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Handbook against the militarization of schools and universities (Vademecum in inglese)
Pubblichiamo con estrema soddisfazione e piacere la versione in inglese del nostro Vademecum contro la militarizzazione delle scuole e delle università, documento indispensabile per opporsi alla deriva bellicista nei luoghi della formazione in Italia. Il lavoro è stato condotto da Susanne Urban, rappresentante di Wilpf Norvegia (associazione già aderente all’Osservatorio) del gruppo di Bergen, esperta di J. Galtung e molto operativa nell’ambito del pacifismo e antimilitarismo in Europa. Questo documento, così come il legame e la collaborazione con il gruppo antimilitarista olandese, rappresenta un importante riconoscimento a livello internazionale che l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università può vantare sul versante dell’attivismo pacifista e antimilitarista, soprattutto in relazione all’ideologia bellicista che penetra nelle scuole e nelle università per normalizzare l’idea della guerra che ormai i nostri pochi studenti e studentesse si appresteranno a combattere. Rinnoviamo, pertanto, l’invito ai/alle docenti e alla società civile a impegnarsi affinché si possa costruire nelle scuole e nelle università un’altra narrazione, una contronarrazione pacifista, nonviolenta e antimilitarista per poter prefigurare un orizzonte di solidarietà e giustizia universale. HåndbookAgainstTheMilitarisationOfSchoolsAndUniversities_260104Download Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Proteste ad Oslo per il “Nobel” alla Machado
Diverse organizzazioni pacifiste norvegesi hanno annunciato una manifestazione a Oslo per il 9 dicembre, poche ore prima che la leader dell’opposizione venezuelana María Corina Machado riceva il Premio Nobel per la Pace. L’appello alla protesta è stato diffuso in una dichiarazione che esorta la popolazione a rifiutare il premio conferito […] L'articolo Proteste ad Oslo per il “Nobel” alla Machado su Contropiano.
“Quello alla Machado è premio Nobel per la pace non meritato”. Protesta il Consiglio per la Pace norvegese
Il Consiglio Norvegese per la Pace, che riunisce 17 organizzazioni pacifiste norvegesi e circa 15.000 attivisti, ha dichiarato venerdì 24 ottobre di aver preso la decisione di non celebrare l’edizione di quest’anno del Premio Nobel per la Pace perché i suoi membri “non ritengono che la vincitrice di quest’anno sia […] L'articolo “Quello alla Machado è premio Nobel per la pace non meritato”. Protesta il Consiglio per la Pace norvegese su Contropiano.
Norvegia: centinaia di persone bloccano la più grande raffineria di petrolio del paese
Da questa mattina, centinaia di persone hanno risposto alla chiamata di Extinction Rebellion e del Green Youth Movement e stanno bloccando la principale raffineria di petrolio della Norvegia, raffineria di Mongstad a Bergen del colosso del fossile Equinor. Tre ingressi sono stati bloccati via terra e uno via mare da gruppi di persone in kayak. L’iniziativa fa parte della Nordic Climate Justice Coalition, un’alleanza di movimenti climatici nata per smascherare il mito dei Paesi nordici come leader “verdi e progressisti”, che dal 16 al 23 agosto ha lanciato una mobilitazione in Norvegia per protestare contro l’industria petrolifera del Paese.  «Siamo arrivati da tutta Europa perché il collasso climatico non conosce confini. Ho attraversato l’Europa per essere qui» racconta Lotta, artista e attivista italiana di Extinction Rebellion che si trova sul posto.  «Vengo dall’Emilia Romagna, una terra devastata da ripetute alluvioni che hanno distrutto tutto. Sono qui perché è il momento che i principali paesi produttori e estrattori di petrolio e gas – la Norvegia come l’Italia – si assumano le proprie responsabilità e avviino immediatamente un piano per l’uscita dal fossile». Il periodo non è casuale: le proteste si svolgono a poche settimane dalle elezioni parlamentari dell’8 settembre, un appuntamento cruciale per definire la futura politica climatica del Paese. «Siamo qui perché, in vista delle prossime elezioni, la Norvegia non ha nessun piano di uscita dal fossile» aggiunge Simone, un altro attivista arrestato per aver bloccato in kayak una delle navi petrolifere di Equinor. Nonostante la Norvegia sia infatti il principale produttore europeo di petrolio e gas, nel dibattito elettorale che precede le elezioni di settembre non è stato presentato alcun piano di progressiva dismissione delle fonti fossili. «Siamo nel paese che più produce petrolio in Europa e Equinor è una delle aziende responsabili della crisi climatica che stiamo vivendo e che sta causando centinaia di migliaia di morti  in tutto il mondo. È il momento di uscire dal fossile, adesso».  Alle azioni di oggi si sono unite anche Greta Thumberg e Aurora, popstar internazionale. «Siamo qui perché è chiarissimo che il petrolio non ha futuro. I combustibili fossili portano solo morte e distruzione, ed è per questo che dobbiamo fare pressione su produttori moralmente corrotti come la Norvegia, che ha il sangue sulle mani» ha dichiarato Greta Thunberg. Sulla stessa linea anche Aurora ha spiegato così la sua partecipazione al blocco: «Sono qui perché, quando nessuno si assume la responsabilità, devono farlo le persone. Allora tocca a noi. Il petrolio distrugge il mare e l’aria e spinge i popoli alla guerra. È invasivo e inquinante – un modo antiquato di vivere. Continuiamo a parlarne come se avesse a che fare con il futuro, ma non è così: il petrolio appartiene al passato». Dopo il blocco di oggi della raffineria di Mongstad, Extinction Rebellion ha annunciato che si proseguirà con una serie di azioni durante tutta la settimana, anche a Oslo. Fonti – Equinor, https://www.equinor.com/energy/mongstad – Equinor, https://www.equinor.com/ – Nordic Climate Justice Coalition, https://www.nordicclimatejustice.net/ – Reuters,  https://www.reuters.com/business/energy/norway-oil-industry-investment-set-peak-2025-survey-finds-2025-08-14/ Extinction Rebellion
Norvegia, storica vittoria: il sesso senza consenso è stupro. Quando in Italia?
Il Parlamento della Norvegia ha emendato, con 91 voti a favore e solo 12 contrari, l’articolo 291 del codice penale sul reato di stupro, integrandolo con un primo paragrafo che afferma che un rapporto sessuale con una persona che né con le parole né con i fatti ha espresso il consenso deve essere punito come stupro con una pena fino a sei anni. Un secondo nuovo paragrafo stabilisce che un rapporto sessuale mediante violenza o minacce, con una persona che non ha espresso consenso o con una persona che non è in grado di resistere all’azione altrui sarà considerato una circostanza aggravante e punito con una pena maggiore. Amnesty International ha espresso soddisfazione per un provvedimento che allinea finalmente il codice penale della Norvegia agli obblighi internazionali dello Stato. La legge ora chiarisce che il “freezing”, ossia l’assenza di reazione, non equivale mai a un consenso e che un comportamento passivo può essere interpretato come consenso solo se ve ne siano prove concrete. Ora, secondo l’organizzazione per i diritti umani, è necessario attuare bene la norma attraverso la formazione e il rafforzamento delle competenze e delle esperienze del sistema giudiziario. La Norvegia si è allineata agli altri Stati vicini del nord, portando così a 19 il numero degli Stati dell’Area Economica Europea che hanno una legge sullo stupro basata sul consenso. All’elenco degli Stati europei che hanno adeguato il proprio codice penale agli obblighi internazionali manca ancora l’Italia, dove Amnesty International ha avviato una campagna sin dal 2020. Per quanto tempo ancora?       Riccardo Noury