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I cristiani, le armi e la guerra
“Lasciate, basta così!”  (Lc 22,51) La guerra non è, non può essere, un’opzione possibile nell’orizzonte di senso del cristiano. Il cristiano non può costruire armi: ogni proiettile, ogni missile o razzo o drone o bomba o mina costruita con sapienza ingegneristica sempre più sofisticata non può essere l’occupazione di un cristiano. Perché ogni proiettile entrerà nel corpo di un altro uomo, perché ogni missile, bomba, razzo, mina, drone esploderà distruggendo vite, seminando visceri umani, mutilando arti, distruggendo case, cose, alberi, animali, sogni, progetti, storie; distruggendo e uccidendo l’umanità intera. Perché ogni vita che concluderà la sua esistenza per ogni arma costruita, sarà una vita finita per sempre, che non esisterà più: “Quando un uomo è morto è morto per sempre” (Enzo Bianchi). Perché ogni vita offesa e mutilata da una sola mina, da una sola bomba, è una vita che continuerà ad esistere ma mortificata e umiliata nei suoi desideri, nelle sue speranze, nei suoi orizzonti di una vita integra, bella e completa. Perché il fine di ogni arma è in contrasto col desiderio di vita dell’uomo e nulla ha a che fare con l’umanità di cui il primo e veritiero testimone e insegnante è lo stesso Gesù Cristo, a cui il cristiano dice di appartenere. Non è data alcuna possibilità di contatto e di coerenza tra la guerra con le sue armi e il messaggio evangelico lasciato da Gesù Cristo per tutti coloro che dicono di essere cristiani. Non c’è alcuna possibilità di mettere d’accordo gli strumenti di morte col Vangelo di salvezza, di trovare un’armonia tra la guerra e il desiderio di vita di Dio attraverso la pace portata da Gesù Cristo. La guerra è solo morte e disperazione, distruzione e condanna; il Vangelo, Gesù, è solo vita e speranza, costruzione e misericordia. Il cristiano ha il dovere di ergersi quale testimone affidabile e sempre credibile del messaggio evangelico del Signore della vita e della pace, affrontando ogni ipotesi o realtà di guerra con gli strumenti a sua disposizione che non possono essere altri che  il dialogo incessante e il confronto nella vicinanza, nella presenza, nella prossimità, faccia a faccia, guardando negli occhi e condividendo tutta la propria umanità con chi gli dichiara la sua inimicizia. I cristiani non si presentano con spade e bastoni, bensì con i loro volti, con le loro parole, con la loro Parola, con le loro storie, i loro corpi, i loro cuori. E se, nonostante tutto l’impegno profuso per scongiurare una guerra, quella guerra iniziasse lo stesso, il cristiano non può non perseverare nella denuncia di ogni ipocrisia e nel tentativo sempre più veemente e insistente di fermare quanto prima quella guerra. Allora Gesù gli disse: «Rimetti la spada nel fodero, perché tutti quelli che mettono mano alla spada periranno di spada.” (Mt 26, 52) Nell’orto, quella notte, in preda all’istinto di reazione, seppur con tutta la buona volontà e la buona fede nei confronti del suo Maestro di vita, il capo terreno della Chiesa universale, il primo papa, il discepolo dei discepoli, Pietro, usa indebitamente una spada per tagliare un orecchio e offendere la dignità di un altro uomo mutilandolo per sempre nella sua bellezza, nella sua umanità. E lo fa solo per paura, per istinto, mosso dalla sua passionale irruenza e non certamente dal ricordo dell’insegnamento del Maestro; o forse solo perché delle Sue parole non ci aveva ancora capito molto. Ma qui interviene sempre Lui, Gesù, il Maestro, a darci un altro insegnamento, a guarire il nostro cuore dalle pulsioni animali e demoniache che lo abitano, a indicarci la strada e a ridefinire ancora una volta per noi il percorso, a riorientarci sulla strada del Vangelo e della vera appartenenza a Cristo. Gesù, in silenzio, senza scene sensazionali, con un gesto tanto fugace quanto profondo ed efficace guarisce prontamente l’orecchio di Malco nel tentativo di fermare subito quella guerra che sta per innescarsi, per lasciare ad altri il compito e il “dovere” della guerra, per non lasciare che il suo grande-piccolo discepolo si renda responsabile di una nuova guerra. Sapendo bene che da un orecchio si sarebbe passati ad una mano, e poi ad una gamba, e poi ad un piede e poi ad un capo…. “Ma Gesù intervenne dicendo: «Lasciate, basta così!». E toccandogli l’orecchio, lo guarì.” (Lc 22, 51) La guerra non è una possibilità per il cristiano; e anche se inizia una guerra, responsabilità dei cristiani è quella di usare ogni mezzo per fermarla quanto prima, sapendo che ad ogni azione corrisponderà una reazione e che tutto lo scempio conseguente, al di là dei volti, dei nomi e delle appartenenze sul campo di ogni singola vittima, resterà nella memoria dei sopravvissuti,  nel risentimento dei cuori e nel desiderio istintivo, logico e consequenziale di vendetta.  La guerra è morte, che dura e persiste anche oltre la morte fisica. E’ morte dell’amore, della pace dei cuori, del desiderio di felicità che ogni uomo dovrebbe avere, della capacità di seminare il bene. La guerra, più si prolunga più si perpetua, autorigenerandosi ad ogni morto o vittima in più. Pensiamoci: Israele-Palestina, Ruanda, Sudafrica, Irlanda-Inghilterra, Jugoslavia, Siria, Yemen, Russia-Ucraina, USA-Iran, ecc,. A guerre finite, laddove sono finite, dopo tanti anni e tante vittime e uomini morti, che non sono più, quanto tempo ci vorrà perché i cuori dei sopravvissuti ritrovino pace? Perché nelle generazioni che si susseguono non venga più tramandato l’orrore e la memoria degli affronti e delle umiliazioni subite a causa delle guerre del passato? Dovrà passare tanto di quel tempo prima di ritrovare una nuova dimensione di pace che probabilmente saremo pronti per una nuova guerra. Sembra, così, che la guerra sia il naturale destino dell’uomo. La guerra rigenera se stessa e non si ferma mai. Solo l’uomo di buona volontà, certamente e necessariamente il cristiano (se è autenticamente cristiano), può fermare questa memoria diabolica, questo destino quasi inesorabile, anche a costo della sua stessa vita, senza impugnare alcuna spada, ma spendendosi ed esponendosi in prima persona, con tutti i mezzi a sua disposizione perché la comunicazione e il dialogo tra le parti non cessi mai, per scongiurare e fermare il più presto possibile e in tempo ogni realtà ed ogni pensiero di guerra. E il cristiano autentico, colui che appartiene a Cristo e lo conosce, ha questa possibilità per il semplice fatto che il suo sguardo riesce a vedere oltre la morte, oltre la croce, laddove il sepolcro è vuoto e la vita regna sovrana in eterno nel Risorto. La sua forza è tutta nella certezza di fede che la morte è vinta in Cristo e che dunque essa non rappresenta più l’ultimo ostacolo da cui proteggersi e da allontanare dal proprio orizzonte con qualunque mezzo, anche con la guerra. “Evitare questa morte con qualche stratagemma terreno, con la spada – non importa quale – di una difesa a breve respiro, significa escludersi dalla camera nuziale, significa mettere la fiducia nell’illusione di un successo che null’altro è se non l’orecchio mozzato di un certo servo: l’orecchio di Malco” (Christos Yannaras, L’oreille de Malchus, pp. 197-199) Sapremo resistere a questa tentazione e diventare veramente adulti nella fede? Sapremo affidarci alla promessa di vita del Risorto? Sapremo appartenere a Cristo a tal punto? Palermo, 30 Maggio 2022 – 13 Settembre 2026 *Giovanni Farro è direttore dell’Hospice dell’Ospedale Civico di Palermo                                                                                    Redazione Palermo
September 14, 2026
Pressenza
33 domande contro la guerra
SEZIONE 1: LE ORIGINI E LA NATURA DEL CONFLITTO 1.Le guerre sono nate per liberare i popoli o per saccheggiarli, sottometterli e umiliarli? 2.Perché il verbo distruggere ha più proseliti del verbo costruire? 3.Da quando la ragione è diventata debole e la forza è diventata argomento? Quando il discorso finisce, cominciano le lance. Oggi il discorso finisce dopo 280 caratteri. 4.Perché per il beneficio di pochi devono soffrire in molti? Il dolore è democratico, il potere no. Otto uomini in una stanza decidono, otto milioni di madri piangono fuori. 5.Dopo millenni di civiltà, perché la guerra continua a sembrarci ancora una soluzione? La violenza non è inevitabile, è solo la scelta più comoda che l’uomo ha imparato a ripetere. E se il seme del conflitto esiste in ognuno di noi, perché continuiamo a cercarlo solo negli altri? SEZIONE 2: LE PAROLE, LA PROPAGANDA, LA REALTÀ DEFORMATA 6.Tra le armi che si usano in guerra dobbiamo annoverare la propaganda, la menzogna e la manipolazione delle parole?Perché se chiedi la pace vieni arruolato a forza nella fazione dei traditori? 7.Dicono “danni collaterali”. Ma collaterale a cosa? Hanno un nome anche per i bambini. Si chiama “danno”. Perché il corpo di un bambino diventa un argomento politico prima di diventare un lutto? 8.Da quando “intervento umanitario” è diventato sinonimo di “bombardamento”? Abbiamo cambiato le parole per non dover cambiare le coscienze. 9.Quando un essere umano smette di essere una persona e diventa “il nemico”? Nessuno nasce bersaglio. Prima di ogni guerra c’è sempre qualcuno che insegna a dimenticare il volto dell’altro. 10.Perché ricordiamo i morti che confermano la nostra versione della storia e dimentichiamo gli altri? Forse la memoria, come la guerra, sceglie spesso una bandiera. SEZIONE 3: L’INDIFFERENZA E LA RESPONSABILITÀ INDIVIDUALE 11.Perché schierarsi quando l’indifferenza sembra sempre la scelta più facile? Il bisogno di dire la propria è davvero più forte di qualsiasi paura? 12.Quante volte abbiamo detto “mai più”, prima di ricominciare da capo? Atene–Sparta, 1914, oggi. Cambiano le armi, uguale il copione. L’indifferenza è la tradizione più antica che abbiamo. 13.Socrate diceva: “Conosci te stesso”. Ma se conoscendoti scopri che stai zitto per comodità, che fai? L’indifferenza è una scelta. E ogni scelta non fatta pesa quanto una bomba. 14.Chi chiude gli occhi davanti alle ingiustizie è da ritenersi connivente? Il silenzio è il voto più comodo per chi spara. Non serve tenere il fucile. Basta non dire: “Basta”. 15.Condividi un post contro la guerra alle 18:03 e alle 18:04 torni a ridere sui meme. Quanto dura davvero la nostra indignazione? L’indifferenza oggi ha l’algoritmo dalla sua parte: ti fa sentire buono senza muovere un dito, trasformando la tragedia degli altri nel rumore bianco delle nostre giornate comode. 16.Se un ordine è ingiusto, obbedire è una virtù o una colpa? Se le più grandi atrocità della storia sono nate dall’obbedienza cieca di molti più che dall’odio di pochi, il vero male risiede nei mostri o negli uomini comuni che smettono di pensare? 17.Quante forme di violenza accettiamo ogni giorno prima di scandalizzarci per quella delle bombe? Ci giriamo dall’altra parte per un calcio dato per strada e poi ci stupiamo se il mondo intero va a fuoco. L’apocalisse è solo l’ultimo piano di un palazzo che costruiamo ogni giorno con i nostri silenzi. SEZIONE 4: IL POTERE, L’ECONOMIA, LA CONVENIENZA 18.Chiamiamola “industria bellica”. Ma l’industria del pane ha bisogno di clienti. Quella delle armi ha bisogno di guerre. Commercio o ricatto? Il prezzo del petrolio sale. Il prezzo della vita resta zero. 19.Se la pace fosse più redditizia della guerra, saremmo già tutti fratelli? La borsa non tifa per nessuno. Tifa per il rumore. 20.Un politico perde le elezioni se perde la guerra. Ma se perde la pace, chi se ne accorge? La pace non fa voti. Le bare sì. 21.Di fronte a queste tragedie perché gli Stati cercano di bloccare la pace? Sono azionisti. La pace non rende. La paura sì. La guerra è business. 22.Si può essere pacifisti per costituzione e vendere armi per vocazione? Sì, se la tua Costituzione è di carta e la tua vocazione è di sangue. Si chiama ipocrisia. 23.Ma chi diffonde l’odio e la distruzione invece dell’amore lo fa per soddisfare o sfamare la morte? Perché la morte è come il mare: un ospite insaziabile. Più divora, più desidera. Chi scambia il massacro per potere sta soltanto preparando il banchetto per il proprio funerale. SEZIONE 5: LE VITTIME E CIÒ CHE RESTA DELL’UMANO 24.Se ogni guerra finisce con un trattato, perché chi l’ha firmato non è mai quello che finisce sotto terra? I morti non hanno azionisti. Hanno solo madri. 25.Chi è rimasto senza niente e nessuno potrà mai perdonare i suoi aguzzini? Il perdono è una parola grossa quando ti è rimasta solo una foto in mano. Forse non si perdona, si sopravvive. E già quello è un atto di guerra contro l’odio. 26.Che pensieri passano nella testa di chi vede la propria casa diventata polvere? Non pensieri. Silenzio. Perché la casa era la memoria. La polvere non ha parole, ha solo peso. 27.Un cane, un gatto, un agnellino scaraventato in aria da un’esplosione sa perché muore? No. Muore e basta. Senza bandiere, senza ideologie. Muore perché l’uomo ha deciso che quel territorio era suo. SEZIONE 6: LE FERITE INVISIBILI E LA MEMORIA 28.L’aria che respira chi non ha colpe, perché deve essere inguainata da chi abbonda di colpe? Il fumo non chiede scusa prima di avvelenare. Il bambino, il riccio, l’uccello respirano la stessa colpa che non hanno commesso. La guerra è l’unico reato dove la pena si sconta prima del processo. E la scontano i polmoni di chi non ha mai votato per il boato. 29.Quando si spengono i generali e tacciono i cannoni, quanto tempo ci mette il terrore a uscire dal DNA dei sopravvissuti? La guerra finisce nei libri di storia, ma continua a tremare per decenni nelle mani di chi va a dormire al buio. 30.Perché insieme agli ospedali bombardano musei, biblioteche, scuole? Per uccidere un popolo non basta fermargli il cuore, devi cancellargli i ricordi. E perché chiamano “danni collaterali” anche gli alberi? Perché sanno che una terra morta produce un popolo senza futuro. 31.Invece di ponti si costruiscono barriere, perché è più facile? Il cemento del muro lo metti in 6 mesi. La fiducia tra popoli ci mette 6 generazioni. Il muro ti fa sentire al sicuro stanotte. Il ponte ti chiede coraggio per tutta la vita. SEZIONE 7: IL FUTURO, LA TECNICA E IL SACRO 32.Abbiamo mandato l’uomo sulla Luna ma non sappiamo fermare l’uomo che uccide l’uomo? Un drone non ha paura, un algoritmo non piange. Stiamo togliendo il volto alla guerra per renderla più facile da guardare, più facile da approvare. Chi pagherà il conto quando la guerra non avrà più nemmeno lo sguardo di un soldato? 33.Se tutte le religioni dicono “non uccidere”, perché i loro figli si ammazzano in nome di Dio? L’uomo usa Dio come alibi per l’odio che già aveva, pretendendo di trascinarlo in trincea con sé, convinto che sia un soldato del proprio esercito invece di accettare che forse Dio piange per entrambi. APPENDICE: Oltre la trentatreesima domanda Le trentatré domande sono il sigillo. Ma ogni diamante possiede sempre un’altra sfaccettatura. Queste non appartengono al percorso principale. Sono le domande che continuano a camminare dopo l’ultima pagina. 1.La guerra nasce davvero dall’odio, o molto più spesso dalla paura dell’altro? 2.Dove finisce la giustizia e dove comincia la vendetta? 3.Quante guerre vengono combattute per ricordare un dolore invece che per impedirne uno nuovo? 4.La pace è soltanto assenza di guerra o richiede qualcosa di molto più difficile: giustizia, memoria e riconciliazione? 5.Chi impugna un fucile è sempre il colpevole o qualche volta è soltanto l’ultimo anello di una catena costruita da altri? 6.Quando una guerra devasta una foresta, un fiume o il mare, chi ricostruirà ciò che non apparteneva a nessuna nazione? 7.Perché preparare una guerra richiede pochi mesi mentre ricostruire la pace può richiedere un secolo? 8.Perché insegniamo ai bambini la storia delle guerre e così poco la storia delle paci? Forse perché gli eroi armati fanno più rumore dei mediatori, e il rumore si ricorda meglio del dialogo. 9.Se ogni generazione giura che sarà l’ultima a conoscere la guerra, perché finisce sempre per consegnare alla successiva la stessa promessa? CONGEDO: 33 DOMANDE SULLA GUERRA CHE NESSUNO HA IL CORAGGIO DI FARSI Forse perché la pace non è mai stata un’industria redditizia. Trentatré domande. Una per ogni sfaccettatura del diamante oscuro chiamato guerra. Non per chiudere il discorso, ma per tenerlo aperto. Perché ogni guerra comincia quando smettiamo di farcene una. Redazione Italia
August 9, 2026
Pressenza
C’è una penisola…
Nel continente europeo c’è una penisola, liberata e fasci-nata da una ducetta che striscia verso il più alto dei sette colli a guardia di una repubblica felice e distratta, nel cuore di una democrazia che viene polverizzata e colonizzata dalla sfera dei Maga che fanno soldi a palate… con licenze illimitate. Nel continente europeo c’è una penisola, dove i segni infiniti di un dominio imperiale lasciano i riflettori sempre accesi sulla spesa pubblica, sulle famiglie e sulla patria che non sente le onde cristalline della pace, infranta e sotto-messa nel porto d’armi sicuro e negli alti e bassi fondi perduti… senza controllo. Nel continente europeo c’è una penisola che non sanziona, rimane divisa e ingolfata negli stretti vicoli della diplomazia  dis-abilitata nel parlare, nell’agire e nell’amare e non riesce a pre-vedere tempi migliori e produce parole a braccio teso per la resa dei conti… tutti aperti e mai chiusi. Nel continente europeo c’è una penisola, dove gli sciacalli delle alte sfere sono pronti a ri-creare nuovi anni di piombo e a sirene spiegate si passa dalla vita alla morte e si attende una nuova raccolta di rifiuti umani tra i re-migranti “comunisti” per tutti i frutti di stagione, per un lavoro nero e per un silenzio stampa… coatto. Pino Dicevi
July 13, 2026
Pressenza