“Non avvicinatevi o spariamo!” La denuncia di Sea-Watch
“Non avvicinatevi o giuro su Dio che vi spariamo”. La voce proviene direttamente
da quella che, secondo il governo italiano, è “l’autorità competente” dei
soccorsi nel Mediterraneo. La minaccia era rivolta all’equipaggio di una delle
nostre navi, mentre si trovava in acque internazionali.
Il 22 agosto Aurora era in acque internazionali, pedinata come accade spesso da
un’imbarcazione libica “Made in Italy”. Quando ha raggiunto un natante in
pericolo, ha trovato una seconda nave libica, che stava prendendo a bordo le
persone. Appena Aurora si è avvicinata la nave si è identificata come Guardia
Costiera libica e ha iniziato a minacciare l’equipaggio di aprire il fuoco, se
non si fosse allontanata.
Ci siamo così lasciati alle spalle quello che è tutt’altro che un “soccorso”.
Queste persone sono destinate a tornare nei lager libici, dove subiscono torture
e abusi e dai quali possono uscire a mezzo di estorsione violenta per tentare
nuovamente la traversata.
Giorgia Linardi, portavoce di Sea-Watch: “Questo è il ciclo di abusi che
l’Italia sta finanziando, proteggendo e armando questi criminali e permettendo a
chi lucra sulla pelle delle persone migranti di estorcere e abusare la stessa
persona più volte, arricchendo il business dei trafficanti. Quelli che
minacciano di aprire il fuoco contro le nostre navi sono gli stessi soggetti con
cui l’Italia ci chiede di collaborare. Noi però, a differenza del governo
italiano, ci atteniamo al diritto internazionale e non cooperiamo con i
criminali.”
Sea Watch