DISSENSO SOTTO ATTACCO. AMNESTY INTERNATIONAL CHIEDE DI ABROGARE LA LEGGE 54/2026
Amnesty International ha pubblicato martedi 30 giugno una dettagliata analisi in
cui denuncia la Legge n. 54/2026 in materia di sicurezza pubblica come una grave
minaccia ai diritti umani e alle libertà fondamentali. Secondo l’organizzazione,
numerose disposizioni della legge sono incompatibili con gli obblighi
internazionali assunti dall’Italia e rischiano di comprimere in modo
significativo il diritto alla libertà di espressione, di riunione pacifica, di
associazione, alla vita privata e alla libertà di movimento.
La nuova normativa amplia in modo senza precedenti i poteri delle forze di
polizia, rafforza il ricorso a misure preventive e amministrative, riduce le
garanzie giudiziarie e introduce nuovi strumenti che espongono attiviste,
attivisti, cittadine e cittadini al rischio di controlli, restrizioni e sanzioni
arbitrarie.
Tra le disposizioni più preoccupanti figurano il nuovo fermo preventivo fino a
12 ore nel contesto delle manifestazioni pubbliche, l’estensione dei poteri di
fermo, identificazione e perquisizione senza preventiva autorizzazione
dell’autorità giudiziaria, l’ampliamento delle misure di prevenzione e dei
cosiddetti “Daspo”, nonché l’introduzione di nuovi divieti che possono impedire
la partecipazione a manifestazioni e assemblee pubbliche.
Amnesty International denuncia inoltre il rafforzamento di un modello di
sicurezza fondato sulla presunta “pericolosità” delle persone piuttosto che
sull’accertamento di responsabilità individuali, consentendo l’adozione di
misure restrittive sulla base di semplici segnalazioni o denunce e in assenza di
adeguate garanzie procedurali e di un controllo giudiziario effettivo.
Particolare preoccupazione suscita la nuova disciplina delle manifestazioni
pubbliche. Sebbene alcune condotte siano state formalmente depenalizzate, la
legge introduce pesanti sanzioni amministrative per l’organizzazione di
manifestazioni non preavvisate, per il mancato rispetto di prescrizioni imposte
dalle autorità e persino per la promozione di iniziative attraverso piattaforme
digitali e gruppi online. Secondo Amnesty International, tali misure rischiano
di avere un forte effetto intimidatorio e deterrente sull’esercizio del diritto
di protesta.
A pochi mesi dall’entrata in vigore delle nuove norme, si registrano già
centinaia di procedimenti e misure applicati nei confronti di sindacalisti,
attiviste e attivisti e persone che hanno partecipato a manifestazioni
pacifiche. Diverse procure hanno avviato procedimenti penali e amministrativi
legati a iniziative di solidarietà con la popolazione palestinese e ad altre
proteste non violente, contestando illeciti legati alla mancata notifica delle
manifestazioni e applicando le nuove disposizioni sul blocco stradale e
ferroviario.
“Questa legge rappresenta un pericoloso arretramento nella tutela dei diritti
fondamentali e segna un ulteriore passo verso la normalizzazione di misure
eccezionali che trattano il dissenso come una minaccia alla sicurezza anziché
come un elemento essenziale di una società democratica. L’applicazione delle
nuove norme sta contribuendo a consolidare una tendenza preoccupante alla
criminalizzazione del dissenso”, ha detto Debora Del Pistoia, ricercatrice di
Amnesty International Italia. Ascolta o scarica