La Rete Saharawi e la delegazione italiana all’ONU per la causa saharawi
Sahara Occidentale all’ONU: la Rete Saharawi e la delegazione italiana in prima
linea per l’autodeterminazione e i diritti umani
New York, 7 ottobre 2026 – Il dossier del Sahara Occidentale torna al centro del
dibattito internazionale alle Nazioni Unite. Durante la quarta seduta plenaria
della Quarta Commissione dell’Assemblea Generale dell’ONU (Commissione politica
speciale e per la decolonizzazione), svoltasi martedì 6 ottobre nell’ambito
dell’81ª sessione, si è tenuto un articolato confronto che ha visto protagonista
la società civile internazionale.
Tra le voci più incisive emerse a Palazzo di Vetro spicca l’azione coordinata
della delegazione italiana e della Rete Saharawi, intervenute con i propri
rappresentanti al fianco del Fronte Polisario, di ONG e di firmatari
internazionali a sostegno del diritto all’autodeterminazione del popolo sahrawi.
LA DELEGAZIONE ITALIANA E LA RETE SAHARAWI: I VOLTI E LE VOCI A PALAZZO DI VETRO
A rappresentare l’impegno dell’Italia per la tutela dei diritti umani e il
completamento del processo di decolonizzazione del Sahara Occidentale sono
stati, in particolare:
– Fabio Salvia, intervenuto a nome dell’EUCOCO (Coordinamento Europeo di
Sostegno al Popolo Sahrawi), parte integrante del network promozionale della
Rete Saharawi;
– Amelia Pecoretti, studentessa di Giurisprudenza e rappresentante
dell’Associazione Hurria (membro della Rete Saharawi);
– Federica Petti, vicesindaca del Comune di Campi Bisenzio, portavoce dei 127
Comuni italiani aderenti alla rete di accoglienza e cooperazione con la
Repubblica Democratica Araba Sahrawi (RASD).
SALVIA (EUCOCO / RETE SAHARAWI): «BASTA DOPPI STANDARD, SI RISPETTI IL DIRITTO
INTERNAZIONALE»
Nel corso del suo intervento a nome dell’EUCOCO, Fabio Salvia ha richiamato con
forza l’Assemblea Generale al rispetto rigoroso della Carta delle Nazioni Unite,
chiedendo il rinnovo e il rafforzamento del mandato della missione MINURSO.
Salvia ha ricordato come il Sahara Occidentale rimanga un Territorio Non
Autonomo e che nessuna normalizzazione dell’occupazione militare marocchina
possa sostituirsi al legittimo percorso di decolonizzazione.
> «Il diritto internazionale non va applicato con doppi standard», ha denunciato
> Salvia, sollecitando la tutela concreta dei difensori dei diritti umani, la
> liberazione immediata dei prigionieri politici e l’istituzione di un
> meccanismo di monitoraggio indipendente sulle violazioni nei territori
> occupati.
L’esponente della delegazione ha inoltre censurato le politiche demografiche
attuate da Rabat, richiamando l’articolo 49(6) della Quarta Convenzione di
Ginevra e ribadendo che lo status del territorio non può essere alterato
unilateralmente, né le sue risorse naturali sfruttate senza il consenso espresso
e preventivo del popolo sahrawi.
PECORETTI (ASSOCIAZIONE HURRIA): «I REFERTI ONU ATTESTANO VIOLAZIONI
SISTEMATICHE: LA PROPOSTA DI AUTONOMIA NON BASTA»
L’attenzione della Commissione si è poi focalizzata sui dati giuridici e sulle
evidenze documentali presentate da Amelia Pecoretti per l’Associazione Hurria.
L’intervento ha analizzato formalmente il quadro dei diritti umani basandosi
esclusivamente su decisioni e relazioni ufficiali degli organi delle Nazioni
Unite, tra cui il Comitato contro la Tortura (CAT) e il Gruppo di Lavoro sulle
Detenzioni Arbitrarie (WGAD).
Pecoretti ha evidenziato come le pronunce degli organi ONU documentino una
prassi strutturale e non episodica da parte del Regno del Marocco,
caratterizzata da arresti arbitrari, violazioni delle garanzie del giusto
processo, torture e mancata celebrazione di indagini indipendenti.
> «Un semplice assetto amministrativo o un’etichetta di autonomia non possono
> sanare violazioni di norme imperative di diritto internazionale (jus cogens) e
> dei diritti umani fondamentali in assenza di meccanismi d’indagine e
> monitoraggio indipendenti», ha evidenziato Pecoretti nel suo discorso,
> ricordando che un’opzione imposta senza la libera scelta del popolo sahrawi
> violerebbe il diritto all’autodeterminazione esterna e rischierebbe di
> cristallizzare un sistema di abusi, alimentando ulteriori tensioni nel
> territorio.
PETTI (CAMPI BISENZIO): «127 COMUNI ITALIANI AL FIANCO DEL POPOLO SAHRAWI DAL
1982»
A testimoniare il profondo legame tra i territori italiani e la causa sahrawi è
intervenuta la vicesindaca di Campi Bisenzio, Federica Petti, in rappresentanza
dei 127 Comuni coordinati nella rete di solidarietà istituzionale. Petti ha
illustrato il valore del programma estivo di accoglienza che ogni anno porta in
Italia oltre cento «piccoli ambasciatori di pace» sahrawi, definendolo non
soltanto un gesto umanitario, ma un preciso atto di solidarietà politica verso
la RASD e il Fronte Polisario.
Rievocando lo storico gemellaggio siglato il 28 gennaio 1993 tra Campi Bisenzio
e il comune sahrawi di Bir Lehlu, Petti ha richiamato le istituzioni
internazionali alle proprie responsabilità:
> «Non ero ancora nata quando venne siglato quel patto, ma oggi non posso
> accettare che i sahrawi continuino a non poter decidere del proprio futuro. Il
> governo della RASD ha scelto la via della pace e della diplomazia fin dal
> 1991: spetta ora all’ONU e alla MINURSO garantire l’attuazione degli accordi e
> lo svolgimento del referendum».
LE RICHIESTE FINALI ALLA COMMISSIONE ONU:
A conclusione dei lavori, la delegazione italiana ha rinnovato l’appello
affinché l’Assemblea Generale dell’ONU assicuri che tutte le opzioni sullo stato
finale del territorio — compresa la piena indipendenza — possano essere
considerate e sostenute liberamente e pacificamente, nel rispetto delle opzioni
previste dal diritto internazionale e con garanzie effettive a tutela dei
diritti fondamentali della popolazione sahrawi.
(pubblicato da Wesatimes)
Redazione Toscana