Come lo strangolamento finanziario della Cisgiordania da parte di Israele sta distruggendo l’istruzione pubblica palestinese
di Qassam Muaddi,
Mondoweiss, 30 giugno 2026.
Israele alimenta una crisi finanziaria in Cisgiordania trattenendo i fondi
destinati all’Autorità Palestinese. Tra i settori più colpiti c’è quello
dell’istruzione, dove gli stipendi sono stati tagliati e le lezioni sospese.
Una scuola chiusa durante lo sciopero degli insegnanti palestinesi nella città
cisgiordana di Nablus, il 7 marzo 2023. (Foto: Mohammed Nasser/APA Images)
Tre giorni alla settimana, Omar Muheisen si sveglia nella sua casa nel campo
profughi di Al-Arroub, a nord di Hebron, e inizia la sua giornata come
insegnante alla scuola media pubblica. «Dopo una colazione veloce, i miei tre
figli partono per l’università e io do a ciascuno di loro 23 shekel per il
trasporto e 10 shekel per comprarsi qualcosa da mangiare», racconta
a Mondoweiss. «Poi mia moglie va al lavoro e io prendo l’auto per recarmi al
mio. Se mi sono rimasti dei soldi per la benzina; altrimenti devo camminare per
cinque chilometri fino al villaggio di Beit Ummar. Da lì devo ancora camminare
fino alla zona rurale di Safa, alla periferia del villaggio, dove si trova la
scuola media in cui insegno scienze naturali».
Omar Muheisen lavora solo tre giorni alla settimana, con un numero di giorni che
varia di settimana in settimana, poiché il Ministero dell’Istruzione palestinese
ha ridotto l’orario di lavoro degli insegnanti a partire da ottobre 2023. Questa
riduzione è stata adottata per far fronte alla crescente crisi finanziaria
palestinese, causata principalmente dal continuo trattenimento da parte di
Israele dei proventi doganali palestinesi, che raccoglie attraverso il controllo
dei confini della Palestina.
Si stima che Israele abbia trattenuto circa quattro miliardi di dollari dal
2019, e il ministro delle finanze israeliano, Bezalel Smotrich, ha ripetutamente
promesso di provocare il «collasso economico» dell’Autorità Palestinese. Questa
politica ha aumentato l’onere finanziario sull’Autorità Palestinese,
costringendola a pagare stipendi incompleti e a ridurre sistematicamente
l’orario di servizio a partire dall’ottobre 2023.
Nelle scuole pubbliche, questa crisi è la continuazione di una situazione di
lunga data. Gli insegnanti delle scuole pubbliche protestano già da oltre un
decennio contro le loro condizioni precarie. Nel 2016, gli insegnanti pubblici
hanno organizzato uno sciopero di massa in tutta la Cisgiordania, chiedendo che
i loro stipendi aumentassero in linea con il costo della vita. Le rivendicazioni
dello sciopero si sono evolute fino a includere il riconoscimento del movimento
degli insegnanti come sindacato indipendente. Lo sciopero si è riacceso nel 2022
e poi di nuovo all’inizio del 2023, terminando ogni volta con accordi firmati
con il governo dell’Autorità Palestinese che non sono mai stati rispettati. A
molti insegnanti che hanno guidato il movimento è stato successivamente concesso
il pensionamento anticipato oppure sono stati trasferiti in scuole remote, come
avvenuto per Omar Muheisen.
«Ho partecipato allo sciopero del 2022, quando insegnavo in una scuola di Hebron
City », racconta Muheisen. «Dopo lo sciopero, sono stato assegnato alla scuola
di Safa a Beit Ummar, lontano dalla città e dai miei colleghi», osserva.
Nonostante ciò, Muheisen continua a essere attivo nel movimento degli
insegnanti, perché, come lui stesso afferma, «non riesco a mantenere la mia
famiglia con 2.000 shekel al mese, e non fare nulla al riguardo non migliorerà
certo le cose».
Da ottobre 2023, il ministero dell’istruzione palestinese ha ridotto la
settimana scolastica a soli tre giorni e, in alcuni casi, ha limitato le
giornate scolastiche a sole tre lezioni. Ciò ha avuto un impatto sulla qualità
dell’apprendimento di un’intera generazione di giovani palestinesi, così come ha
minato, per Omar Muheisen e molti dei suoi colleghi, il senso di scopo che hanno
della loro professione.
«Non posso più insegnare la sperimentazione o la scoperta della conoscenza come
facevo un tempo», afferma Muheisen. «Nelle mie lezioni preparavo video ed
esperimenti per i miei studenti, per stimolare il pensiero critico e farli
imparare da soli», ricorda. «La lezione era un’esperienza appassionante per me,
e i miei studenti erano coinvolti nell’apprendimento», rievoca. Oggi, con
l’orario di insegnamento ridotto, Muheisen è tenuto a portare a termine il
programma entro la fine dell’anno, il che lo costringe a trattare le materie in
modo assai superficiale. Ciò ha ripercussioni sui suoi studenti.
«Persino gli studenti che prima avevano buoni voti hanno perso terreno e
interesse», sottolinea Muheisen, osservando che gli intervalli tra un giorno di
scuola e l’altro lo costringono a ripetere le lezioni, poiché agli studenti
manca la continuità dei compiti a casa e del follow-up. «Uno studente ha perso
interesse per lo studio e ha iniziato a lavorare nell’allevamento di polli di
suo padre nei giorni tra una lezione e l’altra, ed è molto difficile risvegliare
il suo interesse», deplora Muheisen.
Questa crisi sta mettendo a dura prova anche la vita degli insegnanti. Gli
insegnanti pubblici palestinesi sono sempre stati tra i lavoratori peggio
pagati, e l’attuale crisi ha ridotto ancora di più la loro capacità di
provvedere al sostentamento delle loro famiglie.
Dopo il 7 ottobre, l’Autorità Palestinese non solo ha congelato qualsiasi
aumento degli stipendi degli insegnanti, ma ha anche stabilito una retribuzione
mensile forfettaria di 2.000 shekel per tutti i dipendenti pubblici, a
prescindere da anzianità di servizio, esperienza o condizioni di lavoro, che in
precedenza includevano anche l’ubicazione delle sedi di lavoro degli insegnanti.
L’Autorità Palestinese ha dichiarato che sta registrando la differenza tra il
nuovo sistema di retribuzione forfettaria e gli stipendi precedenti degli
insegnanti, insieme agli aumenti promessi, e ha promesso di pagare la differenza
quando saranno disponibili i fondi, ma Muheisen ritiene che queste promesse non
abbiano molto peso. Questo perché la crisi finanziaria è il risultato della
situazione politica, che non mostra segni di miglioramento.
Infatti, come hanno chiarito i funzionari israeliani, lo strangolamento
finanziario dell’Autorità Palestinese fa parte della strategia di Israele volta
a far crollare l’Autorità Palestinese e ad annettere la Cisgiordania, cosa che
sembra sempre più inevitabile.
«Nell’adattamento dell’Autorità Palestinese alla crisi, l’istruzione non è una
priorità e i fondi disponibili non vengono utilizzati per salvare il sistema
educativo. Altri settori, come quello giudiziario, non stanno affrontando lo
stesso onere che grava su di noi», sottolinea. «Chiediamo una distribuzione equa
dell’onere di questa crisi e che il salvataggio dell’istruzione sia una
priorità», afferma.
Questo onere, a casa di Omar Muheisen, è palpabile. «Per quanto mi riguarda, il
costo dei trasporti è passato, solo nell’ultimo anno, da 5 a 11 shekel», spiega
Muheisen. «Il pollo è passato da 11 a 17 shekel al chilogrammo, l’olio vegetale
da 95 a 130 shekel al gallone, il riso da 110 a 160 shekel», dice. «A casa,
prima preparavamo un pasto per pranzo e qualcosa di diverso per cena. Ma ora
cuciniamo un unico pasto e lo dividiamo tra pranzo e cena», spiega.
Anche prima dell’attuale crisi finanziaria, era comune per gli insegnanti del
settore pubblico avere un secondo, e persino un terzo, lavoro. Ma ora, per molti
di loro questa non è nemmeno un’opzione praticabile. I colleghi di Omar Muheisen
sono anche tassisti, elettricisti, insegnanti privati, negozianti, agricoltori e
persino pastori. Omar Muheisen era un operaio edile in Israele, dove la maggior
parte degli operai edili palestinesi si guadagnava da vivere. «Lavoravo a Bir
Al-Sabea, nel deserto del Naqab, ma da quando l’occupazione ha revocato i
permessi di lavoro, non posso più lavorare lì», dice.
«Molti dei miei colleghi hanno venduto le loro proprietà, tutti noi abbiamo
esaurito i nostri risparmi e io, personalmente, sono stato costretto a
indebitarmi; attualmente ho un debito di 15.000 shekel», racconta.
La pressione economica e sociale esercitata da Israele sulla società palestinese
in Cisgiordania si riflette nella crisi degli insegnanti delle scuole pubbliche,
ma le sue radici sono ben più profonde.
Il 1° marzo 2016, nella città cisgiordana di Hebron, gli studenti palestinesi
hanno manifestato solidarietà agli insegnanti palestinesi nel loro sedicesimo
giorno consecutivo di sciopero, chiedendo all’Autorità Palestinese di garantire
i loro diritti. (Foto: Wisam Hashlamoun/APA Images)
Questa crisi è «solo sintomatica di una crisi più ampia e profonda nel sistema
palestinese», afferma Isam Abdeen, un avvocato palestinese specializzato in
diritti umani che ha affiancato e fornito consulenza al movimento degli
insegnanti pubblici durante i loro scioperi dal 2016.
«Interpretare la crisi del sistema educativo, e la crisi dell’Autorità
Palestinese in generale, solo attraverso la lente della crisi finanziaria è
superficiale», dice Abdeen a Mondoweiss. «L’intero sistema è stato precipitato
nella crisi per ragioni politiche, il che rende molto difficile risolvere in
modo corretto la crisi degli insegnanti», afferma.
«Non c’è stata una vita politica normale per vent’anni, dall’ultima volta che si
sono tenute le elezioni, e questo ha soffocato il dialogo sociale, come si è
visto dal modo in cui sono stati trattati i movimenti sociali, come quello degli
insegnanti», prosegue Abdeen. Egli afferma che il movimento degli insegnanti è
stato «distrutto e umiliato» in seguito allo sciopero del 2016. Ha aggiunto che
«è molto difficile far ripartire un movimento in queste condizioni».
Per Abdeen, i paesi occidentali sono direttamente implicati nella creazione di
questa crisi nel sistema palestinese. «I principali finanziatori sia
dell’Autorità Palestinese che dei gruppi della società civile palestinese, come
gli Stati Uniti e i paesi europei, si sono preoccupati più di imporre la propria
agenda politica alle istituzioni palestinesi che di garantire l’esistenza di una
vita democratica, al punto che è diventato impossibile avere un dialogo
democratico», afferma, aggiungendo: «Israele ha imposto la crisi finanziaria in
questo momento critico, peggiorando la situazione di cento volte».
Omar Muheisen è d’accordo e sostiene che ciò avrà un profondo impatto su tutti i
palestinesi. «Quello che sta accadendo a noi insegnanti avrà ripercussioni
sull’intera società, perché, di questo passo, solo chi può permettersi le scuole
private sarà in grado di garantire un’istruzione ai propri figli», spiega.
Muheisen deplora l’attuale situazione della sua professione, sottolineando che,
a causa della crisi finanziaria, molti dei suoi colleghi hanno abbandonato
l’insegnamento pubblico per lavorare nelle scuole private. Un tempo nota per
essere la società più istruita del mondo arabo, la Palestina, secondo Muheisen,
«si prepara ad affrontare un futuro cupo, che arriverà nel giro di una
generazione, se le cose non cambiano adesso».
Qassam Muaddi è il redattore di Mondoweiss per la Palestina. Seguitelo su
Twitter/X all’indirizzo @QassaMMuaddi.
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Traduzione a cura di AssopacePalestina
Non sempre AssopacePalestina condivide gli articoli che pubblichiamo, ma
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