Firenze per la Palestina: “Ricordiamo a Noa che non c’è pace senza giustizia”
In una recente intervista su Vanity Fair l’artista NOA(Achinoam Nini) dichiara,
riguardo al genocidio in Palestina: “Personalmente non uso quella parola. Ma se
qualcuno accanto a me sente il bisogno di usarla non gli chiuderò la bocca. Se è
così che vede le cose, rispetto il suo punto di vista.” Peccato che dal
settembre 2025 questo non sia più solo il punto di vista di qualcuno, ma la
conclusione a cui è giunta la Commissione di inchiesta internazionale
indipendente dell’ONU sui territori palestinesi occupati.
Rispondendo ad un nostro post e riferendosi al prossimo evento “Re-imagine
Peace”, che si svolgerà a Firenze dal 10 al 12 luglio, NOA afferma: “Le persone
che verranno a questo festival non passeranno il tempo a gridare ‘genocidio’
dalla mattina alla sera. Perché chi parla solo in questi termini, spesso, non
parla di pace”.
Sul sito della sua Fondazione (NOA’s Ark Foundation) sta scritto che l’evento è
una chiamata ad “ascoltare le narrazioni, il dolore e il potenziale reciproci in
uno dei conflitti più radicati e strazianti del nostro tempo”. Con un colpo di
spugna vengono cancellati 80 anni di colonialismo di insediamento di Israele in
Palestina e la questione viene presentata come una specie di faida tra due
popoli. In questa breve lettera aperta vogliamo rivolgere alcune domande a NOA e
fare alcuni commenti rispetto a queste e ad altre sue affermazioni.
– Come è possibile parlare di pace senza partire da un esame onesto della realtà
attuale e della storia? Senza tener conto del parere degli organismi del diritto
internazionale? Senza prendere in considerazione le numerosissime testimonianze,
non solo delle vittime, ma anche di chi sta commettendo questo orrendo crimine?
– Come è possibile invocare il dialogo tra due parti senza denunciare
chiaramente che uno è l’oppresso e l’altro è l’oppressore?
L’affermazione di una presunta simmetria tra israeliani e palestinesi, o il
concetto che colonizzatori e colonizzati siano ugualmente responsabili del
“conflitto” rappresenta, negli effetti anche se non sempre nelle intenzioni, una
forma di normalizzazione del predominio. Per quanto riguarda l’equiparazione
delle sofferenze, ricordiamo che l’antisemitismo è nato in Europa, che il
genocidio degli ebrei, dei Rom e l’eliminazione sistematica di altri gruppi di
individui considerati indesiderabili come disabili, gay ed oppositori politici,
sono stati perpetrati da europei suprematisti: i palestinesi non hanno alcuna
responsabilità per questi eventi.
NOA sostiene che c’è una chiara separazione tra il governo di Israele e la
grande maggioranza della popolazione, perfino coloro che hanno votato il
governo. Aggiunge che non c’è assolutamente alcuna responsabilità del popolo
ebraico per le azioni del governo israeliano. Questa seconda dichiarazione ci
pare ovvia: quando parliamo di Israele non ci riferiamo alla comunità ebraica,
che è cosa ben diversa. Equiparare i due concetti è una disonestà intellettuale
utilizzata per accusare pretestuosamente di antisemitismo chi critica le
politiche israeliane. Alla pretesa di una netta distinzione tra il popolo e il
suo governo replichiamo che la maggior parte degli israeliani ha votato partiti
suprematisti, colonialisti e razzisti. Non basta che ora critichino alcuni
eccessi per essere considerati “chiaramente distinti” da chi hanno eletto.
Ricordiamo anche che il Parlamento israeliano ha recentemente approvato (con 71
voti a favore e 13 contrari) una mozione che impegna il governo ad annettere la
Cisgiordania occupata.
Il numero di voti favorevoli supera quello dell’attuale maggioranza di governo e
l’opposizione, sia di centro che della cosiddetta “sinistra”, non ha nemmeno
partecipato al voto. Riguardo al 7 ottobre, indipendentemente dal giudizio che
si voglia dare sull’operato di Hamas, si è trattato di una rivolta contro un
sistema di oppressione, discriminazione, tortura e omicidi che dura da
ottant’anni. Aggiungiamo che Israele stessa ha reso molto difficile stabilire
come si siano svolte esattamente le cose, avendo prontamente ucciso in maniera
extragiudiziale i coordinatori della sortita, in modo che il mondo non potesse
sentire la loro versione dei fatti.
– Cosa dice NOA della direttiva Hannibal, per cui il 7 ottobre l’IDF ha ordinato
di ammazzare, insieme ai palestinesi, anche cittadini israeliani per impedire
che venissero rapiti e scambiati nelle trattative?
– Cosa dice del fatto che gli Israeliani hanno continuato a sostenere le accuse
di stupro rivolte ad Hamas e mai confermate, scrivendo innumerevoli rapporti
(tra cui quello intitolato “Aquest for justice”) per tentare di convincere
l’opinione pubblica delle loro tesi?
– Cosa dice degli stupri verificati anche da organizzazioni israeliane, che
avvengono nelle carceri a danno dei palestinesi, anche con cani ed oggetti?
Coloro che li eseguono non sono cittadini israeliani?
– Cosa dice delle confessioni da parte dei soldati dell’IDF riguardo
all’uccisione di civili inermi a cui hanno assistito o da loro stessi
perpetrate? A questi ragazzi non viene detto che tutto è giustificabile perché
stanno difendendo la propria patria da pericolosi terroristi, che allevano i
propri figli all’odio?
– Come valuta il recente Rapporto della Commissione Indipendente d’inchiesta ONU
che riconosce che Israele sta prendendo di mira deliberatamente i bambini
palestinesi?
Il rapporto ha elencato divisioni, brigate e unità israeliane che sarebbero
responsabili dell’uccisione di bambini, in specifici episodi a Gaza e in
Cisgiordania. Da molto tempo siamo a conoscenza, anche tramite le testimonianze
di personale sanitario, di cecchinaggi mirati e di ordigni esplosivi a forma di
giocattolo. I bambini feriti “affrontano una vita di disabilità” che ora è “una
realtà demografica determinante” a Gaza. E cosa ne pensa del film “Innocence” in
cui si mostra che è invece nelle scuole israeliane e in tutta la società che si
pratica una sistematica educazione all’odio e si allevano i ragazzini nel
terrore di quello che potrebbe succedere se non si uccidessero i nemici?
NOA si ricorderà di aver esultato sui social nell’aprile 2024, per “l’eroica
missione”con cui l’IDF liberò quattro ostaggi israeliani ammazzando circa 210
palestinesi e ferendone 400. Nel post scrisse che condivideva il dolore da
entrambe le parti. Questa non è recipocità, nè umana comprensione: ci sembra un
esempio di normalizzazione del fatto che le vite dei palestinesi non valgano
quanto quelle degli israeliani.
Per concludere: NOA stessa ci dice che in Israele “Quando cammini per strada il
sole splende, la spiaggia è bellissima, i ristoranti sono aperti.” Noi
aggiungiamo che a Gaza non è così, ci sono solo desolazione, topi, fame e morte.
Ma le persone trovano comunque la forza per resistere e lottare.
Basterebbe questo per capire che non è sufficiente fare un generico appello alla
comprensione reciproca per affrontare e risolvere uno dei più grandi scandali
del nostro tempo: un genocidio in diretta streaming che molti non riescono
nemmeno a definire tale.
FIRENZE PER LA PALESTINA
Le affermazioni di NOA cui facciamo riferimento si possono trovare qui:
– rivista Vanity Fair
https://www.vanityfair.it/article/noa-sionista-mi-vergogno-netanyahu-elezioni-israele-genocidio-intervista
– sito della NOA’s Ark Foundation
https://www.noasark.foundation/re-imagine-peace2
– pagina Instagram di NOA e sue risposte sulla pagina di Firenze per la
Palestina – pagina Facebook di NOA
Redazione Toscana