2001-2026 Genova Social Forum ReLoad: Carlo Vive anche a Copenhagen
2001-2026 GENOVA SOCIAL FORUM RELOAD: CARLO VIVE ANCHE A COPENHAGEN
mercoledì 1 Luglio 2026/0 Commenti/in Conflitto, Diritti, In evidenza, memoria,
movimenti Daniela Bezzi
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Andando verso il venticinquennale del G8 di Genova, e ormai mancano meno di tre
settimane, veniamo a scoprire che solo pochi giorni fa quelle drammatiche
giornate sono state rievocate persino a Copenhagen! Era sabato scorso, 27
giugno, e nella sede della Folkehuset (la Casa del Popolo), è stato proiettato
il film Black Block di Carlo A. Bachschmidt. Era presente l’autore e organizzava
il collettivo “Copenaghen Antifascista” molto attivo sul fronte dell’accanimento
repressivo, sempre più pesante anche in nord Europa.
Un film che quando uscì nel 2011, a dieci anni di distanza dai tragici fatti del
G8, venne presentato al Festival di Venezia e fece molto discutere per la
precisione con cui venivano ricostruite quelle due giornate di allucinante
violenza, tra il 21 e il 22 luglio del 2001, prima alla scuola Diaz presa
d’assalto dalle Forze dell’Ordine, e poi alla Caserma di Bolzaneto, con le
torture inflitte agli arrestati.
Un film durissimo e corale, che recupera le voci e i traumi degli attivisti Lena
e Niels (Amburgo), Chabi (Zaragoza), Mina (Parigi), Dan (Londra), Michael
(Nizza) e Muli (Berlino) che il regista Carlo A. Bachschmidt era riuscito a
rintracciare, sulla scorta della sua stessa esperienza all’interno
dell’organizzazione del Genoa Global Forum, come responsabile del Media Center;
e in seguito come consulente del Genoa Legal Forum, per l’analisi e
l’archiviazione di tutto il materiale video e fotografico riguardante i fatti di
Genova.
Anche a distanza di anni il film ha suscitato un partecipato dibattito con la
partecipazione di attivistə di diversi movimenti danesi, per la maggior parte
giovanissimi come dicono le foto che riportiamo dal sito del Comitato Piazza
Carlo Giuliani. Particolarmente interessante è stato il contributo di Ulydig
Retshjælp, il supporto legale danese. E non è mancato un sentito messaggio da
remoto di Elena Giuliani a nome del Comitato, che è stato accolto con commozione
dai presenti.
E tornando a Genova, con oggi prende il via il fitto calendario-eventi che
scandirà i giorni che ci separano dal week end tra il 18 e il 20 luglio, con
l’annunciata Assemblea No King (sabato 18), la Manifestazione del giorno dopo e
la tradizionale commemorazione di Piazza Alimonda, lunedì 20. I forum tematici,
i molti libri freschi di stampa, le mostre che apriranno questo week end a
Palazzo Ducale, le proposte teatrali: non mancheremo di riferirne.
A cominciare dallo spettacolo che andrà in scena stasera 1° luglio al CSOA
Pinelli (Via Fossato di Cicala): Storia di una donna libera, Teresa Mattei, per
la regia di Marco Bonomi, produzione Teatro dell’Ortica. La storia della più
giovane tra le madri costituenti: ribelle fin da bambina, di famiglia cattolica
ma fin da giovanissima in totale opposizione al fascismo, militante del PCI
spesso in contrasto con la dirigenza, protagonista della resistenza, con
incredibile determinazione.
“Io stesso non sapevo granché della storia di questa donna” ammette il regista
“e l’ho scoperta leggendo il libro Chicchi la Resistente che la storica Anita
Ginelli ha recentemente pubblicato con il patrocinio dell’ANPI di Genova. Libro
bellissimo, ricco di aneddoti e contenuti anche multimediali, vero e proprio
deus ex machina per me, perché è riemergendo da quelle pagine che ho concepito
questo spettacolo come una lezione di storia, con due soli attori in scena: un
lui ovvero io stesso nel ruolo del docente, impegnato nella trasmissione di una
memoria che un po’ si è persa ma resta importante; e una lei, l’attrice Ilaria
Piaggesi, nel ruolo della mitica Chicchi, al tempo stessa giovanissima
partigiana, e via via fondatrice dell’UDI, responsabile della scelta del fior di
mimosa quando venne deciso che l’8 marzo doveva essere la giornata della donna
(qualcuno aveva proposto delle timide violette), fino agli anni della vecchiaia,
che Teresa Mattei visse senza mai sottrarsi, da combattente…”
Una vita di impegno civile, per le donne, per i bambini, per l’affermazione di
una pedagogia radicale e sperimentale al tempo stesso. In dissonanza con
Togliatti in più di un’occasione, fondamentale testimone al processo militare
contro Priebke, portavoce di un’idea di sinistra fedele ai principi, Teresa
Mattei non poteva non essere in piazza durante le giornate di Genova di 25 anni
fa, benché già ottantenne.
“Per non rischiare di sottrarre attenzione a ciò che viene detto, ho optato per
uno spazio scenico essenziale, con il buio interrotto solo da due punti luce che
focalizzano l’attenzione sui protagonisti” spiega il regista, che sottolinea
l’impianto pedagogico e di documentazione del progetto, 70 minuti che
trascorrono intensissimi, grazie all’ottima recitazione di entrambi gli attori
in scena.
Oltre a stasera lo spettacolo si replicherà il 14 luglio alla Villa Bombrini di
Genova (Via Ludovico Antonio Muratori 5) e speriamo anche in altre città.
E non possiamo non parlare di Pietre, che è andato in scena domenica sera (era
il 28 giugno) al Teatro dell’Ortica con la regia e drammaturgia di Chiara
Tarabotti. Monologo quanto mai intenso e coinvolgente che ci porta dentro il
campo profughi di Jenin, in Palestina, che la regista ha avuto occasione di
visitare qualche anno fa grazie a un viaggio organizzato dalla Casa della Pace
di Milano. “Pietre per dire non solo della Prima Intifada, ma anche delle pietre
che vediamo posizionate sulle tombe dei cimiteri ebraici… e per dire dello Stone
Theatre, che la leggendaria Arna Ker, radicalmente pacifista, fondò verso la
metà degli anni ’90 all’interno di quello stesso campo profughi” spiega la
regista.
Ed eccoci a riscoprire questa storia straordinaria, condensata nell’arco di
un’unica giornata che è anche l’ultima giornata prima di morire del figlio di
Arna, il “100% israeliano e 100% palestinese” (come lui stesso amava definirsi)
Juliano Mer Khamis: figlio del dirigente comunista palestinese Saliba Kamis e
dell’attivista israeliana Arna Mer, talmente impegnata nel prendersi cura della
popolazione infantile di Jenin mediante appunto il teatro, da meritare nel 1993
il Right Livelihood Award, il Premio Nobel cosiddetto “alternativo” per la Pace.
Una storia che Juliano Mer Khamis, a sua volta attore, attivista, regista,
produttore, ex paracadutista, disertore, avrebbe documentato nel 2004 con il
film Arna’s Children, che intreccia riprese del lavoro teatrale svolto dalla
madre nel corso degli anni all’interno del campo profughi di Jenin, con le
riprese da lui stesso girate quando ormai era già scoppiata la 2nda Intifada,
che alla “resistenza delle pietre” sostituiva quella ben più letale del
terrorismo, della militanza disposta a tutto, anche a saltare in aria imbottiti
di esplosivo, come unica possibile risposta all’occupazione.
Lo sviluppo successivo a quel documentario, che ebbe risonanza internazionale,
fu nel 2006 la fondazione del Freedom Theatre, insieme al militante Zakaria
Zubeidi, tra i leader delle Brigate dei Martiri di Al-Aqsa, che per un po’
decise di deporre le armi per abbracciare la resistenza culturale. Il che non
l’avrebbe salvato negli anni successivi dalla detenzione nelle carceri
israeliane – da cui è stato liberato solo lo scorso ottobre, nell’ambito di
quello scambio di prigionieri che avrebbe dovuto inaugurare la “pace di Trump” e
invece continua a vedere dietro le sbarre, in condizioni sempre più disumane,
decine di migliaia di palestinesi tra cui moltissimi bambini.
Tutto questo ci viene restituito, con un monologo costruito con magistrale
sapienza narrativa dalla regista e magnificamente interpretato dall’attore
Gianmaria Martini, nell’arco di poco più di un’ora che rievoca appunto l’ultima
giornata di vita di Juliano Mer Khamis, prima di venir ucciso il 4 aprile 2011.
Le scelte politiche, le contraddizioni identitarie, il legame con la madre Arna
e (a volte conflittuali) con la comunità del campo profughi, il teatro come
pratica di consapevolezza nella militanza e come conquista di impensabili spazi
di libertà: tutto questo si intreccia con gli eventi centrali della storia
palestinese – la Seconda Intifada, l’assedio di Jenin – e con figure che hanno
subito la stessa tragica fine, come Vittorio Arrigoni.
Spettacolo duro, coinvolgente, commovente. Totalmente privo di orpelli, effetti
speciali, oggetti di scena: la cappa dell’oppressione è palpabile in ogni
momento, anche senza bisogno di venir visualizzata, o accentuata da qualche
commento musicale. Il teatro come spazio di confronto, ineludibile, fino
all’epilogo: l’assassinio, per chissà quale mano… e il silenzio che ne segue.
Di Palestina si tornerà a parlare, all’interno del ricco cartellone di
iniziative genovesi per il 25ale del G8, con la Mostra Documenting life, death
and resistance in Palestine prodotta dal collettivo Prospekt Palestine Project
insieme ad Activestills, che insieme ad altre mostre verrà inaugurata questo
week end a Palazzo Ducale.
(6 – continua)
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Articolo originale:
https://serenoregis.org/2026/07/01/2001-2026-genova-social-forum-reload-carlo-vive-anche-a-copenhagen/
Daniela Bezzi