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Omnibus X: la nuova legge europea che piace alla lobby dei pesticidi
Sburocratizzazione, riduzione delle procedure di monitoraggio, ma, soprattutto, nuovi criteri per le analisi. Sono alcune delle proposte contenute nel pacchetto europeo Omnibus X, relativo all’agricoltura e all’agrochimico. Il pacchetto introduce diverse modifiche alle normative dell’UE in un’ampia varietà di settori, ma si traduce, in sostanza, in una semplificazione delle procedure di autorizzazione per prodotti chimici come i pesticidi. La misura è stata adottata oggi dal Consiglio, dopo mesi di attività di pressione da parte delle maggiori aziende dell’agrochimico. La lobby si è infatti mobilitata a pieno regime per spingere verso l’approvazione delle norme contenute nel pacchetto, arrivando, secondo quanto emerge, a influenzarne anche il contenuto. Le disposizioni rispecchierebbero infatti alcune delle richieste avanzate dai colossi del settore prima ancora che il pacchetto approdasse sui tavoli di lavoro dell’UE. Il pacchetto Omnibus X è stato presentato il 16 dicembre 2025 nell’ambito della strategia per il mercato unico europeo e delle politiche agricole dell’UE. Dopo le prime approvazioni, arrivate a maggio, il pacchetto è stato adottato oggi, mercoledì 30 settembre, dal Consiglio. Omnibus X introdurrebbe modifiche nell’ambito di dieci settori del diritto dell’UE, riguardanti pesticidi, biocidi, residui alimentari, mangimi per animali e controlli sulle sostanze. La modifica più rilevante concerne le procedure di rinnovo dell’approvazione delle sostanze attive contenute nei pesticidi: attualmente, la normativa UE prevede che tali sostanze vengano approvate per un periodo determinato e successivamente sottoposte a una nuova valutazione scientifica. Con la modifica introdotta da Omnibus, le sostanze a basso rischio potrebbero essere approvate senza una scadenza, salvo nei casi in cui emergano nuovi elementi che richiedano una nuova valutazione. Le altre sostanze prevedono invece periodi di approvazione più lunghi, pari a 15 anni per la prima approvazione e 25 anni per quelle successive. Tale approccio è contestato da diversi scienziati, che, in una lettera rivolta agli organi comunitari, rimarcano che la «rivalutazione periodica è essenziale per garantire il rispetto continuo degli standard di sicurezza attesi dalla società». Nell’ambito di tale modifica, non risulta inoltre chiaro chi e secondo quali criteri dovrebbe far scattare un eventuale controllo, considerata la difficoltà di individuare nuovi elementi in assenza di analisi periodiche. Tra i punti contestati vi è anche la semplificazione delle autorizzazioni per i prodotti già autorizzati in altri Paesi comunitari; l’organizzazione Pan Europe denuncia inoltre l’estensione della definizione di biocontrollo, vale a dire l’insieme di pratiche che introduce sul mercato alternative ai pesticidi chimici convenzionali. Omnibus contiene anche un allentamento delle norme sull’irrorazione aerea dei campi mediante l’utilizzo di droni, facilitandone l’impiego nelle attività agricole; il pacchetto interviene, infine, sulle autorizzazioni e sulle tempistiche relative ai mangimi per gli allevamenti. In generale, dunque, il pacchetto introduce una semplificazione delle procedure per l’approvazione e l’impiego di prodotti e pratiche nel settore agroalimentare. Secondo i suoi critici, tali provvedimenti finirebbero prevalentemente per avvantaggiare i produttori e i grandi operatori del settore chimico applicato all’agricoltura. Non pare, in tal senso, un caso l’ampia attività di pressione portata avanti dalle imprese del settore. Secondo quanto rilevato dall’Osservatorio Corporate Europe, nel 2025 CropLife EU, la più grande associazione europea del settore dei fitofarmaci e dei pesticidi, ha dichiarato una spesa per attività di lobbying pari a 1,5 milioni di euro; nello stesso anno, l’associazione si è avvalsa dell’attività di almeno 14 intermediari nel campo del lobbying. Parte degli incontri dei lobbisti di CropLife è stata ricostruita da OpenLobby, che nell’autunno del 2025 ha registrato almeno tre incontri dedicati proprio alla semplificazione delle norme sui pesticidi e al pacchetto Omnibus X. L’attività di lobbying è proseguita anche nel 2026, con incontri a gennaio, aprile e giugno. La stessa CropLife non ha mai nascosto le proprie posizioni riguardo alla sburocratizzazione delle norme europee sui pesticidi: nel febbraio di quest’anno, l’associazione ha assunto una posizione esplicita e pubblica contro il «fardello amministrativo» che graverebbe sulle imprese del settore. Più recentemente, ha accolto positivamente la bozza del pacchetto, pur riservandosi di chiedere ulteriori interventi in materia di semplificazione. Anche Copa-Cogeca, la principale associazione di categoria europea degli agricoltori, ha spinto per una maggiore semplificazione delle norme nel settore. Un’inchiesta del Guardian rivela la presenza di documenti risalenti a ben prima del 2025 nei quali il gruppo, che presenta legami non irrilevanti con colossi dei pesticidi come CropLife, avrebbe fatto pressione affinché l’Europa «abbandonasse i propri obiettivi» ambientali. «Copa-Cogeca si è concentrata sul sabotare, ritardare e, in ultima analisi, affossare il regolamento sull’uso sostenibile dei pesticidi, agendo nell’interesse delle grandi multinazionali dell’agrochimica e a scapito del benessere dei piccoli e medi agricoltori», ha dichiarato Thomas Waitz, eurodeputato austriaco dei Verdi e membro della Commissione agricoltura. Anche in questo caso, il gruppo non ha mai nascosto la propria opposizione ad alcune delle politiche ambientali dell’UE e alle norme che l’Unione intendeva introdurre in materia di pesticidi, spingendo pubblicamente per una maggiore sburocratizzazione. Tanto le pressioni delle grandi organizzazioni quanto quelle dei colossi produttivi, insomma, precedono non solo l’approvazione, ma la stessa presentazione della proposta di Omnibus X. A colpire sono i contenuti degli incontri e delle proposte avanzate dai lobbisti, che corrispondono almeno in parte a quelli del pacchetto presentato dalla Commissione. In un documento emerso a ottobre e, dunque, due mesi prima della presentazione della proposta della Commissione, CropLife propone, tra le altre cose, il rinnovo automatico delle autorizzazioni per i pesticidi, procedure semplificate per la loro approvazione, l’introduzione dell’approvazione «interzonale» dei pesticidi e una norma volta a favorire l’impiego dei droni in agricoltura. Questi e altri elementi sono stati recepiti nel pacchetto della Commissione e successivamente, almeno in parte, nell’accordo del Consiglio. Con quest’ultimo passaggio, manca all’appello solo il parere dell’Eurocamera, che, secondo quanto riferito dal Consiglio, dovrebbe arrivare a breve. L’obiettivo dichiarato è raggiungere «rapidamente» un accordo provvisorio sull’intero pacchetto entro la fine dell’anno. The post Omnibus X: la nuova legge europea che piace alla lobby dei pesticidi appeared first on L'INDIPENDENTE.
September 30, 2026
L'INDIPENDENTE
Il 3 ottobre, fermiamo Syngenta e il suo colonialismo chimico
Riprendiamo dal sito ahida online Syngenta, un avvelenatore senza frontiere Syngenta è un’azienda agrochimica svizzera acquisita dal conglomerato cinese ChemChina nel 2017. Insieme a Monsanto-Bayer, BASF e Corteva (fusione tra Dupont e Dow Chemical), queste quattro aziende dominano il mercato dei pesticidi e delle sementi trattate. L’impero tossico di Syngenta si estende su quasi 90 paesi, avvelenando i corpi dei lavoratori e delle lavoratrici, delle popolazioni locali, le loro terre, le loro acque e i loro raccolti in tutto il mondo. I pesticidi di Syngenta sono noti per la loro tossicità – paraquat, tiametoxam, clorotalonil, atrazina, diquat – usciti direttamente dalle viscere dei loro laboratori. Alcuni sono vietati in Europa a causa dei loro effetti deleteri sulla salute, ma possono comunque essere esportati nei paesi del Sud, in particolare in Brasile, India o Kenya. Questo doppio standard normativo protegge le popolazioni occidentali mentre avvelena i contadini e le comunità locali del Sud in un contesto di razzismo ambientale. Il paraquat e il diquat sono inoltre tra i pesticidi più utilizzati dai contadini per suicidarsi, poiché intrappolati in una dipendenza economica da questi prodotti. Syngenta uccide e intimidisce per mettere a tacere le rivolte contadine. Nel 2018 è stata condannata per aver ingaggiato una milizia responsabile dell’omicidio di Keno, uno dei leader del Movimento dei Senza Terra in Brasile. Quest’ultimo aveva occupato nel 2007 una fattoria di soia transgenica di proprietà di Syngenta per denunciare l’accaparramento di terreni da parte dell’azienda. Seminare i semi del neocolonialismo in Africa Syngenta porta avanti una logica di sfruttamento coloniale con la complicità dello Stato francese, che autorizza l’esportazione dei suoi veleni – vietati in Europa – verso paesi africani dove i lavoratori agricoli non indossano dispositivi di protezione e registrano i tassi di povertà più elevati (Mali, Etiopia, Benin, Costa d’Avorio…). In Burkina Faso, è il Gramoxone, un erbicida a base di paraquat, ad essersi distinto come il prodotto all’origine del maggior numero di avvelenamenti tra gli agricoltori. Con il pretesto degli aiuti «allo sviluppo» o dell’«innovazione», Syngenta intrappola i contadini in una corsa all’acquisto di fattori di produzione e all’indebitamento. In Tanzania, l’azienda ha stretto una partnership con Yara, Bayer, Rabobank e l’Alliance for a Green Revolution in Africa, fondata dalla Fondazione Bill & Melinda Gates, per promuovere MkulimaHub, una piattaforma digitale che indirizza i piccoli agricoltori verso sementi, pesticidi e fertilizzanti delle multinazionali, mettendoli al contempo in contatto con istituti di credito. Syngenta sfrutta le devastazioni causate dalle destabilizzazioni imperialiste e dai conflitti in Africa, creando condizioni favorevoli a nuove dipendenze tra i contadini in condizioni di precarietà: tecnologica, economica e chimica. In Sudan, dove la repressione della rivoluzione, la guerra e la carestia hanno profondamente disorganizzato i sistemi agricoli, la distruzione delle filiere locali di sementi rappresenta un’opportunità redditizia per le sue sementi ibride e i suoi pesticidi. Pesticidi in tempo di pace, armi chimiche in tempo di guerra In tempo di guerra, le aziende agrochimiche come Syngenta sono state incaricate di garantire la produzione di esplosivi, i cui composti sono gli stessi di quelli dei fertilizzanti. L’ingegneria chimica ha saputo trovare nuove strategie industriali e redditizie per vendere i propri prodotti di morte: distruggere l’autonomia contadina in tempo di pace, distruggere la resistenza anti-imperialista in tempo di guerra. L’antenata di Syngenta, l’Imperial Chemical Industries, fu un importante fornitore di esplosivi durante le due guerre mondiali. L’ICI fornì inoltre al governo britannico un ingegnoso mix di 2,4-D e 2,4,5-T da spruzzare contro i partigiani malesi negli anni ’50. Questo cocktail tossico ispirerà in seguito l’esercito degli Stati Uniti nella produzione dell’agente arancione, che verrà utilizzato durante la guerra del Vietnam, causando quasi 3 milioni di vittime in Vietnam, Cambogia e Laos. Syngenta, un monopolista delle sementi che cancella il sapere contadino La produzione industriale di pesticidi è intrinsecamente legata al controllo delle sementi e, di conseguenza, alla perdita di autonomia dei contadini e delle contadine. L’oligopolio costituito da Bayer, Corteva, Syngenta e BASF controlla oltre il 50% del mercato delle sementi commerciali. Affinché crescano, è necessario irrorarle con prodotti chimici fabbricati proprio da queste stesse aziende. Questi semi commerciali sono protetti da certificati di protezione delle varietà vegetali o da brevetti che ostacolano la libera circolazione dei semi. Questa privatizzazione blocca millenni di tradizioni di scambio di semi locali tra contadini e di conoscenze ancestrali ad essi associate. Anche le banche dei semi sono bersagli delle guerre imperialiste da cui traggono profitto le aziende agrochimiche. Nel 2003, l’esercito degli Stati Uniti ha bombardato la banca nazionale dei semi dell’Iraq. Da allora, il governo di transizione ha autorizzato le aziende a brevettare i semi nel Paese. Di fronte agli agricoltori indigenti, Syngenta ha trasformato la miseria agricola e le terre irachene in un nuovo mercato per imporre la vendita e la dipendenza dai propri semi.  Adama, la filiale di Syngenta che colonizza la Palestina e il Libano Il prossimo 3 ottobre, su iniziativa di Cancer Colère, della Confédération Paysanne, del Collectif de Soutien aux Victimes des Pesticides de l’Ouest (CSVPO) e dei Soulèvements de la terre, si terrà una mobilitazione internazionale contro l’azienda produttrice di pesticidi Syngenta, a Saint-Pierre la Garenne, nel dipartimento dell’Eure (a 100 km da Parigi). Per combattere la guerra che Syngenta sta conducendo contro i contadini e le contadine di tutto il mondo, uniamoci al corteo internazionalista e anticolonialista il 3 ottobre e convergiamo con la lotta dei lavoratori agricoli e per la liberazione della Palestina. In solidarietà con i popoli del mondo che resistono al colonialismo chimico e sementiero di Syngenta, la nostra mobilitazione del 3 ottobre si svolgerà in parallelo ad altre azioni in tutto il mondo dove Syngenta imperversa: Costa Rica, Pakistan, Svizzera, Belgio, Indonesia, Hawaii, Stati Uniti, Svezia, Kenya, Argentina e altri. Il giorno della mobilitazione saranno presenti una delegazione di contadini internazionali e un corteo decoloniale e internazionalista. Questo corteo segnerà l’inizio di un mese di mobilitazione per la Palestina lanciato da Urgence Palestine e Stop Arming Israël. «Pesticidi, Syngenta, né qui né altrove!» La nostra mobilitazione vuole essere un punto di raccolta delle lotte contadine, ecologiste, decoloniali e per la salute dei lavoratori e delle lavoratrici della terra e delle vittime del colonialismo chimico in tutto il mondo. Basta con Syngenta e il suo colonialismo chimico! Primi firmatari ActionAid France, Action Antifasciste Paris Banlieues, Association des amis de la République Arabe Sahraouie Démocratique, Bloque Verde, Cancer Colère, Collectif de Soutien aux Victimes des pesticides de l’ouest, Collectif Vietnam Dioxine, Frente Ecologista de Cipreses (EcoCipreses), Génération Panasiatique, GRAIN, Guerre à la guerre, Hawaiʻi SEED, La Confédération paysanne, MIRA (Mouvement Indépendant de Riposte Antifasciste), Pakistan Kissan Rabita Committee, Palestine action, Soulèvements de la terre, Saharoui.es en révolte, Survie, Stop Pillage, Transnational Palm Oil Labour Solidarity Network, Tsedek ! Collectif juif décolonial, Urgence Palestine, Union syndicale Solidaires, Uniterre. nota: “Soulèvements de la Terre”, le Sollevazioni della Terra, è una rete di collettivi ecologisti costituitasi in Francia nel 2021, a partire della lotta contro l’aeroporto di Notre-Dame-des-Landes.   Costituita da agricoltori e attivisti, conduce lotte locali cercando di sviluppare un movimento di resistenza all’industria agroalimentare a livello nazionale e di costruire alternative al modello dominante ddell’agricoltura. Nel 2023, il governo francese ha pronunciato il suo scioglimento, ma il decreto è stato annullato dal Consiglio di Stato. Dicono di se stessi: “Siamo giovani ribelli cresciuti con la catastrofe ecologica come sfondo e la precarietà come unico orizzonte. Abbiamo lottato contro la legge sul lavoro, le violenze della polizia, il razzismo, il sessismo e l’apocalisse climatica. Siamo abitanti in lotta, legati al proprio territorio. Dai ricorsi legali all’azione diretta, abbiamo strappato vittorie locali. Di fronte ai costruttori di cemento, le nostre resistenze si moltiplicano ovunque. Siamo contadini e contadine. In Francia non ne sono quasi più rimasti. Ci sforziamo di instaurare un rapporto di cura quotidiana con la terra e con gli esseri viventi per nutrire i nostri simili”.         Redazione Italia
September 30, 2026
Pressenza
I ricercatori europei firmano una lettera aperta contro l’allentamento delle normative sui pesticidi
Oltre 500 scienziati e medici dell’UE chiedono al Parlamento europeo di sospendere le consultazioni sulle nuove norme in materia di sicurezza alimentare, agricoltura e mangimi. Premono affinché prima si conduca un’indagine indipendente sugli effetti su salute e ambiente. Le misure discusse (dal Parlamento n.d.t.) fanno parte del “Food and Feed Safety Omnibus” (“Pacchetto omnibus sulla sicurezza alimentare e dei mangimi”). La promotrice della lettera aperta è Martina Vijver, professoressa di ecotossicologia all’Università di Leida. «Si trovano tracce di pesticidi praticamente ovunque: nell’acqua presente in superficie, nelle riserve naturali, ma anche nel nostro sangue e nelle urine. Studi scientifici dimostrano che l’esposizione a queste sostanze tossiche è associata ad un aumento del rischio di malattie come il cancro e il morbo di Parkinson». SOSPENDERE LE DELIBERAZIONI Vijver ha preso l’iniziativa di redigere la lettera aperta, che in pochi giorni è stata firmata da oltre 500 scienziati e medici provenienti da tutta l’UE e presentata al Parlamento europeo il 17 settembre. I firmatari chiedono che le discussioni sul pacchetto omnibus relativo alla sicurezza alimentare e dei mangimi (vedi paragrafo evidenziato qui sotto) vengano temporaneamente sospese fino a quando non sarà stata condotta una valutazione indipendente d’impatto. Oltre alle conseguenze del pacchetto legislativo sulla salute pubblica e sull’ambiente, secondo gli autori dovrebbero essere esaminate anche le conseguenze sull’economia, sul quadro giuridico, sui mandati e la transizione verso un sistema alimentare sostenibile. La lettera è indirizzata a Roberta Metsola, presidente del Parlamento europeo, e ai presidenti delle commissioni parlamentari per l’ambiente, la salute pubblica e la sicurezza alimentare, nonché per l’agricoltura e lo sviluppo rurale. > NORMATIVA EUROPEA IN MATERIA DI ALIMENTI, MANGIMI E AGRICOLTURA > > Il “Food and Feed Safety Simplification Omnibus” è un pacchetto legislativo > europeo volto ad uniformare una serie di norme nei settori degli alimenti, dei > mangimi e dell’agricoltura. Uno degli obiettivi è quello di ridurre gli oneri > amministrativi a carico delle imprese e delle autorità e di accelerare le > procedure. La proposta comprende modifiche alle norme che regolano la > rivalutazione dei pesticidi. VALUTAZIONE INDIPENDENTE PRELIMINARE I firmatari esprimono preoccupazione per le possibili conseguenze del disegno di legge. Essi fanno riferimento al numero crescente di evidenze scientifiche che indicano che l’impatto dei pesticidi sulla salute umana e sull’ambiente potrebbe essere maggiore di quanto ipotizzato al momento dell’autorizzazione iniziale delle sostanze. Sostengono quindi che i pesticidi dovrebbero essere sottoposti periodicamente ad un esame. «Una rivalutazione periodica è indispensabile per garantire il costante rispetto degli standard di sicurezza attesi dalla società», afferma Vijver. La richiesta è stata avanzata sotto forma di lettera aperta, poiché il Parlamento europeo il 18 settembre discuteva la bozza della nuova legge. Nella lettera si sottolinea che la proposta  modificherebbe dieci diversi atti normativi in materia di sicurezza alimentare e dei mangimi a livello dell’UE. Gli autori sostengono che una riforma di tale portata richieda una valutazione indipendente preventiva. La lettera fa riferimento ad analisi, relazioni e studi scientifici pubblicati in passato che sollevano questioni critiche su diversi aspetti della proposta di legge. FIRMATARI PROVENIENTI DA DIVERSI AMBITI DISCIPLINARI I firmatari provengono dai più svariati ambiti disciplinari, tra cui ecologia, tossicologia, medicina, sanità pubblica, fisica e giurisprudenza. Oltre ai ricercatori di più di 20 istituzioni europee, hanno firmato la lettera anche esperti di tutela ambientale. «Non stiamo cercando di raggiungere un determinato risultato politico. Chiediamo semplicemente prove scientifiche sufficienti prima che vengano introdotti cambiamenti di così ampia portata», afferma Vijver. UDIENZA Il 2 settembre Vijver ha partecipato a un’udienza del Parlamento europeo sul pacchetto omnibus relativo alla sicurezza alimentare e dei mangimi. «Questa lettera dimostra che molti scienziati e medici, me compresa, condividono le preoccupazioni riguardo a questo progetto di legge. Spero che ciò porti a una sospensione della procedura e all’avvio di un’indagine indipendente». Approfondimento sull’argomento (articolo Pressenza in tedesco e spagnolo): „EU-Omnibus-Reform für Pestizide: Frontalangriff auf Umwelt, Gesundheit und Gesellschaft“ -------------------------------------------------------------------------------- TRADUZIONE DAL TEDESCO DI ANNA SETTE Pressenza Muenchen
September 29, 2026
Pressenza
In Danimarca una protesta internazionale ha bloccato uno stabilimento di pesticidi tossici
«Ciò che è tossico per noi, è tossico per tutti». Sulla base di questo principio, centinaia di attivisti provenienti da tutta Europa si sono radunati davanti allo stabilimento dell’azienda chimica Cheminova di Harboøre, in Danimarca, per bloccare le spedizioni di pesticidi vietati nell’Unione Europea verso Paesi terzi. La protesta rientra nel più ampio raduno internazionale Break the Chain, organizzato in Danimarca dalla Nordic Climate Justice Coalition per contestare le attività di alcune aziende danesi e le loro catene di approvvigionamento, accusate di contribuire a forme di sfruttamento ambientale e sociale. Durante l’azione, gli attivisti hanno bloccato i camion in uscita dai cancelli dello stabilimento e sono tornati a chiedere il divieto di esportazione verso Paesi terzi di pesticidi il cui utilizzo è vietato nell’UE per i loro rischi per la salute e l’ambiente. Cheminova è un’azienda danese attiva nel settore chimico, recentemente acquisita dal colosso agrochimico statunitense FMC. Gli attivisti la indicano come simbolo di un modello che, a loro avviso, delocalizza oltre i confini nazionali ed europei i costi ambientali e sanitari della produzione di sostanze vietate nell’UE. L’azienda, sostengono, è conosciuta «in Danimarca per i numerosi disastri ambientali causati dai suoi stabilimenti» e rappresenterebbe un «modello di greenwashing da smantellare». «Oggi la Danimarca produce pesticidi così tossici da essere illegali nell’UE che vengono esportati nei Paesi del Sud del mondo, dove le loro conseguenze distruttive sono ben documentate», scrivono gli attivisti. «In Paesi come Argentina, Sud Africa, Pakistan e Filippine, gli agricoltori muoiono ogni giorno come conseguenza diretta di questi pesticidi». Secondo gli stessi attivisti, anche alcuni ministri dell’Ambiente danesi avrebbero in passato criticato questo modello, senza tuttavia riuscire a regolamentarlo. Alla luce di queste accuse, gli attivisti hanno portato avanti una lunga protesta contro le attività dello stabilimento: dopo aver manifestato per giorni davanti alla fabbrica di Harboøre, sono arrivati a bloccarne le esportazioni. Alcuni di loro, inoltre, sono entrati nell’area dello stabilimento e hanno prelevato campioni di terreno per verificare l’entità della contaminazione del suolo circostante, che secondo gli attivisti non sarebbe stata ancora adeguatamente mappata. «Abbiamo in programma di inviare i campioni all’Università di Aarhus e chiedere che li analizzino. Dopotutto, l’università ha posseduto la fabbrica per 50 anni e ne ha ricavato una fortuna, ma non ha contribuito praticamente per nulla allo sforzo di pulizia», si legge nel comunicato della campagna. Gli attivisti chiedono alle istituzioni di vietare l’esportazione di pesticidi tossici verso Paesi terzi e di predisporre un piano a lungo termine per la chiusura di Cheminova, che affronti «il grave inquinamento intergenerazionale nella zona» garantendo al contempo ai lavoratori un’occupazione etica e sostenibile sul piano economico, produttivo e ambientale. Alla protesta hanno partecipato persone provenienti da diversi Paesi europei, tra cui esponenti di movimenti ambientalisti italiani, come la sezione di Extinction Rebellion del Belpaese. L’iniziativa si inserisce nella più ampia campagna Break the Chain, che ha organizzato un raduno di due settimane coinvolgendo migliaia di attivisti da tutto il mondo, con l’obiettivo di costruire una rete, condividere competenze e conoscenze e promuovere iniziative comuni. Il raduno è stato inaugurato lo scorso 7 agosto e terminerà domani, 21 agosto. La campagna punta a contestare le multinazionali danesi accusate di sfruttare territori indigeni, inquinare le acque del Paese, contribuire al genocidio in Palestina e alimentare l’espansione dell’industria dei combustibili fossili. Tra le iniziative organizzate c’è stata anche una manifestazione, la prima nel suo genere, davanti alla raffineria petrolifera di Kalundborg. Secondo gli attivisti, la struttura copre circa il 15% del fabbisogno energetico della Danimarca e rappresenta quindi «l’esempio più chiaro della dipendenza danese dai combustibili fossili, una dipendenza che aggrava il collasso climatico globale». Gli attivisti hanno chiesto il ridimensionamento dell’industria fossile danese, lo stop alle nuove concessioni petrolifere e, ancora una volta, «la garanzia di un lavoro verde per i lavoratori del settore fossile». The post In Danimarca una protesta internazionale ha bloccato uno stabilimento di pesticidi tossici appeared first on L'INDIPENDENTE.
August 20, 2026
L'INDIPENDENTE
Follina (TV), 10 maggio: marcia STOP pesticidi
Partenza alle 10. Alle 12,30 arrivo e pranzo al sacco A Follina, provincia di Treviso, nella cuore della DOCG Prosecco, è organizzata la Marcia Stop Pesticidi. La marcia si concluderà presso il Parco dell’Abbazia. PROGRAMMA Ore 10 – Raduno dei partecipanti presso la Rotatoria di Cison. Per i parcheggi fate riferimento ai Volontari presenti e alle indicazioni. Ore 10.30 /
L’approvvigionamento globale di pane è in pericolo…
L’Iran ha colpito un impianto chimico a Beersheba, in Israele, con un missile, in uno degli episodi più delicati dell’escalation in corso. Il missile iraniano, un tipo di munizione a grappolo, ha colpito più di 20 siti nell’area, provocando vasti incendi e dense colonne di fumo nero. Tre squadre specializzate […] L'articolo L’approvvigionamento globale di pane è in pericolo… su Contropiano.
March 31, 2026
Contropiano
11 Associazioni chiedono alla UE di fermare la deregolamentazione dei pesticidi
11 Associazioni nazionali (ACU – Associazione Consumatori e Utenti, AIDA – Associazione Italiana di Agroecologia, Associazione per l’Agricoltura Biodinamica, Federazione Nazionale Pro Natura, Greenpeace, ISDE-Italia Medici per l’Ambiente, Lipu, Rete Semi Rurali, Terra!, UPBio – Unione Produttori Biologico, WWF Italia) hanno inviato una lettera ai Ministri dell’Agricoltura, della Salute e dell’Ambiente per esprimere la loro preoccupazione per la proposta di regolamento “Omnibus” sulla sicurezza di alimenti e mangimi presentata dalla Commissione Europea. Le 11 Associazioni denunciano come la proposta, presentata con il pretesto della semplificazione normativa, rappresenti in realtà un pericoloso arretramento per la protezione della salute pubblica e dell’ambiente, in continuità, anche se in modo non trasparente, con una deriva normativa inaccettabile. A rischio la sicurezza di cittadini e ambiente Il provvedimento rischia di smantellare un impianto normativo costruito in decenni di legislazione europea per garantire la sicurezza dei cittadini e la salvaguardia dell’ambiente. Un percorso lungo e complesso, motivato dalla crescente consapevolezza dei danni causati dall’uso indiscriminato dei prodotti chimici di sintesi in agricoltura e sostenuto dalle numerose mobilitazioni della società civile, che ha portato all’adozione di criteri rigorosi per valutare la pericolosità dei principi attivi dei prodotti fitosanitari prima della loro immissione sul mercato. Con questo ennesimo provvedimento Omnibus verrebbe introdotta la possibilità di concedere approvazioni illimitate per le sostanze attive, eliminando le revisioni sistematiche necessarie per ritirare dal mercato pesticidi la cui pericolosità emerge da nuove evidenze scientifiche. Contemporaneamente, si limiterebbe la capacità degli Stati membri di basarsi sulle più recenti ricerche scientifiche per autorizzare prodotti fitosanitari a livello nazionale, contraddicendo la giurisprudenza europea e il ruolo degli Stati nella tutela dei propri cittadini. Estese le deroghe per sostanze non autorizzate Sarebbero inoltre estesi i periodi delle deroghe per l’utilizzo di sostanze non più autorizzate, normalizzando di fatto l’impiego di pesticidi dannosi fino a tre anni dopo la loro messa al bando, e si amplierebbero le deroghe per autorizzare sostanze pericolose in nome della salvaguardia della produzione agricola, contraddicendo la gerarchia degli obiettivi del Regolamento UE che pone salute e ambiente al primo posto. Un principio, quest’ultimo, che richiama quanto sancito dall’articolo 41 della Costituzione italiana, il quale stabilisce che l’iniziativa economica privata non può svolgersi in modo da recare danno alla salute e all’ambiente, ponendo la salvaguardia di questi beni fondamentali al di sopra del mero guadagno economico. A tutto questo si aggiunge la mancata correzione dello scandalo dei residui di pesticidi vietati nell’UE nei prodotti importati, perpetuando un inaccettabile doppio standard e incoraggiando di fatto l’uso di sostanze pericolose in paesi terzi, a danno delle comunità locali, creando un mercato per l’export di veleni da parte di aziende europee. La definizione vaga di “bio-controllo” rischia inoltre di includere sostanze chimiche dall’impatto sconosciuto, mentre la facilitazione all’uso dei pesticidi tramite droni solleva nuovi interrogativi su esposizione e contaminazione ambientale. “Non è semplificazione, è deregolamentazione” “Questa proposta non semplifica, ma deregolamenta. È un cavallo di Troia dell’industria chimica che, spacciandosi per un provvedimento a favore degli agricoltori, in realtà tradisce le aspettative dei cittadini europei che chiedono più ambiente e più salute”, dichiarano le 11 Associazioni firmatarie. “Chiediamo con forza al Governo italiano di opporsi e respingere integralmente questo provvedimento in tutte le sedi europee, difendendo l’integrità della legislazione UE e il principio di precauzione”. La mobilitazione delle Associazioni italiane si inserisce nel solco delle preoccupazioni già espresse a livello europeo da 139 organizzazioni in una lettera inviata nell’ottobre 2025 alla Presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, a dimostrazione di un fronte ampio e coeso contro questo tentativo di indebolire le garanzie per la tutela dell’ambiente e la salute delle persone. Redazione Italia
February 21, 2026
Pressenza
Firmato accordo UE-Mercosur. Pessima notizia per la filiera contadina agroecologica
“Lo Stato è un edificio di regole che crea artificiosamente il diritto di vivere e da a qualcuno il diritto di disporre della vita di altri.” (J. Giono) Dopo 25 anni di negoziati fra il 17 e il … Leggi tutto L'articolo Firmato accordo UE-Mercosur. Pessima notizia per la filiera contadina agroecologica sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
Cop30 in Brasile e la guerra a Madre Natura. Intervista a Antonio Lupo
Il Brasile ospiterà la Cop30, partendo già male in nome del greenwashing, dell’agrobusiness e della Guerra a Madre Natura. Ne parliamo con Antonio Lupo, oncologo ed ematologo ex-aiuto primario all’Ospedale Niguarda di Milano, membro di Medici per l’Ambiente -ISDE e del Comitato Amigos Sem Terra Italia. Ambientalista da molti anni a fianco del Movimento Sem Terra in Brasile, con cui ha avuto esperienza di medicina territoriale; del Movimento La Via Campesina, una delle più grandi organizzazioni contadine ed ecologiste del Sud del Mondo a cui aderiscono più di 200 milioni di contadini e di Navdanya International, organizzazione ecologista e contadina internazionale fondata dall’attivista indiana Vandana Shiva, che si occupa di agroecologia e conservazioni dei semi. Qual è la tua esperienza nei movimenti ecologisti internazionali? Sono un vecchio medico ospedaliero, negli ultimi anni di attività anche medico di Base.  Nei primi anni ’90, avendo collaborato per diversi anni con il NAGA , una importante associazione di volontariato di Milano, ancora molto attiva, che cura ogni giorno i migranti senza permesso di soggiorno, ho imparato dai migranti tante cose sul percorso di “malattia” di ogni persona, che è anche un fatto sociale e culturale, tutte cose che non mi avevano insegnato né insegnano all’Università. Essendo nato e vissuto a Milano fino alla pensione conoscevo ben poco di  Madre Natura e dei suoi cicli: ho iniziato a imparare qualcosa dal 2004, quando abbiamo iniziato ad andare in Brasile, conoscendo il Movimento Sem Terra (MST) e vivendo per lunghi periodi negli accampamenti  dei suoi meravigliosi contadini, che occupano le terre incolte, per restare contadini e non essere espulsi nelle tremende Favelas delle megalopoli del Brasile, dove vivono 16,4 milioni di persone (dati 2022), e dove in gran parte comandano le bande mafiose, spesso in “buoni” rapporti con la polizia. Siamo tornati in Brasile 6 volte e siamo andati a conoscere anche i contadini e i popoli di Bolivia, Cile, Argentina, Cuba e  Honduras in America Latina, un Continente ancora “sotto il tacco”,  non solo degli USA, ma di tutto il colonialismo europeo, che lo ha invaso e massacrato nel 1500 e continua a condizionarlo, con speculazioni sulla sua produzione di materie prime ed export. Da 28 anni siamo fuggiti da Milano e dalla sua aria velenosa, come quella di tutta la Pianura Padana, la terza  area per maggior inquinamento dell’aria in UE, dopo Polonia e Repubblica Ceca. Viviamo in una città della Liguria, a pochi metri dal mare, tutti giorni vediamo il nostro splendido Mediterraneo soffrire, ancor più di tutti mari e Oceani, e maledirci per l’inquinamento e il surriscaldamento dell’acqua marina di origine antropica, che continua a danneggiare il fitoplancton e quindi la metabolizzazione della CO2, che produce ossigeno. I Mari e gli Oceani ricoprono il 70% della superficie terrestre e con l’atmosfera, comandano e rego-lano tutti i cicli naturali e quindi anche la terra (che è solo il 30%) e i suoi abitanti. Ricordiamocelo! Da qualche anno non andiamo in Brasile, ma siamo sempre grandi amigos di Via Campesina Inter-nazionale (un movimento mondiale di 200 milioni di piccoli contadini) e dei contadini brasiliani Sem Terra, che sono diminuiti di numero per l’offensiva spietata delle multinazionali mondiali dell’agrobusiness, che li espellono dalla terra ( l’urbanizzazione in Brasile è arrivata al 92%, come in Argentina!) e continuano a deforestare, per coltivare prodotti per i mangimi, da esportare per gli allevamenti intensivi in Europa e Cina. Questi prodotti agricoli sono soprattutto  la soia OGM e Mais OGM, coltivati in Brasile  (e anche in Argentina), dove si utilizzano pesticidi proibiti in UE (atrazina, acefato, clorotalonil e clorpirifos, i 4 più usati, pesticidi venduti in Brasile, anche da aziende con sede in Ue. Che vergogna!. E poi noi italiani, dove finora è proibito fare coltivazioni OGM, mangiamo, beati, questi prodotti, spesso ultraprocessati, di animali nutriti nei nostri allevamenti intensivi con questi foraggi, coltivati con pesticidi proibiti  in Ue, perchè patogeni! Come siamo stupidi! D’altronde sulle etichette di questi prodotti è proibito scrivere cosa ha mangiato l’animale, la grande tedesca Bayer, che produce enormi quantità di pesticidi, anche proibiti, e medicinali  non vuole! Cosa pensi della Cop30 che si terrà in Brasile? Dal 10 al 21 novembre la COP 30 si svolgerà in Brasile a Belem, alla Foce del Rio delle Amazzoni, 6.400 Km, il secondo fiume più lungo del mondo, dopo il Nilo. Tranne che su media specializzati, se ne è parlato pochissimo sui media, anche perchè il genocidio  ( non  una guerra!) a Gaza e la guerra in Ucraina hanno monopolizzato opinione pubblica e stampa. I Movimenti mondiali, soprattutto quelli contadini ed ecologisti, prevedono che ne uscirà ben poco. Joao Pedro Stedile, uno dei fondatori e leader  del MST, ha affermato pubblicamente che la COP30 sarà una grande farsa, nonostante l’urgenza di affrontare la crisi climatica in aumento vertiginoso, sopra-tutto il surriscaldamento globale, con conseguenti desertificazione, crisi idriche, eventi estremi ecc. Si parla genericamente di crisi climatica e di transizione ecologica, ma in realtà siamo nel CAOS climatico: l’unica sola via è smettere di fare la Guerra al Madre Natura ed  eliminare l’utilizzo di  carbonfossili e la conseguente emissione di gas serra. Il Re Petrolio continuerà ad essere centrale come sempre nelle politiche internazionali e nella geopolitica? Gli impegni assunti nel 2015 da 196 Paesi, con l’Accordo di Parigi alla COP21, per limitare l’aumento della temperatura globale al di sotto dei 2°C  sono falliti, per “l’insufficienza degli stanziamenti finanziari, mentre 956 miliardi di dollari sono stati spesi dai governi nel 2023 in sussidi netti ai combustibili fossili.  Le strategie di aumento della produzione dei 100 colossi mondiali del petrolio e del gas porterebbero le loro emissioni a superare di quasi tre volte i livelli compatibili con il limite degli 1,5°C. E tuttora le banche private investono nel fossile.” Re Petrolio continuerà a comandare, all’aumento delle Rinnovabili in molti paesi “ricchi” non corrisponde una diminuzione dei consumi di Petrolio e gas: ad es. “in Italia nel 3° trimestre 2024, la produzione energetica da fonti rinnovabili è cresciuta dell’8%, ma accanto al calo del carbone, c’è stato un maggiore utilizzo di gas (+3%) e petrolio (+2,5%), con il primo in ripresa nella generazione elettrica e il secondo trainato dall’aumento della mobilità”  E’ inutile girarci attorno, il problema rimangono i Paesi più industrializzati… Abissali sono le differenze di consumi elettrici/ab ed emissioni di CO2/ ab tra i paesi ricchi e quelli del Sud del mondo, più che evidenti se confrontiamo ad es. i dati 2022 di USA e Nigeria, due paesi con centinaia di   milioni di abitanti: 1- Speranza vita: USA Uomini 74 anni, Donne 80 anni, Nigeria Uomini 53 anni, Donne 54 2- Consumi elettrici/ab :   -USA12.393 kWh , Nigeria  144 kWh 3-  Emissioni di CO2/ ab:  USA  14,95 Ton.,   Nigeria 0,59 Ton. Confrontiamo anche i dati 2022 del Brasile, una colonia fino al 1822, con 213 milioni di abitanti,  grande 27 volte l’Italia (densità 25 ab.Kmq), e dell’Italia, 59 milioni abitanti ( densità 195 ab.Kmq): 1- Speranza vita:              Brasile Uomini 70 anni, Donne 76 anni, Italia Uomini 79 anni, Donne 86 2- Consumi elettrici/ab :  Brasile 2710  kWh , Italia 4872 kWh 3-  Emissioni di CO2/ab:  Brasile 2,25 Ton.,    Italia 5,73 Ton. Alla Cop30 quindi si discuteranno le false soluzioni alla crisi climatica? A Belem (Stato del Parà), dal 12 al 16 novembre si terrà la Cupola dei Popoli, in parallelo alla riunione di COP30, organizzata dai movimenti dell’America Latina, compreso MST, a cui parteciperanno circa 15 mila delegati di tutti i movimenti mondiali,  per confrontarsi e sollecitare  ai Governi riuniti nella COP30 vere soluzioni, non quelle false come i Mercati del Carbonio, la geoingegneria, il sequestro e stoccaggio del carbonio. Tutti i movimenti sono contro i Crediti di Carbonio, una nuova forma di colonizzazione capitalista, uno strumento finanziario, per cui un’entità, che non può ridurre direttamente le proprie emissioni, può acquistare il diritto a emettere CO2, compensando tale emissione attraverso investimenti in progetti che la riducono altrove. In un manifesto pubblicato alla vigilia della COP30, 55 movimenti e organizzazioni di 14 paesi dell’America Latina e dei Caraibi si sono riuniti per respingere i mercati del carbonio e difendere i loro territori contro una valanga di progetti di compensazione del carbonio che sta causando danni in tutta la regione. Una nuova ricerca di Oxfam e del CARE Climate Justice Centre, pubblicata il 6 Ottobre 2025 rileva che per ogni 5 dollari ricevuti, i paesi in via di sviluppo ne restituiscono 7. A livello globale, quasi il 70% dei finanziamenti viene erogato sotto forma di prestiti anziché di sovvenzioni. Il fatto che la Cop30 avverrà nel Brasile di Lula è un segnale di multipolarismo o di ennesimo avallo all’estrattivismo? La Cop30 sarà presieduta da Lula, Presidente del Brasile, il cui Governo, che ha aderito all’Opec, l’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio, nel febbraio 2025). Dopo 5 anni di battaglia tra Petrobras, l’industria petrolifera statale brasiliana, e Ibama, l’organismo di controllo ambientale, il governo Lula ha autorizzato il 20 ottobre 2025 l‘esplorazione, ai fini di successive trivellazioni di 19 Blocchi alla Foce del Rio delle Amazzoni. “Il progetto prevede la perforazione di un pozzo esplorativo nel Blocco 59, un sito offshore a 500 km dalla foce del Rio delle Amazzoni e a 160 km dalla costa, ad una profondità di oltre 2.800 metri. L’area, nota come Margine equatoriale, è considerata una promettente nuova frontiera petrolifera, sull’onda delle grandi scoperte offshore operate nella vicina Guyana. Secondo Petrobras, le trivellazioni,  inizieranno immediatamente e dureranno cinque mesi. E’ un  progetto prioritario per Lula, che sostiene che le maggiori entrate derivanti dal petrolio saranno fondamentali per finanziare la transizione climatica del Brasile, un Paese che, pur essendo l’8° produttore mondiale di petrolio, ricava circa metà della sua energia da fonti rinnovabili.”   “Mentre lo shale oil sta calando, a livello mondiale quello estratto con trivellazioni offshore da acque profonde (Deep Water) vedrà un’impennata del 60% entro il 2030. Per trovare giacimenti di petrolio e gas sotto il fondo marino, le compagnie energetiche usano cannoni ad aria compressa per creare mappe sismiche”. Dopo la fase di esplorazione l’ANP, l’Agenzia Nazionale Petrolio brasiliana, ha già concesso alle industrie petrolífere Petrobras, ExxonMobil, Chevron e CNPC 19 blocchi per lo sfruttamento di petrolio e gas alla Foce del Rio Amazonas: 10 blocchi alla statale Petrobras e alla ExxonMobil, in un consorzio 50/50 gli altri 9 blocchi a un consorzio composto da Chevron (65%) e dalla statale cinese CNPC (35%), che nel frattempo  ha dato il via a trivellazioni in acque ultra-profonde, fino 11 mila metri per la ricerca di petrolio e gas, per cercare di affrancarsi dal petrolio straniero . In Brasile il Petrolio è ora il principale prodotto di esportazione, avendo superato la soia.Nel 2006 c’è stata in Brasile la prima estrazione di Petrolio PreSal, a profondità fino ai 7000 metri, sotto uno strato di sale spesso fino a 2.500 metri, ma nell’ultimo trimestre 2024 la produzione di  è diminuita del 3,4%, per la necessità di più frequenti fermate per manutenzione dell’estrazione dai pozzi, ma il petrolio da presal, estratto nei bacini di Santos e Campos,  rappresenta ancora a novembre 2024 il 71,5 della produzione totale di petrolio in Brasile. Anche per questa crisi del PreSal il governo punta ad estrazioni offshore a minor profondità e in altre località del mare. Inoltre è da tener presente che il Brasile produce Petrolio greggio da raffinare, ma ha solo 14 raffinerie ( l’Italia ne ha 11), molte  vecchie e con limitazioni tecnologiche per la lavorazione del petrolio pre-sal, che è più leggero e richiede adattamenti. Il Brasile esporta attualmente il 52,1% della sua produzione di petrolio (dati 2024 INEEP (Istituto per gli Studi Strategici su Petrolio, Gas e Biocarburanti). Questo petrolio finisce per essere raffinato in altri Paesi e una parte torna persino in Brasile come combustibile. La Cina importa il 50% del petrolio estratto dal presal non raffinato. Il Brasile importa ancora fino al 25% del suo gasolio ( con cui alimenta  camion, trattori, autobus e macchinari agricoli) e il 10% della  benzina che consuma. Non c’è una Sovranità energetica.  I colli di bottiglia nella raffinazione mostrano una contraddizione che grava pesantemente sulle tasche dei brasiliani, secondo i dati dell’OEC. E’ bene sapere che in Brasile la popolazione è costretta a viaggiare in bus e auto, i binari per trasporto di treni passeggeri sono solo 1500 km, rispetto ai 30.129 mila Km per trasporto merci dei quali solo 1121 elettrificati. E’ un bene che in Brasile nel 2024  ci sia stato una diminuzione delle emissioni di CO2 del 16,7% , secondo l’Osservatorio brasiliano sul clima, una rete di ONG ambientaliste, attribuita al successo del governo di Lula nella lotta alla deforestazione, ma le enormi contraddizioni di Lula stanno esplodendo alla vigilia della sua presidenza della COP 30. Lula ha sempre considerato il Petrolio fondamentale per lo sviluppo del Paese e nell’ultimo anno l’ha difesa più volte dal essere considerata responsabile dell’aumento dei prezzi dei combustibili, ma nell’ultimo anno le ha chiesto di non pensare solo agli azionisti. Che posizione ha il Movimento Sem Terra di fronte a queste contraddizioni? Nell’ultimo mese come Comitato Amigos MST Italia abbiamo chiesto al MST  la sua posizione ufficiale in merito all’autorizzazione per le trivellazioni alla foce del Rio delle Amazzoni, concessa dal governo Lula, che include, per il 65% aziende americane (ExxonMobil e Chevron). Abbiamo scritto: “Il Brasile fa parte dei BRICS (che includono anche governi razzisti e autoritari, come Iran, India, Egitto, ecc.) permetterà agli Stati Uniti di massacrare il Mar del Pará (un oceano che, essendo il più forte, reagirà inevitabilmente, con conseguenze gravi e non del tutto prevedibili per i cambiamenti climatici e anche per la regione amazzonica), tutto questo alla vigilia della COP 30, che il governo Lula presiederà?”. Stedile ci ha risposto: “Avete assolutamente ragione. In effetti, stiamo vivendo molte contraddizioni in ambito ambientale sotto il governo Lula …. ma le forze del capitale sono più forti.” I movimenti ecologisti, contadini, indigeni e terzomondisti continueranno la loro lotta contro quella che Vandana Shiva chiama “ecoapartheid”? Tutta Via Campesina, i movimenti ambientalisti mondiali e  tutti movimenti brasiliani lottano e lotteranno contro questo ecocidio. Anche la Commissione per l’Ecologia Integrale dei vescovi brasiliani CNBB ha preso una posizione durissima: “La Conferenza episcopale brasiliana (CNBB) condanna le trivellazioni petrolifere nel Margine equatoriale e mette in guardia dall’incoerenza del governo in materia di clima” CNBB ha ricordato che due anni fa, Papa Francesco, nella sua esortazione Laudato Deum sulla crisi climatica, avvertiva: «Le compagnie petrolifere e del gas hanno l’ambizione di realizzare nuovi progetti per espandere ulteriormente la loro produzione. (…) Ciò significherebbe esporre tutta l’umanità, specialmente i più poveri, ai peggiori impatti dei cambiamenti climatici”(LD 53). Vedremo come i movimenti riusciranno a incidere sulla COP 30 dei Governi. La nostra lotta, senza guerra, continua, come ci hanno insegnato in America Latina. Ricordiamoci sempre le parole illuminanti di Papa Bergoglio “Dio perdona sempre, l’uomo qualche volta, la Natura non perdona mai”, di certo non perchè Madre Natura sia matrigna, come affermava l’illustre oncologo Umberto Veronesi.E’ l’uomo e il patriarcato che sono spesso patrigni. Stop alla Guerra a MADRE NATURA! Stop all’estrazione di Petrolio e al Massacro dei Mari! Lorenzo Poli
November 7, 2025
Pressenza
Mancozeb e altri pesticidi: così l’Europa avvelena l’Africa
Riceviamo e pubblichiamo dall’ufficio stampa FOCSIV Mancozeb e altri pesticidi: così l’Europa avvelena l’Africa Cresce l’export Ue delle sostanze vietate: da Roma denuncia-appello delle Conferenze episcopali del Secam e delle organizzazioni della società civile della rete Cidse “Con lo spray, il mancozeb finisce nei pomodori e sui banchi del mercato”, denuncia Medius Bihunirwa. Parla di un fungicida a base di manganese e zinco che l’Unione Europea ha messo al bando nel 2021, ma che continua a esportare in Africa. Anche in Uganda, il Paese natale di Bihunirwa, responsabile dei programmi di Pelum Association, una rete di 357 organizzazioni in 14 Paesi a sud del Sahara che calcola di rappresentare 12 milioni di contadini. Il mancozeb è un veleno tra tanti. Altri si chiamano glifosato, aldicarb, dichlorvos, atrazina o chlorfenvinphos. Sono tutti pesticidi classificati nell’Unione Europea come “ad alto rischio”. In quattro casi su cinque sono vietati per l’uso nel territorio dell’Ue; nell’altro, sono sottoposti agli obblighi della Convenzione di Rotterdam, che per le sostanze nocive impone comunque una serie di vincoli. Forse è un paradosso. Di sicuro, un viaggio circolare dove a guadagnare sono le multinazionali, mentre a pagare il conto sono i cittadini dei Paesi meno tutelati: quelli africani. Parliamo di pesticidi vietati in Europa che l’Ue però esporta in Africa. I risultati sono fiumi avvelenati e rischi per la salute degli esseri umani, in particolare di donne e bambini. E alla fine il cerchio si chiude: i prodotti agricoli africani tornano in Europa, dove capita che siano respinti perché recanti tracce di quelle stesse sostanze che l’Ue vieta ma continua a esportare. Se ne parla, di questo paradosso, durante un incontro promosso a Roma dal Simposio delle Conferenze episcopali di Africa e Madagascar (Secam/Sceam) insieme con la rete europea e nordamericana Coopération Internationale pour le Développement et la Solidarité (Cidse) e con Focsiv, la Federazione degli organismi di volontariato di ispirazione cristiana. “Pesticidi vietati nell’Unione Europea continuano a essere prodotti ed esportati in Africa e in altri luoghi del mondo”, denuncia Bihunirwa in un’intervista con l’agenzia Dire. “Sono più di 200 quelli proibiti e che si producono ancora, nonostante ci siano molte prove del loro impatto sulla salute umana, sull’ambiente, sui corpi delle persone e sul cibo”. L’attivista fa riferimento al suo Paese d’origine. “In Uganda”, riferisce, “sono stati realizzati studi che hanno permesso di trovare tracce di 12 o 13 pesticidi differenti nei fiumi, compresi cinque con concentrazioni di veleni particolarmente alte”. Secondo Bihunirwa, “non è etico proteggere solo i cittadini europei e non preoccuparsi degli esseri umani che vivono altrove”. Da qui un appello, proprio alla vigilia della Sesta conferenza dei ministri dell’Agricoltura dell’Ue e dell’Unione Africana: “All’Europa chiediamo di vietare i pesticidi tossici, perché quello che è tossico per gli europei lo è anche per gli asiatici, gli africani o i latino-americani; i nostri corpi sono gli stessi, siamo tutti vulnerabili allo stesso modo”. A denunciare i “doppi standard” è anche monsignor Bernard de Clairvaux Toha Wontacien, vescovo di Djougou, in Benin. “Le risorse naturali dell’Africa e anche le sue sementi”, sottolinea il presule aprendo l’incontro, “sono considerate come commodities da sfruttare per il profitto e non come un dono”. Il riferimento, che torna più volte, è all’enciclica di papa Francesco ‘Laudato si”. “Dobbiamo ascoltare le difficoltà dei poveri e della Terra”, sottolinea monsignor Toha. “Basta con i doppi standard, con le multinazionali dell’Europa che esportano sostanze vietate nel loro continente, avvelenando i contadini e i popoli dell’Africa”. Secondo dati presentati durante l’incontro, la regione subsahariana sta diventando sempre più dipendente dai pesticidi agricoli, con un utilizzo cresciuto del 175 per cento dal 1990, fino a 210mila tonnellate già nel 2021. Su questi numeri riflette Italo Rizzi, direttore di Lvia, organizzazione socia di Focsiv, con base in Piemonte e iniziative di cooperazione in dieci Paesi dell’Africa, dal Senegal al Mozambico, dall’Etiopia alla Guinea-Bissau. La tesi è che quella dei pesticidi sia “una questione tecnica ed economica”, ma anche “un dovere morale” da assumersi per “trasformare” le relazioni tra i Paesi del Nord e del Sud del mondo. “L’impegno delle organizzazioni che si stanno mobilitando è dare un messaggio trasformativo rispetto alle relazioni tra i Paesi del Nord e l’Africa”, evidenzia Rizzi. “Non è possibile che pesticidi che sono aboliti da noi vengano impunemente commercializzati in Paesi del Sud solo perché le norme locali non sono in grado di impedirne l’utilizzo”. Poi, sulle responsabilità delle multinazionali, europee e non solo. “Fanno il loro lavoro”, dice Rizzi, “ma noi dobbiamo fare leva sulle nostre capacità come organizzazioni della società civile per influenzare e portare elementi concreti di fronte alla politica”. Secondo il direttore di Lvia, l’obiettivo deve essere “ottenere misure di salvaguardia” rispetto a interessi privati che sono “legittimi”, ma che su “temi specifici”, come la difesa della salute, dei diritti umani e dell’ambiente, è opportuno “contrastare”. L’incontro di Roma è intitolato ‘Ferma il veleno. Sostieni le sementi. Un appello alla solidarietà’. Alla vigilia della Sesta conferenza dei ministri dell’Agricoltura, delegati, cooperanti, religiosi e cittadini dialogano su politica, ambiente, salute. Ascoltate ancora Bihunirwa: “Gli effetti dei pesticidi sono particolarmente insidiosi per le donne e i bambini, che in Africa sono i più a rischio”. Forse è inevitabile che sia così. “Le donne svolgono infatti la maggior parte del lavoro in agricoltura e anche in casa”, sottolinea l’attivista. “Nei campi si usano spray con pesticidi mentre i contadini non hanno protezione; le fonti d’acqua sono contaminate e sono i bambini e le donne poi che vanno a raccogliere l’acqua per bere e per gli usi domestici”. Secondo Bihunirwa, esistono prove degli effetti dei pesticidi sulla salute delle donne e sul loro ciclo mestruale. “Ricerche scientifiche mostrano la correlazione tra queste sostanze e le nascite premature, in particolare per donne che sono state esposte alle sostanze chimiche”, denuncia l’attivista. “È molto importante oggi parlare della salute delle madri, dei bambini, di tutti”. Redazione Italia
June 30, 2025
Pressenza