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Le scarpe degli altri. Come trovare una via di pace nel conflitto israelo-palestinese
L’impresa è da far tremare le vene e i polsi: come far dialogare, perfino creare empatia tra due popoli che si combattono da decenni e che si vedono l’un l’altro come nemici assoluti? La soluzione è (apparentemente) semplice: occorre mettersi nelle scarpe dell’altro, cioè, fuor di metafora, nella sua testa e nelle sue emozioni. Stiamo parlando di ebrei e palestinesi che si incontrano nel gruppo “Combattenti per la pace”, un movimento nato nel 2006 che cerca di promuovere la pace con l’incontro, non con lo scontro. Meritevolmente l’Università Statale di Milano ha voluto organizzare l’evento “Un’altra strada è possibile: le storie di ex Combattenti che hanno scelto di costruire la pace”, promosso dalla Fondazione Gariwo, che da sempre è dalla parte dei “giusti”, cioè uomini e donne che si oppongono all’odio in qualunque contesto. Qui si parla di una pace che proviene dal basso, dalle persone che il fronte l’hanno vissuto e sofferto e che non sperano più nelle iniziative internazionali, vista l’inefficacia delle soluzioni proposte e la latitanza delle istituzioni a livello mondiale. Sono esseri umani che decidono di restare umani e di non disumanizzare neppure l’altro, perché hanno capito che il complesso, doloroso, interminabile conflitto israelo-palestinese non si risolve con i fucili, con le bombe e con la carne umana straziata, ma che per vedere il vero nemico occorre guardarsi dentro, non fuori. La cosa straordinaria è che i fondatori e molti membri di questo movimento di pace sono ex combattenti dell’uno e dell’altro fronte e questo elemento, oltre a stupire, aggiunge spessore alla loro successiva scelta. Veniamo a sapere dalla viva voce di Sulaiman Khatib, palestinese, uno dei fondatori del movimento, e di Mia Biran, israeliana attivista impegnata nella resistenza non violenta, che il 7 ottobre 2023 ha avuto su molti di loro un duplice effetto: all’inizio l’orrore ha suscitato una recrudescenza di odio, poi a poco a poco si è fatta strada la consapevolezza che le stesse sofferenze le pativa anche l’altro, il nemico, molto spesso innocente. Hanno, cioè, cominciato a mettersi l’uno nelle scarpe dell’altro. Questo non significa azzerare le differenze di vissuti e di opinioni, ma sintonizzarsi sui comuni valori umani. L’esistenza di “Combattenti per la pace” e di altri gruppi simili (pochi, ma ce ne sono) è praticamente ignorata dalla stampa dei nostri Paesi, tutti intenti a fomentare e promuovere il dominante sistema della guerra e il commercio delle armi. Se le armi vengono prodotte facendo rifiorire le industrie, ovviamente devono poi essere usate affinché ne vengano prodotte altre. No: Khatib e Biran ci dicono che c’è un’altra possibilità, anzi che “There is another way”. Questo è infatti il titolo di un documentario proiettato in sala che presenta testimonianze dall’una e dall’altra parte che si contrappongono (o si guardano negli occhi) come in uno specchio, finché non nasce il pensiero che quello che soffri tu lo soffre anche l’altro. C’è la madre israeliana che in memoria del figlio morto non chiede vendetta, ma la fine dell’orrore. C’è il palestinese che di fronte ai morti israeliani del 7 ottobre capisce che la perdita di parenti e amici provocano nell’altro lo stesso dolore che è stato inflitto a lui. Occhio per occhio e dente per dente sembra la linea adottata finora nel conflitto, almeno finché non si perdono tutti i denti e tutti gli occhi e si comincia a vedere. L’oracolo cieco è un topos della nostra letteratura: veggente è colui che riesce a vedere le connessioni sottili e profonde tra le cose, non con uno sguardo esterno ma interiore. Si dovrebbe parlare più spesso di questa apertura di dialogo, per rendersi conto che c’è chi mantiene ancora mente e cuore aperti. È difficile, ma si può, anzi si deve provare a farlo. Cominciamo scambiandoci le scarpe. Foto di Loretta Cremasco e Fondazione Gariwo   Redazione Milano
October 14, 2026
Pressenza
Milano, proiezione del film “There is Another Way” e incontro con Sulaiman Khatib e Mia Biran di Combattenti per la Pace
Martedì 13 ottobre, all’Università Statale di Milano, in occasione dell’evento “Un’altra strada è possibile: le storie di ex Combattenti che hanno scelto di costruire la pace”, avremo l’onore di ospitare due Combattenti per la Pace: Sulaiman Khatib, attivista palestinese, co-fondatore e co-direttore dei Combattenti per la Pace e Mia Biran, avvocata israeliana per i diritti umani, impegnata nella resistenza nonviolenta e nelle azioni di solidarietà con le comunità palestinesi, nonché responsabile dei programmi dei Combattenti per la Pace. L’appuntamento è alle ore 15, nell’aula C03 – Colombo M dell’Università degli Studi di Milano (Via Luigi Mangiagalli 25, Piano seminterrato. Città Studi) dove proietteremo “There is Another Way” (Apkon, 2025). Seguirà un dialogo tra i Combattenti per la Pace presenti in sala e protagonisti del film: Sulaiman Khatib e Mia Biran. Con noi ci sarà anche il Professor Roberto Cornelli, delegato per la didattica, la ricerca e la terza missione, sui temi della pace e della giustizia sociale dell’Università degli Studi di Milano. Prima della proiezione del film, la rettrice dell’Università degli Studi di Milano Statale porterà i suoi saluti. Dopo di lei Gabriele Nissim, presidente della Fondazione Gariwo, farà il suo intervento “Custodire il mondo. Le scelte dei Giusti che costruiscono la pace”. Per prenotare il posto: https://lastatalenews.unimi.it/eventi/unaltra-strada-possibile-proiezione-docufilm-there-is-another-way-dialogo-combattenti-per   Redazione Milano
October 10, 2026
Pressenza
Gariwo a Firenze per Re-Imagine Peace
Dal 10 al 12 luglio 2026 Fondazione Gariwo, che da anni si occupa della memoria dei Giusti, partecipa a Re-Imagine Peace, il festival ideato da Noa e Gil Dor e promosso da Noa’s Ark Foundation, che porterà a Firenze artisti, testimoni, attivisti, pensatori e costruttori di pace israeliani, palestinesi e internazionali. Ad aprire il festival, venerdì 10 luglio alle ore 10, presso San Salvatore al Monte, sarà inaugurato uno spazio nel giardino della chiesa che entrerà a far parte della rete nazionale dei 300 Giardini dei Giusti presenti in tutta Italia. Saranno piantati due alberi in onore di Robi Damelin e Bushra Awad, già insignite del Fiorino d’Oro nel 2025 e ora inserite nella Enciclopedia dei Giusti da Fondazione Gariwo. Le due donne sono attiviste, una israeliana e una palestinese, che hanno avuto la forza di trasformare il dolore per la perdita dei propri figli in energia per chiedere la pace. La cerimonia sarà accompagnata da una performance di Noa e Gil Dor. Interverrà Gabriele Nissim, Presidente di Fondazione Gariwo, con la partecipazione di Elizabeth Naftali, autrice del libro Saving Abigail. Sabato 11 luglio alle ore 11, al Cinema Astra, è in programma la proiezione del documentario There Is Another Way, dedicato alla storia dei Combatants for Peace, movimento formato da palestinesi e israeliani che hanno scelto di deporre le armi e rifiutare la violenza e l’ingiustizia, mostrando che un’altra strada è possibile: per loro, per noi e per tutta l’umanità. Nell’ultimo anno la Fondazione Gariwo ha promosso il film e ne ha curato la distribuzione in tutta Italia. A seguito della proiezione si terrà una discussione con sessione di Q&A alla presenza di due protagoniste del film, Mai Shahin e Iris Gur, rappresentanti palestinese e israeliana di Combatants for Peace, insieme al regista Stephen Apkon. L’incontro sarà moderato da Bianca Senatore, della redazione di GariwoMag. L’evento è gratuito, con ingresso libero fino a esaurimento posti. FONDAZIONE GARIWO – Nata nel 1999 da Gabriele Nissim, Pietro Kuciukian, Ulianova Radice e Anna Maria Samuelli, Gariwo si occupa della divulgazione delle storie dei Giusti e della memoria del bene attraverso percorsi didattici, iniziative editoriali e incontri pubblici. Nel 2003 ha inaugurato il primo Giardino dei Giusti di tutto il mondo sul Monte Stella di Milano, gestito da Gariwo assieme al Comune di Milano. Oggi i Giardini dei Giusti sono oltre 300 in tutto il mondo. Grazie all’impegno di Gariwo, il Parlamento europeo ha istituito nel 2012 la Giornata europea dei Giusti del 6 marzo, poi riconosciuta ufficialmente come solennità civile in Italia dalla Legge n. 212 del 7 dicembre 2017. Fonte: Comunicato Stampa Fondazione Gariwo Redazione Italia
July 9, 2026
Pressenza