Cuba, una narrazione fondamentale contro la campagna mediatica di Washington
Sessantasette anni fa, il 1° gennaio 1959, un popolo stanco dell’oppressione,
delle dittature e delle interferenze straniere raggiunse ciò che sembrava
impossibile: la vittoria definitiva. Quella mattina, Cuba cessò di essere una
colonia, cessò di essere un cortile di casa, cessò di essere una merce di
scambio. Cuba divenne una nazione libera, sovrana e indipendente.
Non fu un dono. Fu il frutto di decenni di lotta, di sangue Mambí (1), di
sacrifici anonimi, di uomini e donne che credettero che un altro mondo fosse
possibile. Da allora, l’impero più potente della storia ha tentato in ogni modo
di cancellare quella vittoria: blocco, aggressione, terrorismo, menzogne,
sovversione, guerra dell’informazione.
Eppure, Cuba è rimasta in piedi. Oggi, mentre altri luoghi celebrano 250 anni di
espansionismo, guerre, saccheggi e minacce, noi ricordiamo ciò che conta
davvero: che il 1° gennaio 1959 i cubani si sono sollevati e hanno detto “basta
“. E quel “basta” è irreversibile. Ricorderemo quel giorno, perché quella data è
la più importante della storia moderna, perché la dignità non è negoziabile e
perché nessun impero potrà mai sconfiggere un popolo che ha saputo conquistare
la propria libertà con le armi in pugno e il cuore nella propria patria. Perché
Cuba ha le sue ragioni. E quelle ragioni sono nate il 1° gennaio 1959.
Il 1959 è l’anno zero della Cuba sovrana. Prima del 1959, Cuba era una colonia
mascherata. Dopo, una nazione sovrana. 67 anni di rivoluzione, resistenza e
dignità di fronte all’impero più potente della storia. C’è stato un prima e un
dopo il 1° gennaio 1959. Prima, Cuba era una colonia clandestina, un bordello
per il turismo americano, uno zuccherificio al servizio di Wall Street, una
caserma militare straniera. In seguito, Cuba divenne una patria . Una terra di
leggi proprie, di scuole per tutti, di ospedali gratuiti, di cultura senza
censure, di sport di cui andare fieri, di cibo, energia e sovranità politica. In
67 anni, la Rivoluzione ha resistito a più di 600 tentativi di assassinio contro
i suoi leader, a un’invasione mercenaria a Playa Girón, a decenni del più
brutale blocco economico della storia e a un’implacabile guerra mediatica. Ed
eccoci qui.
Quale impero può vantarsi di essere sopravvissuto a tanto e di essere ancora in
piedi? Nessuno. Perché gli imperi si fondano sullo sfruttamento; la Rivoluzione
si fonda sulla giustizia. Ecco la differenza.
(1) Il termine Mambí (al plurale mambises) si riferisce ai membri delle forze di
guerriglia indipendentiste che combatterono contro il dominio coloniale
spagnolo. Il movimento si sviluppò principalmente a Cuba durante la Guerra dei
Dieci Anni (1868-1878) e la Guerra d’Indipendenza (1895-1898), oltre che nella
Repubblica Dominicana durante la Guerra della Restaurazione (1863-1865).
Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba