Da Macomer a Gradisca: rivolte contro i CPR, impunità per lo stato
In questo redazionale siamo partite dalle rivolte che stanno attraversando in
questi giorni il CPR di Macomer, raccogliendo le voci di chi lotta contro il
centro dall’esterno e di alcune persone recluse che hanno raccontato le
condizioni di detenzione, gli incendi che hanno colpito la struttura e la
resistenza quotidiana contro un sistema di segregazione e deportazione.
Diffondiamo il comunicato ricevuto il 13/07/2026
ANCORA FUOCO A MACOMER
L’arroganza e la stupidità del sistema razzista occidentale si manifestano
quando pensa che moltiplicando e rinforzando le frontiere riuscirà a bloccare il
movimento degli esseri umani delle cui vite colonialismo e imperialismo hanno
disposto per secoli. La stessa ottusità si dimostra nella gestione del CPR di
Macomer. Dopo il fuoco della rivolta di aprile che ha danneggiato un intero
blocco, che dopo mesi non è stato ancora riaperto, le violenze di sbirri e
operatori sono proseguite come se nulla fosse accaduto. Sono proseguite le
piccole e grandi ritorsioni, sono proseguiti gli abusi sanitari, abbiamo
denunciato casi di scabbia, la detenzione di persone gravemente malate e la
mancanza di cure di ogni tipo, persino di cure odontoiatriche nonostante la
prefettura vanti l’acquisto di una poltrona ortodontica mai installata. Abbiamo
raccontato la mancanza di acqua potabile e di temperature di gran lunga
superiori di quelle all’esterno. Abbiamo denunciato la detenzione di minori, gli
ostacoli alla comunicazione con l’esterno perché nulla trapeli, la dinamica
delle false informazioni passate da sbirri, operatori e anche qualche avvocato
che alimentano inutili speranze che si infrangono contro la realtà di un’azione
che tenta di ridurre i prigionieri alla nuda vita durante la detenzione, per poi
rimpatriarli dopo avere tentato di sottrargli per sempre persino il sogno di una
vita migliore. Questo accade con il sostegno di tutte le forze politiche e con
la silente complicità dell’associazionismo assistenzialista che si alimenta con
le visite a sorpresa dei politici di sinistra, facendo affidamento ad una
democrazia borghese che non è mai esistita in quanto trattasi di una
contraddizione in termini. Ieri i prigionieri hanno dato fuoco ad un altro
blocco, ancora non sappiamo l’entità dei danni. Constatiamo che gli spazi di
prigionia pian piano si stanno riducendo. Attendiamo che i prigionieri facciano
quello che devono. Solidali e complici con i prigionieri in lotta
Da Macomer ci siamo poi spostate al CPR di Gradisca d’Isonzo, dove nel gennaio
2020 venne ucciso Vakhtang Enukidze e dove, nelle scorse settimane, il tribunale
ha assolto tutti gli imputati per la sua morte. Abbiamo letto e commentato il
comunicato di No CPR – No Frontiere FVG, che denuncia l’impunità garantita a chi
rende possibile la violenza dei CPR e il ruolo di questi luoghi all’interno
delle politiche razziste dello Stato e dell’Unione Europea.
https://nofrontierefvg.noblogs.org/post/2026/07/14/sulle-assoluzioni-per-la-morte-di-vakhtang-la-farsa-della-giustizia-la-realta-del-razzismo-di-stato/
Un filo rosso lega Macomer e Gradisca: da una parte la repressione e l’impunità,
dall’altra le rivolte di chi non accetta la detenzione amministrativa. Perché se
i tribunali assolvono, dentro i CPR continua la lotta. E la storia di questi
anni lo dimostra: i CPR si chiudono col fuoco.