Dimmi chi escludi e ti dirò chi sei, un ricordo di Don Gallo… e del G8
Troverete questa frase scritta su un pilastro metallico poco lontano
dall’edificio che segnala il Porto Antico a Genova, giusto di fronte a Palazzo
San Giorgio. Siamo nella zona chiamata ‘Caricamento’, spazio ambito e mitico che
conduce all’ Acquario. Don Andrea Gallo, prete genovese impegnato coi giovani
‘sulla strada’, aveva fatto sua questa frase coniata in realtà da Dimmi chi
escludi e ti dirò chi sei, un ricordo di Don Gallo… e del G8igi Di Liegro.
Quest’ultimo, fondatore della Caritas di Roma, menzionava il proverbio che dice
‘dimmi con chi vai e ti dirò chi sei’ e lo trasformò in ’dimmi chi escludi e ti
dirò chi sei‘. Questa frase, titolo del concerto di maggio a Genova in memoria
della morte di don Gallo, resta l’ispirazione della comunità di San Benedetto al
Porto, da lui fondata. La verità della frase citata è stata messa in scena in
grandezza naturale durante i fatti del G8 a Genova. A 25 anni esatti di distanza
dall’evento di luglio del 2001.
Chi scrive era partito l’anno prima in Liberia e per la prima volta nella sua
vita aveva visto e toccato i segni e sintomi del ritorno della guerra civile nel
Paese. Con occhi feriti da quello che stava accadendo in quel Paese dell’Africa
occidentale ho preso parte ad alcuni degli avvenimenti che avrebbero
caratterizzato il citato G8. Il clima di quel mese di luglio era quello che
Genova conosce e che la valorizza di mare e di colori. Anche le piazze e le
strade erano rese nuove da decine di associazioni variopinte e da centinaia e
poi migliaia di giovani che credevano, praticavano e sognavano ‘ un altro mondo
possibile’. Questo era infatti il tema di fondo che continuava il processo dei
forum alternativi a quello di Davos in Svizzera, emblema della globalizzazione
genocida. C’era stato Seattle negli Stati Uniti, Porto Alegre nel Brasile e ora
Genova, che avrebbe potuto e dovuto essere un’ulteriore porta al futuro.
Ho visto, in realtà e contesti differenti, la stessa guerra civile che avevo
lasciato, provvisoriamente, sulla sponda dell’Atlantico, in Liberia. Altre le
modalità ma il resto c’era tutto. Bande di mercenari delle parole e delle
promesse, militari armati, elicotteri, camionette d’assalto, lacrimogeni, bombe
carta, pestaggi e torture in luoghi al riparo da sguardi indiscreti. Una guerra
civile tra visioni contrapposte del mondo, della vita, del futuro e soprattutto
del presente. Lo ricordava bene l’amico Enrico Euli, docente a Cagliari, nei
suoi scritti… La guerra è l’ultimo collante di una élite che si è impossessata
degli Stati… quando agli inizi del XXI secolo, i cosiddetti ‘no global’ avevano
posto le basi per una critica ecologica e pro-sociale della mondializzazione
sfrenata a cui eravamo sottoposti, sono stati militarmente repressi,
politicamente marginalizzati, culturalmente omessi…
Ancora Euli ricorda che … l’uscita dal mito global ora avverrà ma per mano dello
stesso G8 (Russia inclusa) che faceva trincee intorno ad esso, barricandosi
allora in zone rosse e reticolati di guerra contro di noi e oggi attraverso un
conflitto armato che li separa tra loro… la guerra globalizzata sta prendendo
quindi il posto della globalizzazione economica… il dominio borghese si è
stancato anche di essere liberale . (Punture di vista – Global/No -Global– 21
aprile 2022). Certo, durante il Genoa Social Forum ho avuto il privilegio di
conoscere Ivan Illic, uno dei massimi pensatori della crisi dell’Occidente del
‘900. Don Oreste Benzi e Susan George alla scuola Diaz, prima dei massacri. Il
ricordo dell’assassinio di Carlo Giuliani in piazza Alimonda. La manifestazione
del sabato con centinaia di migliaia di giovani e, il giorno dopo sulle macerie,
la lettura del G8 operata da Riccardo Petrella.
Le guerre civili sono, appunto, il drammatico tentativo di messa in azione della
frase scritta sulla struttura metallica della sopraelevata di Genova. “Dimmi chi
escludi e ti dirò chi sei”. L’etnia, la classe sociale, lo straniero e il
barbaro sono tutti un nemico potenziale. Le categorie più vulnerabili ne
costituiscono il bersaglio favorito. Ci troviamo in una guerra civile e i
politici lo sanno molto bene. Non casualmente i cittadini comuni sono il nemico
principale da controllare. Venticinque anni dopo siamo qui per dire che un’altra
storia è possibile a condizione di opporsi alla confisca del futuro dei poveri.
Redazione Genova