo scontro si trasforma anche
in una rivoluzione sociale: vengono espropriate le fabbriche, sotto il controllo
dei lavoratori viene nazionalizzato praticamente tutto“, continua Guidi sulla
nostra emittente. “In breve tempo, già entro la fine di agosto – aggiunge lo
storico – si chiarisce che all’interno del fronte repubblicano ci sono due
posizioni principali, pur con sfumature interne: da un lato chi pensa sia
necessario unire la lotta contro i militari golpisti alla rivoluzione sociale, e
questi sono soprattutto gli anarchici della CNT (Confederación Nacional del
Trabajo) e il POUM (Partido Obrero de Unificación Marxista); dall’altro chi
pensa, invece, che il tema fondamentale è vincere la guerra civile e poi si
penserà al futuro, e questi sono soprattutto il Partito Comunista ufficiale, la
destra socialista e le varie formazioni repubblicane, oltre all’unico partito di
destra che aderisce al fronte repubblicano, il Partito Nazionalista Basco“.
A fine luglio, cioè a un paio di settimane di distanze dal tentativo golpista
dei militari, i tre quarti dello stato spagnolo sono ancora nelle mani delle
forze antifasciste e repubblicane, dalla Catalunya ai Paesi Baschi e fino a
Madrid. In un primo momento, dunque, il tentativo di prendere il potere da parte
delle forze reazionarie fallisce. Nei tre anni di guerra civile successivi,
tuttavia, sul piano militare prevarranno le forze golpiste reazionarie, anche
tramite l’intervento dell’Italia fascista e della Germania nazista. L’Unione
Sovietica, invece, a partire dall’ottobre del 1936 sosterrà il fronte
repubblicano con l’invio di armi. L’unico altro stato a sostenere la Repubblica
fu il Messico. Tuttavia, con l’appoggio aereo di fascisti e nazisti le forze
reazionarie riusciranno a sbarcare in Andalusìa, a conquistarla nel giro di un
anno, avanzare verso Madrid e, alla fine, anche verso Barcellona.
A novant’anni dal 17 luglio 1936, Radio Onda d’Urto ha intervistato Flavio
Guidi, militante di Sinistra Anticapitalista di Brescia che ha vissuto a lungo
in Catalunya, dove ha lavorato come ricercatore all’Università di Barcellona sul
rapporto tra Spagna e Italia nel Novecento, in particolare durante la Guerra
civile e la transizione. Ascolta o scarica.