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Stati Uniti, pressioni per votare contro la risoluzione sul blocco a Cuba
La Casa Bianca sta minacciando e facendo pressioni sui governi che si appresteranno a votare per l’ennesima volta la risoluzione presentata da Cuba contro il genocida blocco economico, commerciale e finanziario a cui l’isola è sottoposta dagli Stati Uniti. Il Ministro degli Esteri cubano Bruno Rodriguez Parrilla ha denunciato sul social X  le minacce espresse dal Segretario di Stato Marco Rubio nei confronti delle nazioni che voteranno all’ONU la risoluzione presentata da Cuba. “Il Segretario di Stato degli Stati Uniti, nervoso e preoccupato di fronte alla prospettiva di una nuova sconfitta alle Nazioni Unite, sta esercitando pressioni e ricattando capi di Stato e di governo di diversi Paesi affinché modifichino il proprio voto contro il blocco nell’Assemblea Generale dell’ONU”. Secondo il Ministro degli Esteri cubano “con le sue ripetute bugie e nuove azioni Marco Rubio cerca di mettere a tacere l’atto di punizione collettiva contro il popolo cubano e di rendere complice di quella barbarie il resto della comunità internazionale.” Le minacce e le pressioni verso i governi prima della discussione della mozione presentata da Cuba non sono una cosa nuova, ma con il ritorno di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti sono diventate più forti. L’anno scorso, alla votazione sulla risoluzione di condanna del blocco, le pressioni esercitate dalla Casa Bianca hanno ottenuto i loro effetti: 165 Paesi hanno votato a favore della risoluzione presentata da Cuba, 7 contro e 12 si sono astenuti. Hanno votato contro: Argentina, Ungheria, Israele, Macedonia del Nord, Paraguay, Stati Uniti e Ucraina. Si sono astenuti: Albania, Bosnia-Herzegovina, Costa Rica, Repubblica Ceca, Ecuador, Estonia, Lettonia, Lituania, Marocco,  Polonia, Moldavia e Romania. Sull’argomento il Viceministro degli Esteri Carlos Fernández de Cossí  ha scritto sui social network che “lla maggiore potenza economica, tecnologica e militare del pianeta non basta imporre una punizione collettiva all’intero popolo cubano e peggiorare il livello e le condizioni di vita di tutta la popolazione con l’intento di provocare una crisi umanitaria.” Le pressioni esercitate sui governi hanno il chiaro intento di tentare di ribaltare la realtà sulle responsabilità del blocco. Si cerca di far ricadere le colpe delle ristrettezze che il popolo cubano soffre a causa delle sanzioni statunitensi sul legittimo governo di Cuba e non su chi ha emesso le misure coercitive, ovvero gli Stati Uniti. Più Paesi voteranno contro il blocco o si asterranno, maggiore sarà la sconfitta politica per Cuba; proprio per questo gli Stati Uniti stanno cercando di convincere con le buone o con le cattive a non sostenere la risoluzione di Cuba. www.occhisulmondo.info Andrea Puccio
October 15, 2026
Pressenza
Medici cubani espulsi dalla Giamaica: 400 dottori a casa per pressioni USA
La Giamaica del governo “laburista” di Andrew Holness, ha interrotto da marzo il programma sanitario che condivideva con Cuba, negando il rinnovo del permesso di soggiorno a circa 400 tra medici e infermieri cubani che operavano all’interno di ospedali e consultori pubblici. Un percorso che durava da oltre 50 anni, […] L'articolo Medici cubani espulsi dalla Giamaica: 400 dottori a casa per pressioni USA su Contropiano.
August 31, 2026
Contropiano
Cuba, un’altra votazione all’Onu contro il blocco
Il membro dell’Ufficio Politico e Ministro delle Relazioni Estere di Cuba Bruno Rodríguez Parrilla ha annunciato durante una conferenza stampa che il prossimo 7 luglio si terrà una sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nella quale sarà dibattuta per l’ennesima volta la risoluzione presentata da Cuba intitolata  “Necessità di porre fine al blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti d’America contro Cuba.”  I Paesi rappresentati all’ONU saranno chiamati a esprimere il loro voto al riguardo. “Il bloqueo e la politica di aggressione e ostilità del governo degli Stati Uniti contro Cuba rappresentano una minaccia all’esistenza e al benessere del popolo cubano e all’esercizio dei suoi diritti umani. Sono una minaccia alla pace, alla sicurezza e alla stabilità regionale. Sono una minaccia per qualsiasi Stato sovrano che in futuro potrebbe essere sottoposto a misure di analogo carattere aggressivo ed extraterritoriale”, ha denunciato il Ministro degli Esteri cubano durante la sua conferenza stampa. Bruno Rodriguez Parrilla ha ricordato che Cuba, assieme al resto degli Stati membri dell’ONU, denuncerà le azioni aggressive del governo degli Stati Uniti, che includono la minaccia di un’aggressione militare diretta in violazione del diritto internazionale. Nelle oltre trenta volte che Cuba ha presentato questa risoluzione all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite la stragrande maggioranza dei Paesi aderenti all’ONU ha votato a favore della fine del blocco statunitense, ma nonostante la volontà espressa dalla comunità internazionale il blocco continua e anzi viene costantemente ampliato da ulteriori misure introdotte dalla Casa Bianca. A tale proposito occorre ricordare l’ordine esecutivo di Donald Trump del 29 gennaio, il quale aggiunge alle centinaia di sanzioni contro Cuba anche il divieto di commercio di petrolio e dei suoi derivati con l’isola. Di fronte alla compattezza della comunità internazionale nel rifiutare il blocco contro Cuba dalla Casa Bianca è stata organizzata una vera e propria campagna di pressione nei confronti delle cancellerie dei Paesi rappresentati all’ONU per impedire che si celebri la sessione del 7 luglio. Inoltre vengono fatte pressioni affinché il loro voto sia sfavorevole a Cuba. Il ministro ha denunciato l’intensa offensiva diplomatica che si sta svolgendo in quasi tutte le capitali del pianeta e in ambito multilaterale. “La missione permanente degli Stati Uniti a New York presso la sede delle Nazioni Unite, in altri organismi internazionali e le sue ambasciate in tutte le latitudini esercitano pressioni senza precedenti per cercare di impedire lo svolgimento della sessione del 7 luglio”. A tale proposito ha detto che stanno circolando clandestinamente  documenti degli Stati Uniti che costituiscono la base delle riunioni e delle pressioni esercitate contro diplomatici e funzionari di governo in diverse parti del mondo. Il documento intitolato “It’s time for change in Cuba” (È tempo di cambiamento a Cuba) sostiene che Cuba sia una minaccia diretta alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti a causa del suo sostegno ad attori ostili, al terrorismo e all’instabilità regionale e integra l’Ordine Esecutivo 14404. Nel testo è scritto che “Il regime deve riformarsi, deve cambiare. Non votate la sua propaganda”, Lo scopo è chiaramente quello di modificare  le intenzioni di voto dei rappresentanti all’ONU portando avanti al tempo stesso la narrazione imposta dagli Stati Uniti con la complicità dei suoi giullari presenti in molti mezzi di informazione, secondo cui tutti i problemi di Cuba sono riconducibili all’inefficienza del governo de L’Avana. Inoltre si sottolinea un’altra volta, in modo del tutto calunnioso, che Cuba è parte belligerante nella guerra in corso in Ucraina, strategia già usata negli anni scorsi dalla Casa Bianca per convincere i sostenitori di Kiev a votare contro la risoluzione. Durante la conferenza stampa,  Rodríguez Parrilla ha respinto con fermezza la minaccia militare degli Stati Uniti  contro Cuba, che ha definito  “un Paese del Sud”. Ha inoltre ribadito che “a Cuba non vi sono basi militari straniere e che il Segretario di Stato mente deliberatamente quando afferma il contrario”. L’unica base straniera che usurpa il territorio cubano è la base statunitense occupata illegalmente a Guantánamo. Tutte queste azioni di pressioni dimostrano come alla Casa Bianca, tutto sommato, temono la votazione che ogni anno certifica il rifiuto generale di questa forma di pressione contro Cuba, che mette a rischio la vita di un intero popolo solo per i capricci degli Stati Uniti. Questi non hanno mai accettato che l’isola diventasse un territorio libero e fuori dal loro controllo. www.occhisulmondo.info Andrea Puccio
July 2, 2026
Pressenza