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“Coordinamento Pace e Disarmo” di Castelleone, un modello vincente di coesione sociale e attivismo dal basso
Nella Bassa tra Crema e Cremona sorge una fiera cittadina che in diverse occasioni ha mostrato di tener fede al nome che porta: Castelleone. Da che ne ho memoria il piccolo centro è attivo in ogni sfera della società civile; i suoi abitanti, meno di diecimila, sono impegnati a farlo vivere in ogni modo – con attività sportive, culturali e sociali, e non solo. Alcuni di loro negli ultimi anni hanno sentito l’urgenza di unirsi alla protesta globale contro la guerra e il genocidio in Palestina e hanno così fatto della città il punto di riferimento di un’intera comunità, che include la campagna circostante fatta di piccoli paesi e agglomerati di cascine. Il Coordinamento Pace e Disarmo nacque un anno fa, con una presentazione ufficiale al Teatro Leone e da allora gli attivisti hanno tessuto reti e coinvolto anime. Pochi giorni fa si sono commemorati i mille giorni di genocidio del popolo palestinese; migliaia di piazze in Italia e nel mondo hanno fatto sentire le proprie voci di denuncia e di sdegno e tra di esse c’era anche quella di Castelleone. La ricorrenza coincideva con il ventiquattresimo flashmob per Gaza organizzato dal gruppo. Ogni sabato mattina l’appuntamento è sotto l’Arco del Voghera con cartelli e bandiere. Da lì in fila indiana si raggiungono i luoghi icona della città: la biblioteca, il palazzo del Comune, il Torrazzo. Il serpentone si dipana tra le vie facendosi strada tra le sedie dei bar sotto i portici e le bancarelle del mercato a chilometro zero; lo accompagna una cassa su un trolley da cui esce musica impegnata – per l’importante occasione era la registrazione dell’ultimo concerto di Roger Waters. In ogni tappa uno o più volontari leggono poesie tratte da “Il Loro Grido è la Mia Voce – poesie da Gaza”; il libro edito da Emergency viene passato da una mano all’altra con grande cura e rispetto, alcuni lo appoggiano un istante sul petto. Ho chiacchierato a lungo con Erika Erinaldi, che mi ha raccontato la loro storia e di come non ci sia voluto poi molto perché le porte delle case si aprissero e nuovi partecipanti si unissero al gruppo. Servivano solo un po’ d’iniziativa e un briciolo di coraggio – siamo persone pacifiche che leggono poesie e sorridono ai passanti. Erika si stupiva di come in centri vicini ben più grandi (come Crema, Soresina, Offanengo, Soncino, ecc.) sul tema Palestina da tempo non si muova una mosca. Tutti sanno ma si tace e il passo verso l’indifferenza è dietro l’angolo. E invece quanto sarebbe potente una rete di piccolissime realtà disseminate nei nostri territori? Dalle Alpi alle Madonie, passando per pianure e spiagge, Appennini e Tavoliere. E non solo per essere solidali verso un popolo oppresso: un’“organizzazione” spontanea dal basso e di grande respiro servirebbe a far crescere senso civico, a capire a fondo i problemi del territorio e a saperlo difendere. Non per ultimo, otterrebbe il risultato di infondere continua linfa vitale ai piccoli borghi, che spesso languiscono o, peggio, si trasformano in dormitori all’ombra delle grandi città, sempre più inaccessibili. L’esempio di Castelleone vuole essere un appello a ogni cittadino che vede ciò che sta succedendo in Palestina ed è stanco di voltarsi dall’altra parte. Ognuno di noi può avere diverse motivazioni per non impegnarsi, ma il più delle volte, se siamo sinceri con noi stessi, dovremo ammettere che cadono tutte sotto la scure della coscienza. La coscienza mostra che ciò che sta accadendo là non è separato dal disordine e degrado morale a cui assistiamo qua. Che le cose non si risolveranno nascondendole sotto il tappeto e nemmeno rinchiudendoci in un mondo fatato di shopping, vacanze relax, grigliate con gli amici e passatempi di ogni sorta. Non perché la leggerezza del vivere sia sbagliata in sè; lo diventa quando occupa l’intero spazio dell’umano. Allora l’uomo dimentica la propria sacralità e diventa un oggetto che consuma ed è consumato dal sistema in cui sopravvive. Uno dei nostri cartelli porta scritto “Il processo di disumanizzazione sta avanzando – fermiamolo”. È uno dei cartelli più apprezzati; va a ruba. Che sia il segno di un desiderio di rinascita che cova in tanti di noi?   Marina Serina
July 5, 2026
Pressenza